
L’evoluzione dei percorsi di reinserimento e l’applicazione delle misure alternative nell’ambito del sistema penitenziario italiano continuano a rappresentare un terreno di cruciale interesse per i giuristi e l’opinione pubblica. Quando l’ordinamento giuridico valuta la transizione di un individuo verso forme di detenzione attenuate, entrano in gioco complessi indicatori legati alla condotta interiore, alla riparazione del danno e alla valutazione del rischio di recidiva. Analizzare questi provvedimenti permette di comprendere non solo il funzionamento della magistratura specialistica, ma anche come il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena trovi concreta attuazione nei casi caratterizzati da una profonda risonanza mediatica e sociale.
L’ordinanza di Milano e i motivi del provvedimento
La decisione dei magistrati segna una svolta radicale nella gestione della fase esecutiva della pena per uno dei protagonisti dei più noti casi di cronaca nera degli ultimi decenni. Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco, può uscire dal carcere e continuare a scontare la sua condanna fuori dal penitenziario di Bollate, dove è rimasto negli ultimi anni. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha depositato l’ordinanza che accoglie l’istanza di affidamento in prova ai servizi sociali come misura alternativa alla detenzione in carcere. Un provvedimento giunto a meno di 24 ore dall’udienza in cui anche la procura generale di Milano aveva espresso parere favorevole alla richiesta presentata dai legali, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis.
Sulla decisione del Tribunale di Sorveglianza presieduto da Marcello Bortolato ha pesato la condotta irreprensibile tenuta dal condannato. La sostituta pg Valeria Marino ha evidenziato la regolarità del percorso del detenuto, sottolineando come l’uomo ritenuto responsabile del tragico destino di Chiara Poggi “ha accettato la condanna, stia risarcendo la famiglia della vittima e non abbia più fatto interviste alla stampa”, mantenendo un profilo rigoroso dopo le passate apparizioni televisive.
Il nuovo regime e le prescrizioni di legge
Il trasferimento fuori dalle mura della casa di reclusione non coincide tuttavia con una totale restituzione della libertà, configurandosi piuttosto come l’ultimo tassello di un programma strettamente monitorato. Entrato a Bollate nel dicembre 2015, l’uomo beneficiava già da circa un anno del regime di semilibertà. Condannato a 16 anni, Stasi potrà scontare gli ultimi due anni di pena residua attraverso questa misura, che si inserisce in un percorso naturale di reinserimento e che non presenta alcun legame con le passate indagini su Andrea Sempio.
Il cittadino affidato ai servizi sociali manterrà l’impiego presso una società di gestioni finanziarie nel centro del capoluogo lombardo, restando però vincolato a precisi orari e divieti di spostamento. Come ricordato in un intervento specialistico dall’avvocato Daniele Bocciolini, questa misura non cancella lo status di condannato e l’affidamento in prova ai servizi sociali può essere revocato in qualsiasi momento qualora venissero riscontrate violazioni alle prescrizioni.


