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Sorelle scomparse in Abruzzo, la pista familiare diventa centrale: cellulari acquisiti e ipotesi rapimento

Pubblicato: 14/06/2026 08:20

A una settimana dalla scomparsa di Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni allontanatesi dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, non ci sono ancora tracce concrete. Le ricerche proseguono tra l’area boschiva, il lago di Barrea e le zone vicine alla comunità educativa Ofh Hope, nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ma finora droni, pattuglie e cani molecolari non hanno portato a una svolta. La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori e ha disposto l’acquisizione dei cellulari delle due ragazze, lasciati nella struttura, per analizzare messaggi, chat e contatti delle ultime ore. L’ipotesi più accreditata resta quella di un allontanamento con un possibile aiuto esterno, ma tra gli scenari presi in considerazione spunta anche quello del rapimento.

Con il passare dei giorni, l’attenzione degli investigatori si concentra sempre più sulla vicenda familiare che negli anni ha portato Sarah e Alisya nel circuito delle case famiglia. Le due minori erano seguite dai servizi sociali da tre anni e dal 2024 si trovavano nella struttura protetta di Civitella Alfedena. La responsabilità genitoriale era stata sospesa a entrambi i genitori dopo il divorzio, a causa di una forte conflittualità familiare, poi restituita soltanto al padre. L’allontanamento è avvenuto proprio a pochi giorni dalla sentenza definitiva di divorzio. Secondo quanto emerso, le ragazze non avrebbero accettato l’ipotesi di tornare a vivere con il padre, che aveva recentemente riottenuto la responsabilità genitoriale e avviato un percorso di riavvicinamento. Alcune lettere scritte dalle due sorelle mostrerebbero il desiderio di restare con la madre e il disagio per un possibile trasferimento.

Un drammatico diario intimo, composto da venticinque pagine fitte di appunti, disegni, foto e lettere scolastiche, è emerso al centro di una complessa vicenda che sta mobilitando decine di vigili del fuoco e volontari nei boschi del Parco nazionale d’Abruzzo. Quei fogli a righe e quadretti, che oggi Valentina D’Acunto stringe tra le mani conoscendoli ormai a memoria, le erano stati consegnati dalle figlie Alisya e Sarah Di Giacinto, di 16 e 12 anni, durante gli incontri protetti nella casa famiglia di Civitella Alfedena.

Nelle lettere emerge con forza il dolore per la lontananza dai propri affetti. «È brutto stare qui senza di voi», scriveva la più grande il primo giorno dell’anno, cercando di rassicurare la madre e la nonna Maria con la promessa che «torneremo a stare tutti insieme». Tuttavia, in un’altra pagina lo sconforto prendeva il sopravvento: «Cara mamma, sappi che ti ho voluto sempre bene. Senza di te non ce la faccio più», parole che oggi pesano come macigni mentre si cercano tracce delle due sorelle.

Il rifiuto del padre e la battaglia sui diritti

I testi autografi svelano inoltre un profondo e radicato conflitto con la figura paterna, Stefano Di Giacinto, al quale di recente era stata revocata la sospensione della responsabilità genitoriale per un rientro graduale delle figlie. Una decisione che, secondo i legali, contrastava con la volontà delle ragazze. Sotto il titolo emblematico «Tutta colpa tua», Alisya scriveva al padre: «È colpa tua se noi stiamo qui, noi stiamo male per colpa tua. Ci stai incasinando la vita solo perché non ti sta bene che noi stiamo con mamma», aggiungendo un perentorio «io non ti perdonerò mai».

Al contrario, i quaderni traboccano di affetto per la madre e per il compagno di lei, Vincenzo, definito un vero genitore. Oltre ai sentimenti, le sorelle rivendicavano il diritto di essere ascoltate. Nella sua tesina di terza media del 2024, intitolata «I bambini e i diritti dell’infanzia», Alisya aveva lanciato un grido d’aiuto chiarissimo: «Ho scelto questo argomento perché in questo periodo né io né mia sorella veniamo rispettate per le nostre scelte e vorrei che i diritti dei bambini fossero rispettati sempre».

La fuga dalla struttura e i punti oscuri

La comunità educativa Ofh Hope si trova in una zona montana isolata e non dispone di sistemi di videosorveglianza interni né di impianti di allarme. Secondo una ricostruzione le due ragazze sarebbero uscite da una finestra rotta e priva di inferriate, mentre altre verifiche indicano che potrebbero aver lasciato la struttura passando da una porta. Anche questo aspetto è al centro degli accertamenti. Le telecamere stradali presenti nella zona non avrebbero registrato il passaggio delle adolescenti nelle ore della scomparsa, mentre i cani molecolari non sono ancora riusciti a individuare un percorso certo seguito dalle due ragazze.

Gli investigatori stanno analizzando le ultime chat e i contatti delle sorelle. L’amico sedicenne di una delle due, ascoltato dai carabinieri, non avrebbe fornito elementi utili. Alisya frequenta l’istituto commerciale a indirizzo turistico di Castel di Sangro, ama il ballo e l’atletica leggera e sogna di diventare criminologa. Il fidanzato coetaneo Joseph ha raccontato che negli ultimi tempi la ragazza sembrava diversa, come se volesse confidare qualcosa senza riuscire a farlo. Sarah, che frequenta la scuola media di Barrea, è descritta come una ragazza riservata e molto legata alla sorella maggiore, con il sogno di lavorare nel settore dell’estetica. Entrambe vengono ricordate come educate, composte e senza apparenti segnali di una fuga imminente.

Gli appelli dei genitori e le indagini

Un episodio che avrebbe segnato profondamente le due sorelle riguarda il distacco dai loro due cagnolini Jack Russell. Le ragazze avevano chiesto di poterli portare nella struttura o almeno di rivederli, ma la richiesta non sarebbe stata accolta. Un elemento che contribuisce a delineare il quadro di due adolescenti particolarmente fragili dal punto di vista emotivo.

La madre, Valentina D’Acunto, ha diffuso nelle ultime ore un nuovo appello rivolto alle figlie: «Qualunque sia stato il motivo che vi ha portato ad allontanarvi, vi chiedo di mettervi in contatto con noi. Mamma non è arrabbiata. Tutto si sistema, ma dobbiamo farlo insieme». La donna ha raccontato di vivere giorni di angoscia, ma di non aver perso la speranza di riabbracciare le figlie. Anche il padre, Stefano Di Giacinto, ha lanciato un messaggio alle ragazze chiedendo loro di farsi sentire.

Nel frattempo proseguono gli accertamenti sulla complessa situazione familiare. Il padre, che aveva riottenuto la responsabilità genitoriale dopo anni di contenziosi, si è messo in ferie per seguire le ricerche. La madre, casalinga, resta nella sua abitazione in attesa di notizie. Sono state effettuate perquisizioni nelle case dei genitori e dei nonni senza risultati. La stanza occupata dalle due ragazze nella casa famiglia è stata posta sotto sequestro e gli investigatori stanno verificando anche la gestione della struttura, compresi i tempi con cui sarebbe stata comunicata la scomparsa ai familiari. Intanto i presunti avvistamenti segnalati nei giorni scorsi sono stati tutti smentiti. Le indagini dei carabinieri di Castel di Sangro, coordinate dalla Procura di Sulmona, continuano senza escludere alcuna pista.

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