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Pamela Genini, le urla strazianti prima di morire: «Aiuto mi sta accoltellando». Il poliziotto testimonia e si commuove

Pubblicato: 13/07/2026 19:40

È entrato nel vivo davanti alla Corte d’Assise di Milano il processo per il femminicidio di Pamela Genini, la 28enne uccisa il 14 ottobre 2025. Nel corso della seconda udienza sono stati proiettati in aula i filmati registrati dalle body cam degli agenti della Polizia di Stato intervenuti nell’appartamento di via Iglesias dopo la richiesta di aiuto.

I video mostrano le fasi dell’intervento delle forze dell’ordine e i tentativi di soccorso prestati alla giovane. In aula era presente anche l’imputato, Gianluca Soncin, ex fidanzato della vittima, che secondo quanto riferito è rimasto impassibile durante la proiezione delle immagini.

Le ultime parole di Pamela Genini sono state urla strazianti. A raccontarle uno dei testimoni, sentito dagli agenti delle volanti quando, la sera del 14 ottobre 2025, sono intervenuti in via Iglesias a Milano nell’appartamento dove Pamela era stata accoltellata da Gianluca Soncin, il compagno che aveva appena lasciato. «Aiuto mi sta accoltellando», le grida della 29enne prima di morire.

I due poliziotti, sentiti al processo a carico dell’uomo accusato di omicidio pluriaggravato, hanno raccontato di quando sono arrivati davanti all’ingresso dello stabile, di lei che al citofono ha risposto «Glovo, secondo piano», dei calci al secondo portoncino che conduce alle scale, delle urla della giovane, del trambusto e poi del silenzio. Il primo tentativo di entrare con la forza nell’appartamento – è la loro ricostruzione – era fallito perchè Soncin faceva «resistenza».

Davanti a questa scena uno dei due poliziotti ha preso di nuovo a calci la porta all’appartamento. «Gli abbiamo intimato di aprire per più di 20 volte», ha detto l’agente delle volanti che ad un certo punto si è pure commosso in aula, aggiungendo di essere riuscito a far ‘saltare’ una parte del catenaccio e di essere così entrato in casa.
Su questo punto c’è stato un botta e risposta tra accusa e difesa. L’avvocato Pietro Sartori, che con Simona Luceri difende Soncin, ha sostenuto che in realtà il suo assistito – che ha annuito e ha gesticolato come per dire «sono stato io ad aprire» – avrebbe chiuso la porta solo allo scopo di poter rimuovere il chiavistello. Una versione ben diversa e che, anche tramite alcune foto prodotte dal poliziotto, dovrà essere accertata nel dibattimento. Si ritorna in aula il prossimo 5 ottobre.

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Ultimo Aggiornamento: 13/07/2026 20:22

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