
Le indagini su un attentato non si fermano mai agli esecutori materiali. Quando gli investigatori ritengono che dietro un’azione possa esserci un mandante, il lavoro si concentra sulla ricostruzione di rapporti, contatti e collegamenti che possano spiegare chi abbia deciso di organizzare l’azione e con quale obiettivo. È una fase particolarmente delicata, nella quale ogni elemento raccolto viene sottoposto a verifiche prima di assumere un valore probatorio.
Accade così che, nel corso delle inchieste, emergano nomi inattesi e relazioni personali che finiscono inevitabilmente al centro dell’attenzione pubblica. È quanto sta avvenendo nell’indagine sull’attentato ai danni del giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’imprenditore Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come presunto mandante dell’episodio avvenuto il 16 ottobre scorso davanti all’abitazione del cronista.
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Le parole di Sigfrido Ranucci
Commentando la notizia, Ranucci ha spiegato che tra lui e Lavitola esiste un rapporto di amicizia nato diversi anni fa, sottolineando di non aver mai nascosto questa circostanza.
“Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi, ma è ovvio che come sentiva me parlava anche con tanti altri giornalisti, pure più autorevoli. È una cosa risaputa, l’ho detto persino in commissione vigilanza Rai di fronte alle domande di Gasparri che eravamo amici, quindi non c’è nessun tipo di mistero“, ha dichiarato.
Il giornalista ha poi espresso incredulità rispetto all’ipotesi investigativa che coinvolge l’imprenditore.
“Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri che hanno dimostrato un grande rigore morale a condurre questa inchiesta, oltre a grandi capacità, quindi mi affido a loro“, ha aggiunto. “Posso immaginare, ma è solo una mia ipotesi, che l’attentato non fosse tanto diretto a me, piuttosto a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Ecco perché comunque penso che non mi avrebbe mai fatto del male. Insomma, un gesto trasversale“.

Il precedente in Commissione Vigilanza Rai
Ranucci ha ricordato che il rapporto con Lavitola era già stato oggetto di domande durante la seduta della Commissione di Vigilanza Rai del 7 novembre 2023.
In quell’occasione il senatore Maurizio Gasparri gli chiese chiarimenti sui rapporti con l’imprenditore, facendo riferimento anche a una cena tra i due avvenuta alcuni mesi prima.
Secondo quanto ricostruito, il giornalista rispose senza esitazioni, spiegando che quell’amicizia era nata dopo alcune inchieste e ricordando come Lavitola avesse avuto in passato rapporti anche con il partito dello stesso Gasparri.
L’inchiesta sul presunto mandante
L’indagine della Procura di Roma ha portato gli investigatori ad approfondire la posizione di Valter Lavitola dopo l’analisi del telefono dei quattro arrestati per l’attentato: Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis.
Dall’esame dei tabulati sarebbero emersi contatti con un’altra persona, anch’essa indagata, che avrebbe parlato con Lavitola. Si tratta, tuttavia, di elementi ancora al vaglio degli investigatori.
Per l’imprenditore, infatti, non sono state emesse misure cautelari. Il sostituto procuratore di Roma, Edoardo De Santis, ha invece disposto un decreto di perquisizione esteso a tutte le pertinenze riconducibili a Lavitola, eseguito dai carabinieri del nucleo investigativo della capitale.

Il nome di “Corrado” nelle intercettazioni
Secondo quanto emerge dall’inchiesta, i quattro arrestati non avrebbero mai pronunciato il nome della persona ritenuta il mandante dell’attentato, facendo riferimento soltanto a “quello“.
In una delle intercettazioni compare però anche il nome di “Corrado“. Dalle conversazioni emerge la volontà degli indagati di evitare in ogni modo che gli investigatori arrivassero a questa persona. Per questo, secondo gli atti dell’indagine, sarebbe stata concordata una versione da fornire ai carabinieri in caso di arresto, con l’obiettivo di non far risalire la responsabilità al presunto mandante.
Tra gli elementi acquisiti figura anche una mail inviata nel periodo di Pasqua del 2026 da un amico di Antonio Passariello, nella quale veniva indicato il clan Moccia come responsabile dell’attentato.
Gli investigatori, però, ritengono quella ricostruzione inattendibile sotto questo profilo. Se da un lato il messaggio individuerebbe correttamente Passariello come uno degli esecutori materiali, dall’altro la pista che conduce al clan Moccia e alla camorra viene considerata un possibile depistaggio.
Resta infine da chiarire l’identità della persona indicata nelle intercettazioni come “Corrado”. Gli inquirenti stanno verificando se si tratti di un nome di fantasia utilizzato per proteggere il presunto mandante oppure del suo vero nome, circostanza che al momento non ha ancora trovato conferma nell’ambito dell’inchiesta.


