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“Io in barca con loro, cos’è successo davvero”. Tragedia Maldive, il racconto di Stefano

Pubblicato: 16/05/2026 11:40

Lo yacht “Duke of York”, da cui sarebbero partiti i cinque sub italiani poi morti a oltre 50 metri di profondità nelle acque delle Maldive, si trova attualmente all’ancora in una rada dell’atollo di Felidu. A bordo si trovava anche Stefano Vanin, docente dell’Università di Genova, che in un’intervista a Repubblica ha ricostruito le ore della tragedia e contestato alcune delle prime informazioni circolate sulle condizioni del mare.

Vanin ha negato che al momento dell’immersione vi fossero condizioni meteo avverse. «Non è vero che il tempo era brutto. C’era il sole e il mare era calmo», ha dichiarato, sottolineando come la visibilità fosse ottima e non vi fossero segnali di pericolo dal punto di vista meteorologico. Una ricostruzione che si discosta da alcune ipotesi circolate nelle ore successive all’incidente.

Docente di entomologia all’Università di Genova, Vanin è una figura nota anche al di fuori dell’ambito accademico: in passato ha collaborato come consulente in diverse indagini giudiziarie di rilievo nazionale, dal mostro di Firenze al caso Yara Gambirasio, fino ai casi di Giulia Cecchettin, Elisa Claps e Liliana Resinovich. Nelle acque maldiviane hanno perso la vita la professoressa di ecologia marina Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri.

Ricostruendo i momenti successivi all’immersione, Vanin ha raccontato che a bordo dello yacht inizialmente non si sarebbe percepita una situazione di emergenza immediata. «Eravamo impegnati nei nostri studi. Lavoravamo in modo indipendente rispetto ai biologi marini», ha spiegato, aggiungendo che solo quando i sub hanno iniziato a non riemergere è cresciuta la tensione tra i presenti.

Secondo la sua testimonianza, l’equipaggio avrebbe iniziato a perlustrare la zona dell’immersione cercando eventuali palloni di segnalazione, utilizzati dai sub in caso di difficoltà per indicare la posizione. «Abbiamo ricontrollato le coordinate del loro tragitto e poi è diventato chiaro che non si trattava di normali tempi di risalita», ha riferito, spiegando che a quel punto sono stati allertati i soccorsi locali e le autorità diplomatiche italiane.

Il docente ha ribadito più volte che, almeno a bordo, non vi erano segnali di condizioni meteo critiche. «Avevamo sole, mare calmo e ottima visibilità», ha affermato, sottolineando come l’area delle Maldive sia estremamente estesa e come eventuali allerte possano riguardare zone diverse da quella in cui si trovava lo yacht.

Vanin ha anche precisato che l’equipaggio non sarebbe stato coinvolto direttamente nei dettagli dell’immersione. «Sapevamo che si sarebbero immersi, ma non conoscevamo il piano operativo né le dotazioni di sicurezza utilizzate», ha spiegato, lasciando aperti interrogativi sulla presenza o meno di strumenti fondamentali per la risalita, come il cosiddetto “filo di Arianna”.

Infine, il docente ha descritto le ore successive come particolarmente difficili da gestire a bordo. «Non siamo mai scesi dalla nave. Restiamo tutti insieme e cerchiamo di affrontare questo momento complesso», ha dichiarato, precisando che l’allarme ufficiale sarebbe stato ricevuto dal centro di soccorso maldiviano intorno alle 13:45.

La dinamica dell’incidente resta ora al centro delle indagini delle autorità locali e della cooperazione internazionale, mentre continuano le verifiche sulle condizioni dell’immersione e sulle procedure di sicurezza adottate durante l’escursione.

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