
Abitava a poche centinaia di metri dalla pizzeria e conosceva da oltre venticinque anni Raffaele Stipa, il titolare della pizzeria Yoghi ucciso a coltellate lunedì sera a Reggio Emilia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Andrea Pellati, 43 anni, sarebbe arrivato nel locale con un coltello da cucina nascosto nello zaino, avrebbe appoggiato la borsa vicino alla macchinetta del caffè e, senza pronunciare una parola, avrebbe estratto l’arma e colpito il pizzaiolo.
Un gesto che ha sconvolto chi lo conosceva, perché nessuno lo aveva mai descritto come una persona violenta.
I precedenti per droga
Il primo grave problema con la giustizia risale al 2016, quando Pellati venne arrestato per cessione di sostanze stupefacenti. Durante una perquisizione nella sua abitazione furono sequestrati funghi allucinogeni e 33 grammi di cocaina.
Davanti al giudice spiegò che gran parte della droga era destinata al consumo personale e che solo occasionalmente la cedeva ad alcuni conoscenti. L’arresto fu convalidato, ma l’uomo venne rimesso in libertà.
Due anni dopo il suo nome comparve nell’operazione antidroga “Rexit” della polizia, nell’ambito della quale gli vennero contestate diverse cessioni di cocaina. In quell’occasione ammise le proprie responsabilità e, tre anni fa, arrivò la condanna definitiva per spaccio.
«Era convinto di essere spiato dai servizi segreti»
A delineare il profilo dell’uomo è anche il giornalista Alessandro Gandino, che tra il 2017 e il 2018 abitò nello stesso quartiere e lo frequentò.
In un lungo racconto pubblicato sui social, Gandino descrive Pellati come una persona «acuta, strana, con teorie tutte sue», convinta che la regina Elisabetta e i Beatles fossero rettiliani e che i servizi segreti avessero installato microspie nella sua automobile e nella sua abitazione.
Secondo il giornalista, il quarantatreenne era seguito dai servizi sociali per problemi di natura psichiatrica e non per la tossicodipendenza.
Quando Gandino lasciò il quartiere, Pellati gli cedette anche la propria automobile, rassicurandolo che «tutte le cimici dei servizi segreti erano state rimosse».
«Un matto», conclude il giornalista, «ma mai percepito come una persona violenta. Quando ho letto la notizia, l’ultima persona a cui avrei pensato era lui».
Il racconto della sorella della vittima
Anche Antonella Stipa, sorella di Raffaele, conosceva Pellati da circa venticinque anni. È stata proprio lei, subito dopo l’aggressione, a indicarlo agli investigatori come autore dell’omicidio.
La donna, ricoverata dopo essere stata ferita mentre cercava di difendere il fratello, ha raccontato di aver assistito all’intera scena.
«L’assassino lo conosciamo benissimo, da ben 25 anni. E non ha mai creato problemi. Non so cosa gli sia scattato in testa: la rabbia, pura rabbia», ha dichiarato alla Gazzetta di Reggio Emilia.
Secondo il suo racconto, Pellati avrebbe posato lo zaino accanto alla macchinetta del caffè, estratto il coltello che aveva portato da casa e si sarebbe avventato su Raffaele senza lasciare il tempo di reagire.
Dal letto d’ospedale Antonella continua a chiedersi quale sia stato il motivo di un gesto tanto estremo.
«Mi deve dire il perché, perché lo ha fatto. Per i soldi? Per 35 euro? Non ce n’era alcun bisogno, avremmo continuato a fargli credito. Chissà cosa gli è passato per la testa. Davvero non me lo spiego», ha detto.


