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“Quindi è indagato anche lui?”. Garlasco, colpo di scena

Pubblicato: 01/07/2026 14:49

L’inchiesta sul delitto di Garlasco continua ad avvicinarsi a una fase decisiva, ma per arrivare alla conclusione delle indagini bisognerà probabilmente attendere la fine dell’estate. Gli investigatori sono ancora al lavoro sui numerosi accertamenti disposti negli ultimi mesi e l’attenzione resta altissima su ogni nuovo sviluppo che emerge dal fascicolo.

Nel frattempo, però, non mancano gli elementi destinati a far discutere l’opinione pubblica. Accanto al filone principale sull’omicidio di Chiara Poggi, infatti, continua a far parlare anche una vicenda parallela che riguarda uno dei protagonisti delle prime indagini. Un caso tornato al centro del dibattito dopo la diffusione televisiva di un filmato già noto agli inquirenti, che ha alimentato nuovi dubbi tra gli utenti anche sulla reale posizione giudiziaria del militare coinvolto.

“Quindi è indagato anche lui?”. Garlasco, la mossa del pm e la novità sul caso

Nel corso della trasmissione Quarta Repubblica è stata infatti mostrata la deposizione resa il 27 giugno 2025 da Gennaro Cassese, il carabiniere che coordinò le prime indagini sul delitto di Garlasco. I contenuti di quel verbale erano già stati anticipati lo scorso maggio dal Corriere della Sera, ma la diffusione delle immagini e dell’audio integrali ha avuto un impatto molto più forte sull’opinione pubblica e sui social, dove il filmato è rapidamente diventato virale.

Al centro della deposizione c’è la questione della parziale sovrapposizione oraria tra il verbale di Andrea Sempio e quello di Alessandro Biasibetti del 4 ottobre 2008, oltre al tema dello scontrino del parcheggio. Durante l’interrogatorio a Cassese viene fatto notare: “C’è un primo problema, perché il verbale di Sempio inizia alle 10.30 e finisce alle 14,40, ma è come se lei avesse il dono dell’ubiquità perché lo stesso giorno, alle 11,25, inizia il verbale di Biasibetti Alessandro”.

Il militare replica spiegando: “Io continuo a non avere una visione come un ricordo del famoso bigliettino del parcheggio. Questo verbale ha un lasso di tempo tra apertura e chiusura molto ampio, solitamente sono più veloce. Io non lo ricordo, però con questo verbale non posso escludere che effettivamente abbiamo atteso questo biglietto, ma non lo riesco a ricordare”. Poi aggiunge: “Io, negli atti verbali che faccio, do atto di quello che succede, quando sospendo e quando non sospendo”. Sul motivo per cui quella volta non sarebbe stato verbalizzato nulla, afferma: “Non mi ricordo. Probabilmente mi ha detto ‘Ho il biglietto, me lo faccio portare’. Invece di dare atto che veniva sospeso questo verbale siamo passati all’altra stanza e abbiamo iniziato a fare questo”. E ancora: “Io faccio sempre mente locale su quello che è successo e le dico che io non ricordo esattamente. Non riesco a ricordare la problematica di questa ricevuta del parcheggio”.

Nel corso della deposizione emerge anche il tema dell’ambulanza che, secondo la documentazione acquisita, sarebbe intervenuta quel giorno. Cassese dichiara: “Non ricordo cos’altro è successo. Ogni giorno avevamo a che fare con tanti testi, non riesco a collocare quel giorno con questi qua”. E aggiunge: “Non escludo che qualcuno possa essersi sentito male durante una verbalizzazione, però non lo ricordo, non ho una visione chiara di qualcuno che si è sentito male e che è stato richiesto l’intervento di autoambulanze. Basta vedere sul registro se c’è stata quest’ambulanza”. A quel punto gli viene risposto: “L’autoambulanza c’è stata, perché c’è la documentazione”.

La parte finale del video è quella che ha suscitato maggiore clamore. Durante il confronto viene detto a Cassese: “Non so che esperienza lei abbia dei processi. Forse qualcuno le ha detto che basta dire ‘Non ricordo’ e stiamo a posto. Non è così. Esistono le dichiarazioni false e le dichiarazioni reticenti”. Il carabiniere replica: “Ho imparato qualcosa. Ho fatto dieci anni di Procura a Napoli”, ricevendo come risposta un secco “Non sembra”. A quel punto conclude: “E allora io devo ricordare cose che non ricordo. Io dopo 18 anni ricordo minuzie e particolari di alcune cose dell’omicidio di Chiara Poggi, queste qua non le ricordo”. Il verbale viene quindi interrotto con la precisazione del pubblico ministero: “Io direi che possiamo interrompere il verbale. Il pubblico ministero ricorda che il Codice penale all’articolo 371 bis punisce le dichiarazioni non solo false, ma anche reticenti, e interrompe il verbale”.

Proprio quest’ultima frase ha alimentato un acceso dibattito sui social. Molti utenti hanno interpretato il richiamo del pm come la conferma che Cassese sia stato iscritto nel registro degli indagati per false informazioni al pubblico ministero, mentre altri ritengono che si sia trattato soltanto di un avvertimento previsto dalla procedura. La situazione, però, continua a essere poco chiara. Lo scorso maggio il Corriere della Sera aveva anticipato la vicenda parlando di presunte indagini a carico dell’ex capitano dei carabinieri per “false informazioni al pm”. Lo stesso Cassese, successivamente intervenuto in televisione, confermò l’esistenza dell’interrogatorio senza entrare nel merito, precisando però di non aver ricevuto alcuna notifica relativa a presunte indagini a suo carico. Un elemento che continua ad alimentare interrogativi sulla sua effettiva posizione giudiziaria, in attesa di eventuali chiarimenti ufficiali da parte della Procura.

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