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Mamma morta dopo il parto di 3 gemelli, condannati il titolare della clinica e due medici: “Hanno nascosto le negligenze”

Pubblicato: 01/07/2026 15:26

Undici anni dopo la morte di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa deceduta nel maggio 2014 per una setticemia dopo aver dato alla luce tre gemelli, arriva un nuovo capitolo giudiziario. Se il processo per omicidio colposo si era concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati, la vicenda ha portato a tre condanne per la presunta alterazione della cartella clinica della donna dopo il decesso.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha infatti condannato Vincenzo Schiavone, titolare della clinica Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, e due medici della struttura, ritenendo provata la falsificazione della documentazione sanitaria.

Le condanne per falso in atto pubblico

Il giudice monocratico Norma Cardullo ha inflitto a Schiavone una pena di quattro anni e sei mesi di reclusione per falso in atto pubblico.

Condannati anche i medici Giuseppe Delle Donne e Gabriele Vallefuoco, ai quali sono stati inflitti tre anni e quattro mesi di carcere. Assolto invece un quarto imputato, il medico Stefano Palmieri.

Nelle motivazioni della sentenza, articolate in ottanta pagine, il magistrato sostiene che la modifica della cartella clinica fosse finalizzata ad «allontanare dai sanitari della clinica ogni responsabilità per il decesso, tenuto conto dell’elevato grado di negligenza con cui gli stessi operatori sanitari avevano curato la paziente».

Secondo il giudice, l’alterazione dei documenti sarebbe stata il risultato di un’azione pianificata e condivisa.

«La complessa opera di alterazione della cartella clinica, realizzata mediante operazioni tra loro coordinate sulla base di un chiaro e unitario indirizzo medico e apportate mediante una sinergica collaborazione degli agenti, rende evidente la piena coscienza e volontà degli imputati», si legge nelle motivazioni.

Il ruolo del titolare della clinica

Particolare rilievo viene attribuito alla posizione di Vincenzo Schiavone, indicato nella sentenza come il «dominus» della struttura sanitaria.

Il giudice osserva che il medico Gabriele Vallefuoco intervenne sulla cartella clinica quando Francesca Oliva era già morta, modificando anche parti della documentazione relative a fasi del ricovero alle quali non aveva preso parte.

Per il tribunale, un’attività di questo tipo «non poteva che pervenire da un’esplicita richiesta del “dominus” di Pineta Grande».

La morte di Francesca Oliva

Francesca Oliva era stata trasferita nel maggio 2014 dall’ospedale di Giugliano in Campania alla clinica Pineta Grande Hospital, dove morì pochi giorni dopo a causa di una setticemia, successivamente al parto di tre gemelli, due dei quali non sopravvissero.

Per il decesso erano finiti sotto processo quattordici medici, ma nell’ottobre 2021 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere li assolse dall’accusa di omicidio colposo «per non aver commesso il fatto».

Nella stessa sentenza, tuttavia, il giudice evidenziò responsabilità professionali attribuite al ginecologo di fiducia della donna, Sabatino Russo, deceduto nel 2017 e quindi mai processato.

Fu proprio durante quel procedimento che emerse la presunta alterazione della cartella clinica: secondo gli inquirenti, dopo la morte della paziente sarebbe stata inserita la falsa annotazione relativa alla somministrazione di un antibiotico ad ampio spettro, mai effettuata, mentre sarebbero stati eliminati i riferimenti alle condizioni di malessere generale manifestate dalla giovane nei giorni precedenti al decesso.

Da quella scoperta è nata l’inchiesta per falso che ha portato alle prime e, finora, uniche condanne legate alla morte della 29enne.

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