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Il miracolo del piccolo Carlos: così ha resistito 5 giorni sotto le macerie

Pubblicato: 02/07/2026 07:31

Carlos Miguel Colmenares Gutiérrez ha soltanto 12 anni, ma ha vissuto un’esperienza che ha dell’incredibile. Il ragazzino è stato estratto vivo dalle macerie del palazzo in cui abitava a Macuto, nello Stato venezuelano di La Guaira, dopo aver trascorso ben 122 ore intrappolato sotto i detriti provocati dal violento terremoto che ha colpito il Paese. È l’unico sopravvissuto tra le circa cinquanta persone che vivevano nell’edificio.

Cinque giorni al buio tra le macerie

Quando i soccorritori sono riusciti a raggiungerlo, il bambino si è presentato con calma, pronunciando il proprio nome e la sua età. Cinque giorni senza cibo né acqua non gli avevano tolto lucidità.

Ricoverato nella clinica El Ávila di Caracas, Carlos Miguel presenta ferite alle gambe e un forte stato di disidratazione, ma le sue condizioni sono in miglioramento. Ai medici e ai giornalisti ha raccontato di non sapere ancora come riuscisse a respirare sotto le macerie.

Per orientarsi nel buio aveva utilizzato la torcia del telefono cellulare, creando una sorta di mappa mentale dello spazio in cui era rimasto incastrato. Quando la batteria si è scaricata, ha continuato ad affidarsi alla memoria.

I bicchieri di plastica come cuscino e la salsa piccante per restare calmo

Il ragazzo ha spiegato di aver trovato un modo ingegnoso per proteggersi: ha sistemato alcuni bicchieri di plastica sotto la testa per evitare che un tondino di ferro continuasse a ferirlo.

Per controllare la paura, invece, ricorreva a un gesto insolito. Vicino a lui c’era della salsa piccante e, di tanto in tanto, ne metteva una piccola quantità sulle labbra. Un’abitudine che, racconta, lo aiutava a mantenere la calma durante le interminabili ore trascorse sotto le macerie.

Il padre ha scavato a mani nude

Fuori dall’edificio c’era il padre, Carlos Alberto Colmenares, arrivato sul posto pochi minuti dopo il crollo.

Con un martello e senza mezzi adeguati ha iniziato a scavare tra le macerie, aiutato soltanto dalla solidarietà dei residenti della zona. Per i primi due giorni, racconta, i soccorsi organizzati non erano ancora arrivati e furono i familiari delle vittime a tentare di liberare i sopravvissuti.

Solo diversi giorni dopo sono intervenute anche squadre di soccorso internazionali, che hanno contribuito alle operazioni di ricerca.

“Quando ho visto la luce mi sono commosso”

Sotto le macerie Carlos Miguel aveva deciso di risparmiare le forze. A un certo punto aveva smesso perfino di gridare, convinto che continuare a farlo gli avrebbe fatto consumare inutilmente le energie.

Il momento del salvataggio è rimasto impresso nella sua memoria. Quando ha visto filtrare la luce delle torce attraverso un varco aperto dai soccorritori, è rimasto a fissarla. Ha raccontato di essersi commosso nel rivedere la luce dopo cinque giorni di oscurità.

“Sono cresciuto in quei cinque giorni”

Il dodicenne racconta che quell’esperienza lo ha profondamente cambiato. Durante le lunghe ore trascorse sotto le macerie ha riflettuto molto sulla propria vita e sul futuro.

Non ha voluto rivelare quali siano stati quei pensieri, limitandosi a dire che quei cinque giorni gli hanno lasciato dentro una crescita personale difficile da spiegare a parole.

Per il padre, invece, non ci sono dubbi: il ritrovamento del figlio rappresenta un vero miracolo, arrivato quando ormai la speranza sembrava essersi quasi spenta.

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