
Le maggioranze politiche raramente si incrinano all’improvviso. Più spesso le tensioni si accumulano lentamente, tra riunioni riservate, trattative mai ufficializzate e dichiarazioni pubbliche che provano a nascondere crepe ormai evidenti. Succede soprattutto quando il peso degli equilibri interni finisce per diventare più importante delle decisioni amministrative e quando le partite sulle nomine iniziano a intrecciarsi con le strategie elettorali future.
In questi casi il confronto politico smette di consumarsi soltanto nelle aule istituzionali e si sposta dietro le quinte, dove ogni scelta rischia di trasformarsi in un terreno di scontro. Da una parte ci sono gli assetti di potere da difendere, dall’altra la necessità di mantenere compatta una coalizione composta da interessi e sensibilità differenti. È in questo clima che le opposizioni tentano di inserirsi, parlando apertamente di paralisi amministrativa e immobilismo politico.
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Il caso Zappone accende lo scontro
In Regione Lazio il centrodestra si trova ora a fare i conti con due fronti distinti ma strettamente collegati: il caso della consigliera regionale di Fratelli d’Italia Emanuela Zappone e le tensioni interne alla Lega sul possibile rimpasto della giunta guidata da Francesco Rocca.
La vicenda più discussa riguarda proprio Zappone, entrata in Consiglio regionale dopo la sospensione del consigliere di FdI Enrico Tiero, coinvolto in un’inchiesta per corruzione. La consigliera ha però mantenuto contemporaneamente anche l’incarico di presidente dell’Ente Parco nazionale del Circeo, ricevuto dal ministero dell’Ambiente.
Secondo una delibera firmata dal presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma, i due ruoli sarebbero incompatibili sulla base del decreto legislativo 39 del 2013, che vieta il cumulo tra incarichi amministrativi di vertice e funzioni politiche regionali.
Il provvedimento chiedeva a Zappone di scegliere entro quindici giorni quale incarico mantenere, avvertendo che in caso contrario sarebbe decaduta automaticamente dal ruolo di consigliera regionale.
Ma la stessa maggioranza di centrodestra ha poi respinto la delibera con 26 voti contrari, dieci favorevoli e due astenuti, permettendo così alla consigliera di conservare entrambe le cariche.

Le accuse delle opposizioni
La decisione ha provocato la dura reazione delle opposizioni regionali. In una nota congiunta, Pd, M5s, Sinistra italiana, Italia viva, Azione e Sinistra civica ecologista hanno parlato di «indecenza istituzionale» e di un «conflitto di interessi macroscopico».
Secondo i gruppi di opposizione sarebbe «politicamente e moralmente inaccettabile» che una consigliera regionale possa ricoprire contemporaneamente il ruolo di vertice amministrativo di un ente sottoposto ai controlli e ai finanziamenti della stessa Regione.
Il caso potrebbe comunque avere una durata limitata. Dopo la revoca degli arresti domiciliari, infatti, Enrico Tiero potrebbe tornare presto in Consiglio regionale riprendendo il proprio seggio.
Il Tribunale del Riesame di Roma ha accolto il ricorso della difesa disponendo la revoca della misura cautelare, anche se il processo nei suoi confronti resta aperto e inizierà il prossimo 3 giugno.
Secondo la Procura, l’esponente di Fratelli d’Italia avrebbe utilizzato il proprio ruolo politico per favorire imprenditori dei settori sanitario, alimentare e della raccolta rifiuti in cambio di favori personali.
Le tensioni nella Lega
Parallelamente continua a muoversi un altro fronte interno alla maggioranza: quello che riguarda la Lega e il possibile rimpasto nella giunta Rocca.
Da settimane il segretario regionale Claudio Durigon starebbe lavorando per sostituire gli assessori Simona Baldassarre e Pasquale Ciacciarelli, considerati poco funzionali alla strategia politica del partito nel Lazio.
L’operazione, però, si sarebbe fermata davanti alla resistenza del presidente Francesco Rocca, che ha più volte difeso pubblicamente il lavoro dei due assessori escludendo, almeno per ora, un cambio immediato nella squadra di governo.
Anche Baldassarre e Ciacciarelli hanno scelto di mantenere una linea prudente. «In qualità di assessori regionali non possiamo che ringraziare il presidente Rocca per il rispetto istituzionale di cui ha voluto onorare le nostre professionalità», hanno dichiarato in una nota.
Subito dopo, però, gli stessi assessori hanno precisato che «le valutazioni rimangono in capo al partito», lasciando intuire come le tensioni interne non siano affatto chiuse.
Secondo fonti interne alla Lega, uno dei due assessori avrebbe rifiutato l’ipotesi di fare un passo indietro, trasformando il rimpasto in un possibile detonatore politico dentro la maggioranza regionale.
Per evitare uno strappo immediato, Durigon avrebbe deciso di rallentare temporaneamente l’operazione senza però abbandonare l’idea di intervenire nei prossimi mesi.

Il progetto del “campo largo”
Mentre il centrodestra affronta tensioni e trattative interne, le opposizioni stanno cercando di costruire un fronte comune contro la giunta regionale.
Lo scorso 28 aprile Pd, M5s, Avs, Azione, Italia viva e Scelta civica ecologista si sono incontrati per avviare il primo asse di quello che potrebbe diventare un futuro “campo largo” regionale.
Le opposizioni accusano la maggioranza di avere bloccato l’attività politica e amministrativa della Regione, parlando di una struttura «ferma da tre anni» e paralizzata da lotte interne, nomine e guerre di potere.
Dalla presidenza della Regione, intanto, si continua a smentire l’esistenza di richieste ufficiali di dimissioni o revoche nei confronti degli assessori leghisti. Ma dietro le rassicurazioni pubbliche, gli equilibri della maggioranza restano fragili e ancora lontani da una stabilità definitiva.


