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Vaticano pronto alla linea dura con i lefebvriani: “Nuove consacrazioni senza mandato porteranno alla scomunica”

Pubblicato: 13/05/2026 10:10

Il Vaticano si prepara a un nuovo scontro con la Fraternità sacerdotale San Pio X, il movimento fondato da Marcel Lefebvre e storicamente in rotta con Roma dopo il Concilio Vaticano II. Secondo indiscrezioni, il Dicastero per la Dottrina della Fede sarebbe ormai vicino alla pubblicazione di un documento destinato a fissare con chiarezza i limiti oltre i quali scatterebbe formalmente il delitto di scisma e quindi la scomunica automatica.

Al centro della tensione c’è la decisione annunciata dalla Fraternità di procedere, nel prossimo luglio, alla consacrazione di nuovi vescovi senza mandato pontificio. Una scelta che richiama direttamente quanto avvenne nel 1988, quando Lefebvre consacrò quattro vescovi senza autorizzazione della Santa Sede, provocando una rottura storica con Roma. Quelle ordinazioni furono considerate valide ma illecite e portarono alla scomunica dei consacranti e dei consacrati. La revoca arrivò soltanto nel 2009 con Benedetto XVI, nel tentativo di favorire una riconciliazione mai davvero compiuta.

Il confronto con il Vaticano

Negli ultimi mesi ci sarebbe stato un ultimo tentativo di dialogo. Lo scorso febbraio il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández, avrebbe incontrato Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità San Pio X, per evitare un nuovo strappo. Secondo i lefebvriani, le future consacrazioni sarebbero motivate dalla necessità di garantire continuità pastorale e sacramentale ai fedeli legati alla Fraternità.

Ma il nodo centrale sarebbe rimasto irrisolto: l’accettazione del Concilio Vaticano II. Proprio su questo punto il confronto si sarebbe arenato. Da qui la scelta del Vaticano di prepararsi a una linea più rigida, chiarendo formalmente quali atti configurerebbero uno scisma.

Il rischio di una nuova rottura

Nel documento in preparazione il Vaticano dovrebbe ribadire che nuove consacrazioni episcopali senza mandato pontificio comporterebbero la scomunica latae sententiae, cioè automatica. Una formulazione che segnerebbe di fatto il passaggio definitivo dal dialogo all’intransigenza.

Secondo quanto trapela dagli ambienti ecclesiastici, nella Santa Sede si starebbe già valutando anche lo scenario successivo: l’eventuale rientro di sacerdoti o religiosi intenzionati a lasciare la Fraternità pur mantenendo la celebrazione della liturgia tradizionale in rito antico. Una questione delicata che mostra come Roma stia tentando di distinguere tra il possibile scisma istituzionale e i singoli sacerdoti eventualmente disposti a ristabilire la piena comunione con la Chiesa.

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