
Louis Dassilva è stato assolto dalla Corte d’Assise di Rimini dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli per non aver commesso il fatto. Per il secondo capo d’imputazione, riguardante il porto abusivo del coltello, l’assoluzione è arrivata perché il fatto non sussiste. I dettagli principali della decisione giudiziaria e le motivazioni formali:
La formula dell’assoluzione
- Capo principale (Omicidio): La Corte ha giudicato Dassilva innocente rispetto all’assassinio della 78enne ex infermiera. La formula utilizzata è “per non aver commesso il fatto”. Questo significa che le prove raccolte dalla Procura non sono state ritenute sufficienti a dimostrare la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. [1]
- Capo B (Porto dell’arma): Per l’accusa di aver portato fuori da casa il coltello usato nel delitto, la formula è stata “perché il fatto non sussiste”. La Corte ha stabilito che non vi è alcuna prova che l’imputato avesse con sé quell’arma. [1]
Il crollo dell’impianto accusatorio VIDEO
La Procura di Rimini aveva chiesto per il 36enne senegalese la pena dell’ergastolo, basandosi su presunte aggravanti come la premeditazione, i motivi futili e la crudeltà. Tuttavia, l’impianto indiziario (incentrato principalmente su filmati di videosorveglianza della zona e su una presunta relazione con la nuora della vittima) non ha retto al vaglio dei giudici e della giuria popolare dopo oltre 16 ore di camera di consiglio. Di conseguenza, i giudici hanno disposto l’immediata scarcerazione del giovane. Le motivazioni scritte della sentenza, che spiegheranno nel dettaglio l’analisi della Corte su ogni singolo indizio, saranno pubblicate entro i termini di legge (solitamente 90 giorni) Colpo di scena sull’omicidio di Pierina Paganelli.
La Corte d’Assise di Rimini ha assolto il senegalese Louis Dassilva con la formula più ampia, “per non aver commesso il fatto”, disponendone l’immediata scarcerazione dopo quasi due anni di detenzione preventiva. La decisione è arrivata nella notte, al termine di sedici ore di camera di consiglio, ribaltando la richiesta della procura che aveva sollecitato l’ergastolo. All’uscita dal carcere, poco prima delle quattro del mattino, Dassilva ha parlato di una “vittoria della giustizia”, mentre la moglie Valeria Bartolucci ha accolto la sentenza tra lacrime e abbracci. Per la difesa, il verdetto conferma la fragilità di un quadro accusatorio costruito esclusivamente su elementi indiziari.
A voi il momento in cui Dassilva lascia il carcere.
— Brethil (@brethil_art) June 10, 2026
La moglie Valeria ad aspettarlo.
Lacrime di gioia in aula, sorrisi e abbracci fuori.#LouisDassilva: 'La rinascita della giustizia'.#PierinaPaganelli pic.twitter.com/pAkrTt01BH
Gli indizi non hanno convinto i giudici
L’accusa sosteneva che Dassilva avesse ucciso la 78enne con 29 coltellate nel garage del condominio di via del Ciclamino, a Rimini, la sera del 3 ottobre 2023. Tuttavia, durante il processo sono emerse diverse criticità. Non è mai stato individuato il Dna dell’imputato sulla scena del crimine, l’arma del delitto non è stata trovata e il movente indicato dalla procura è stato ritenuto debole dalla difesa.
🔴 SENTENZA | Guarda la reazione di Dassilva nel momento dell'assoluzione pic.twitter.com/AltJy2FENU
— FattiDiNeragruppofb (@FattidiNeraNe0) June 10, 2026
Gli avvocati hanno inoltre contestato l’attendibilità di alcune testimonianze e valorizzato elementi provenienti dalle analisi telefoniche e dagli accertamenti tecnici, ritenuti incompatibili con la ricostruzione accusatoria. Secondo i legali, alcuni dei principali indizi non hanno trovato adeguati riscontri oggettivi.
Una vicenda segnata da relazioni, sospetti e piste alternative
L’inchiesta aveva ruotato attorno ai rapporti tra i residenti del condominio di via del Ciclamino. Al centro della ricostruzione investigativa c’era la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, nuora della vittima, considerata dagli investigatori un possibile movente.
La stessa Bianchi resta indagata per favoreggiamento dopo aver ammesso di aver incontrato Dassilva in garage la mattina successiva all’omicidio. La difesa ha però sempre sostenuto che la sua versione dei fatti fosse contraddittoria e poco affidabile.
Nel corso del dibattimento sono emerse anche ipotesi investigative alternative. I legali dell’imputato hanno richiamato elementi mai approfonditi, tra cui alcune tracce ematiche e testimonianze ritenute meritevoli di ulteriori verifiche. Proprio su questo punto la difesa ha evocato il precedente del delitto di Garlasco, sostenendo la necessità di non trascurare piste differenti rispetto a quella principale.
Un delitto che resta senza colpevole
Con l’assoluzione di Dassilva, l’omicidio di Pierina Paganelli torna di fatto senza un responsabile giudiziariamente accertato. Le motivazioni della sentenza saranno fondamentali per comprendere quali elementi abbiano convinto la Corte a escludere la responsabilità dell’unico imputato e quale futuro possa avere l’indagine.
Dopo oltre due anni e mezzo di inchieste, udienze e polemiche mediatiche, il caso che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso si chiude per ora con una certezza: per i giudici, le prove raccolte contro Louis Dassilva non erano sufficienti a superare il principio dell’“oltre ogni ragionevole dubbio”.


