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Fuori dal carcere, ma non libero: Alberto Stasi, l’ordinanza del tribunale

Pubblicato: 13/06/2026 23:14

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali per Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. Dopo oltre dieci anni trascorsi in carcere, il 42enne lascia quindi l’istituto penitenziario di Bollate per proseguire l’esecuzione della pena all’esterno, nel rispetto di una serie di prescrizioni stabilite dall’autorità giudiziaria.
La decisione arriva al termine di un lungo percorso di osservazione e valutazione del comportamento tenuto da Stasi sia durante la detenzione sia nel periodo di semilibertà. Secondo il Tribunale, il provvedimento non rappresenta un automatismo previsto dalla legge per chi ha una pena residua inferiore a quattro anni, ma è il risultato di un’attenta analisi della situazione personale del detenuto e dei pareri espressi dagli organi competenti.

Le prescrizioni da rispettare

L’affidamento ai servizi sociali prevede una serie di regole precise che Stasi dovrà osservare. Tra queste figurano l’obbligo di residenza, il rispetto di orari stabiliti per il rientro a casa, il divieto di frequentare persone pregiudicate e quello di allontanarsi dalla Lombardia senza autorizzazione.

Il 42enne dovrà inoltre continuare a svolgere un’attività lavorativa, formativa o di volontariato e presentarsi periodicamente ai servizi sociali per consentire le verifiche previste dalla misura alternativa. Eventuali richieste di ferie o spostamenti fuori regione dovranno essere autorizzate dal magistrato di sorveglianza, previo parere dell’Ufficio di esecuzione penale esterna.

L’ordinanza: “Ha accettato la condanna”

Uno degli aspetti centrali evidenziati nell’ordinanza riguarda il percorso personale compiuto da Stasi durante gli anni di detenzione. I giudici sottolineano come abbia accettato di scontare una condanna che continua a considerare ingiusta, senza però sviluppare atteggiamenti ostili nei confronti delle istituzioni.

Nel provvedimento viene evidenziata la sua adesione alle regole carcerarie, il regolare pagamento del risarcimento alla famiglia Poggi, la presenza di solidi legami familiari e l’assenza di elementi che possano far ipotizzare un rischio di recidiva. Gli operatori che lo hanno seguito nel percorso trattamentale hanno inoltre sottolineato la capacità di instaurare relazioni equilibrate e di affrontare con maturità il percorso di reinserimento sociale.

Secondo il Tribunale, il comportamento mantenuto nel corso degli anni rappresenta un elemento decisivo per valutare positivamente la richiesta di affidamento in prova, considerato il naturale sviluppo di un percorso di reinserimento già avviato attraverso la semilibertà.

La riapertura dell’inchiesta e il caso Sempio

L’ordinanza dedica spazio anche agli effetti provocati dalla riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, che vedono oggi indagato Andrea Sempio. I giudici evidenziano come Stasi abbia affrontato con equilibrio e lucidità il ritorno dell’attenzione mediatica sul caso.

Secondo quanto riportato nel provvedimento, il condannato avrebbe gestito senza particolari criticità la forte esposizione pubblica degli ultimi mesi, evitando polemiche e mantenendo un atteggiamento collaborativo. Viene inoltre sottolineato come abbia continuato a rispettare tutte le prescrizioni della semilibertà nonostante la pressione derivante dalla nuova fase investigativa.

I magistrati evidenziano infine l’assenza di sentimenti rancorosi nei confronti delle istituzioni e la capacità di mantenere un comportamento coerente e responsabile anche in una fase particolarmente delicata della sua vicenda giudiziaria.

Il percorso verso il reinserimento

Per il Tribunale di Sorveglianza, il percorso svolto da Alberto Stasi negli ultimi anni dimostra la presenza dei requisiti previsti dalla legge per l’accesso alla misura alternativa. La detenzione, la semilibertà e ora l’affidamento ai servizi sociali vengono considerati passaggi di un graduale processo di reinserimento nel tessuto sociale.

La decisione segna così una nuova fase nell’esecuzione della pena per il 42enne, mentre sul fronte giudiziario proseguono gli sviluppi legati alla nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi.

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Ultimo Aggiornamento: 13/06/2026 23:15

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