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“Non siete credibili”. Mauro Corona così contro la sinistra, Bianca Berlinguer ammutolita

Pubblicato: 27/05/2026 12:37

Nel dibattito politico italiano post-elezioni amministrative, tornano al centro le divisioni del campo progressista e la difficoltà di costruire un’alleanza stabile e credibile. A rilanciare una lettura netta e senza sfumature è stato Mauro Corona, intervenuto nel programma televisivo “È sempre Cartabianca” su Rete 4, con un intervento che ha acceso il confronto politico e mediatico sulla tenuta della sinistra italiana.

Le sue parole, pronunciate in diretta televisiva, si inseriscono in un contesto già segnato da riflessioni interne e tensioni dopo gli ultimi risultati elettorali locali, che hanno mostrato un quadro frammentato e privo di una direzione univoca per le forze progressiste.
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La critica alla frammentazione politica

Il cuore dell’intervento di Corona riguarda la divisione del centrosinistra, descritta come il principale ostacolo alla costruzione di un’alternativa politica credibile.

D’altra parte io vorrei vedere una sinistra unita”, ha dichiarato in apertura, per poi entrare nel merito della sua critica: “Non Calenda di qua, Renzi di là, quell’altro di su, quell’altro di giù”.

Una rappresentazione volutamente semplificata ma efficace della frammentazione tra i diversi soggetti politici del campo progressista, da Carlo Calenda a Matteo Renzi, fino alle altre componenti minori e ai movimenti civici.

Secondo Corona, il problema non è soltanto organizzativo, ma profondamente politico: senza unità, la sinistra perderebbe la propria capacità di rappresentanza.

Lavoro e credibilità al centro del discorso

Nel suo intervento, Corona ha insistito soprattutto sulla necessità di tornare a una agenda politica concreta, lontana da quello che definisce uno scontro identitario.

Tutti uniti che mettano un programma serio, soprattutto degli stipendi, delle fabbriche che chiudono”, ha affermato, indicando come priorità il tema del lavoro e della crisi industriale.

Un passaggio che sposta l’attenzione dalle dinamiche interne ai partiti alle condizioni materiali del Paese, con un richiamo diretto alla perdita di credibilità della politica.

Ma essere credibili. Finché stanno sparpagliati come le sementi in un campo, non diventano credibili e la gente non si fida più”, ha aggiunto, utilizzando una metafora agricola che richiama il suo linguaggio diretto e immediato.

La critica alla sinistra “degli intellettuali”

Nel corso della trasmissione, Corona ha poi rilanciato una riflessione più ampia sulla distanza percepita tra la sinistra politica e una parte dell’elettorato.

Citanto un pensiero attribuito a un premio Nobel, ha affermato: “Hanno perso il popolo alla sinistra”, aggiungendo che i partiti progressisti sarebbero percepiti come “una conventicola di intellettuali”.

Una definizione che sintetizza la sua lettura del problema: una politica giudicata troppo distante dai bisogni concreti di lavoratori e famiglie, incapace di intercettare il disagio sociale.

Il contesto politico dopo le amministrative

Le parole di Corona arrivano in un momento delicato per il centrosinistra, reduce da un voto amministrativo che ha restituito risultati disomogenei e un quadro politico ancora in evoluzione.

Il nodo principale resta quello delle alleanze politiche, con la coalizione che continua a confrontarsi sulla possibile collaborazione con il Movimento 5 Stelle e sul rapporto con le forze centriste come Azione e Italia Viva.

Nel frattempo, il Partito Democratico guidato da Elly Schlein prosegue nel tentativo di costruire un campo progressista ampio, bilanciando apertura e identità politica, mentre le forze più a sinistra chiedono maggiore riconoscimento e spazio politico.

Un messaggio che va oltre la televisione

Il peso delle parole di Corona non risiede nella loro struttura politica, ma nella loro capacità di intercettare un sentimento diffuso di disillusione verso la politica tradizionale.

Il suo intervento, pur privo di un’impostazione analitica, si inserisce in un dibattito più ampio sulla credibilità della sinistra e sulla sua capacità di rappresentare il mondo del lavoro e delle difficoltà sociali.

Il contesto televisivo, inoltre, aggiunge un ulteriore livello simbolico: il programma è condotto da Bianca Berlinguer, figlia di Enrico Berlinguer, figura storica della sinistra italiana. Un dettaglio che molti osservatori hanno letto come una coincidenza significativa rispetto ai contenuti del dibattito.

Un giudizio ruvido ma politico

La conclusione del ragionamento di Corona riporta al suo punto centrale: senza unità, programma e credibilità, il rischio è quello di una distanza sempre maggiore tra politica e cittadini.

D’altra parte io vorrei vedere una sinistra unita”, ha ribadito, chiudendo il suo intervento con una frase che riassume l’intero ragionamento.

Una posizione che, pur nata in un contesto televisivo, si inserisce nel dibattito più ampio sulle prospettive del centrosinistra italiano e sulla sua capacità di ricostruire un rapporto solido con l’elettorato.

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