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Modena, Piantedosi: “Non è un folle isolato”

Pubblicato: 18/05/2026 09:43
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi commenta l'attacco di Modena del 16 maggio 2026

Ci sono episodi che irrompono nella vita di una città come uno strappo, e che non si lasciano ridurre a una sola parola: “follia”, “terrorismo”, “caso”. L’attacco in via Emilia a Modena ha questo peso: non solo per il numero dei feriti, ma per le domande che trascina con sé su sicurezza, fragilità e integrazione.

A due giorni dai fatti, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi interviene in un’intervista al Giornale, rilasciata dopo il vertice in prefettura a Modena, e porta alla luce un dettaglio finora rimasto sullo sfondo: una mail inviata dall’autore dell’attacco alla sua università.

Il dettaglio inedito sulla mail e il quadro delle indagini

Il protagonista della vicenda è Salim El Koudri, 31 anni, che sabato 16 maggio ha investito una decina di pedoni, ferendo 8 persone (4 in modo grave). Secondo il ministro, quel gesto non può essere archiviato in fretta, ma nemmeno incasellato senza prove.

Attacco in via Emilia a Modena: le parole del ministro Piantedosi e il caso Salim El Koudri

«In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i bast*rdi cristiani e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa», ha dichiarato Piantedosi. Un elemento che aggiunge complessità al profilo, pur senza cambiare la valutazione provvisoria: al momento, spiegano gli investigatori, non emergono prove di una radicalizzazione islamista strutturata né collegamenti con reti fondamentaliste.

Cosa sappiamo finora sul caso Modena

  • Salim El Koudri, 31 anni, nato a Seriate (Bergamo) da famiglia di origini marocchine, residente a Ravarino (Modena), laureato in Economia, incensurato
  • Fino a marzo 2024 era in carico al Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità
  • Ha inviato una mail alla sua università con espressioni ostili verso i cristiani, chiedendo poi scusa
  • Le perquisizioni e l’analisi dei telefoni non hanno fatto emergere elementi riconducibili a radicalizzazione islamista o a reti terroristiche
  • Il movente identificato dagli inquirenti è il forte disagio per la mancanza di un lavoro stabile
  • 8 feriti nell’attacco, di cui 4 gravi; una donna di 55 anni in Rianimazione al Maggiore di Bologna avrebbe perso entrambe le gambe
  • El Koudri è stato fermato da un gruppo di cittadini dopo aver tentato la fuga a piedi e aver accoltellato un passante
  • Indaga la Procura di Modena; la DDA di Bologna ha attivato in via precauzionale il gruppo antiterrorismo.

Leggi anche: Modena, chi è il 31enne che ha travolto la folla in centro

«Non è un gesto isolato»: l’analisi del ministro Piantedosi

Piantedosi respinge le due scorciatoie più immediate. Da una parte, chiarisce, non ci sono elementi per parlare di terrorismo islamista pianificato. Dall’altra, ammonisce, sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutto come un raptus privo di contesto.

«Parliamo comunque di un’aggressione deliberata contro civili inermi, di una gravità assoluta, che pone interrogativi profondi sul disagio sociale, sull’integrazione e sui percorsi identitari di alcune seconde generazioni. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante».

La minaccia dei “lupi solitari” e il tema prevenzione

Nel ragionamento del ministro entra anche la categoria dei cosiddetti lupi solitari: persone che maturano una radicalizzazione in solitudine, senza un legame operativo con organizzazioni strutturate. Piantedosi sottolinea che l’Italia dispone di uno dei sistemi di prevenzione più avanzati in Europa.

Ma proprio l’imprevedibilità rende questa minaccia, nelle sue forme più opache, «tra le più insidiose». Ed è su quel confine, fragile e sfuggente, che oggi si muovono verifiche e accertamenti.

«L’integrazione non si misura con un titolo di studio»

Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il nodo delle seconde generazioni. Piantedosi contesta l’idea per cui cittadinanza e laurea siano, da sole, prova di un percorso compiuto e lineare.

«L’integrazione non si misura con un titolo di studio, un passaporto o con un’etichetta sociologica. È un processo molto più profondo e complesso, che riguarda educazione, legalità, lavoro, condivisione dei valori democratici e condizioni sociali reali. E talvolta, soprattutto nelle seconde generazioni che crescono in contesti di disagio o marginalità, questo percorso può fallire».

Lo scontro politico: Salvini vs Tajani

L’attacco di Modena ha acceso subito anche la miccia politica. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto lo stop ai permessi di soggiorno per chi delinque e ha definito El Koudri un «criminale di seconda generazione».

Il vicepremier Antonio Tajani ha invece rimesso al centro un punto dirimente: «El Koudri è italiano». Una distinzione decisiva, perché rende inapplicabili misure di espulsione e sposta il confronto su un terreno più complesso: quello dell’integrazione fallita dentro i confini nazionali.

Gli strumenti del governo e la linea sulla sicurezza

Piantedosi, nell’intervista, evita di entrare nello scontro frontale sulla proposta della Lega. Ribadisce però che l’esecutivo ha già rafforzato gli strumenti legislativi con i recenti decreti sicurezza.

E fissa un principio che, nelle sue parole, dovrebbe valere come regola di convivenza: «Chi viene accolto in Italia deve rispettarne le leggi e i valori. È un principio di civiltà prima ancora che politico».

L’eroe civile e la proposta di onorificenza

Dentro una vicenda segnata dalla violenza, emerge anche un gesto che ha fatto discutere in senso opposto: quello di Luca Signorelli, il passante che ha contribuito a bloccare El Koudri dopo la fuga, venendo colpito dal coltello.

Tajani ha scritto a Piantedosi per proporre per lui un’onorificenza al valore civile. Anche la presidente del Consiglio Meloni lo ha ringraziato pubblicamente, definendo il suo gesto «una scelta umana e luminosa». Ora l’iter istituzionale seguirà le procedure previste.

Cosa succede adesso: indagini e domande aperte

Le indagini della Procura di Modena proseguono: un quadro definitivo su movente e natura dell’atto non è ancora disponibile. Restano gli accertamenti, le perizie e la ricostruzione completa della dinamica.

Nel frattempo, il caso ha già prodotto conseguenze politiche e sociali: dal dibattito sulla gestione dei pazienti psichiatrici sul territorio (El Koudri aveva interrotto il percorso di cura nel 2024) allo scontro nella maggioranza su immigrazione, cittadinanza e seconde generazioni. Piantedosi chiude con un richiamo che suona come un avvertimento: «La sicurezza dovrebbe essere il primo terreno di unità nazionale. Purtroppo invece spesso prevalgono approcci ideologici che finiscono per indebolire l’azione dello Stato».

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