
Le dinamiche geopolitiche contemporanee si muovono spesso lungo binari complessi, dove il confronto tra la sovranità dei singoli Stati e i vincoli sovranazionali determina il baricentro delle scelte future. Quando le istituzioni continentali si trovano a ridiscutere i confini dell’azione legislativa, il dibattito si accende inevitabilmente attorno alla necessità di ridefinire regole che per decenni sono state considerate immutabili. Non si tratta soltanto di una contrapposizione ideologica, ma di un tentativo di rispondere alle crescenti richieste di sicurezza che emergono dai vari territori nazionali, in un momento in cui le decisioni assunte nelle grandi aule parlamentari e giudiziarie hanno un impatto immediato sulla percezione della legalità da parte dei cittadini, ridisegnando gli equilibri di un intero continente.
Svolta a Strasburgo: l’accordo sulle espulsioni
La linea italiana sui migranti passa anche al Consiglio d’Europa: i 46 Stati membri si sono accordati su un testo sollecitato dalla maggioranza dei Paesi, tra i quali l’Italia e il Regno Unito, che auspicavano espulsioni più semplici per gli stranieri condannati, senza il rischio di incorrere in sanzioni per la violazione dei diritti umani. Si chiedeva che la Corte europea dei diritti dell’uomo modificasse la propria interpretazione dei testi in modo meno favorevole ai diritti degli stranieri: è già successo che la Corte di Strasburgo decidesse che le espulsioni violavano il diritto alla vita familiare degli stranieri condannati, tagliandoli dalla loro famiglia, o rischiavano di esporli a trattamenti degradanti. Un mutamento di prospettiva che ha incassato l’immediato plauso dei rappresentanti della maggioranza di governo.
“Mentre l’Italia di Giorgia Meloni aumenta del 55% i rimpatri rispetto al 2022, gli Stati del Consiglio d’Europa adottano la nostra posizione sull’espulsione più facile degli irregolari: un messaggio politico chiaro rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Avevamo ragione noi: gli immigrati che compiono reati non hanno diritto di rimanere qui. L’Italia sta davvero cambiando l’Europa”, ha dichiarato Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia- Ecr al Parlamento europeo.
Soddisfazione anche per Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia e vice-coordinatore ECR della commissione LIBE al Parlamento europeo, il quale sottolinea che anche questa decisione “rappresenta l’ennesimo riconoscimento della linea del Governo Meloni: una linea di buonsenso, fermezza e responsabilità, che rimette al centro la sicurezza dei cittadini, la sovranità degli Stati e il rispetto delle regole”. Per troppo tempo, ha aggiunto, “l’Europa ha subìto una gestione migratoria ideologica, costruita su vincoli, automatismi e interpretazioni giurisprudenziali troppo favorevoli agli stranieri condannati, fino a rendere più difficile espellere chi, pur trovandosi sul nostro territorio, ha scelto di violare la legge e rappresentare un pericolo per la collettività”.
Il nuovo corso europeo e la difesa dei confini
La discussione si allarga anche alla Camera dei deputati, dove Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha sottolineato che questo è “un cambio di rotta che l’Italia, grazie al governo guidato da Giorgia Meloni, ha contribuito in modo decisivo a promuovere in questi anni, riportando al centro del dibattito europeo temi come la difesa dei confini, il contrasto all’immigrazione irregolare e il diritto degli Stati a garantire sicurezza ai propri cittadini”.
A fargli eco è Marco Scurria, senatore di Fdi e vicepresidente della commissione Migrazione del Consiglio d’Europa, il quale ha ribadito come “il governo Meloni ha avuto il merito di portare con forza all’attenzione dell’Europa un tema che non poteva più essere considerato solo italiano. La gestione dei flussi migratori e il contrasto all’immigrazione illegale sono questioni che riguardano l’intero continente e richiedono risposte comuni ed efficaci”. La risoluzione punta a scardinare i vecchi schemi burocratici, aprendo la strada a un’applicazione più rigida delle misure di allontanamento dal territorio europeo per chiunque si macchi di reati gravi, segnando un punto di svolta nelle politiche comunitarie di accoglienza.


