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Bologna si ferma per Fakir, il corteo degenera in scontri mentre la famiglia invoca giustizia

Pubblicato: 20/07/2026 21:11

Una piazza gremita, il dolore della famiglia e una serata che si conclude con tensioni e scontri. A Bologna migliaia di persone hanno partecipato al presidio in ricordo di Abderrahim Fakir, morto durante un intervento di polizia al Pilastro. Dal palco allestito in piazza del Nettuno è arrivato un appello alla verità e alla giustizia, pronunciato tra le lacrime dalla nipote della vittima, mentre il corteo si è poi diviso: una parte dei manifestanti ha proseguito pacificamente, un gruppo di antagonisti si è diretto verso la Prefettura, dove la situazione è rapidamente degenerata con scontri, lanci di oggetti e l’intervento degli idranti.

L’iniziativa, promossa dal sindaco Matteo Lepore, ha riunito cittadini, rappresentanti delle istituzioni e della comunità islamica. La manifestazione è stata segnata fin dall’inizio da un momento di grande apprensione quando Khadija, sorella di Abderrahim Fakir, si è sentita male ed è svenuta, sopraffatta dal dolore. Soccorsa dal personale sanitario presente e successivamente da un’ambulanza, la donna si è poi ripresa.

Verità e umanità, l’appello della famiglia

A prendere la parola è stata Yossra Fakir, nipote della vittima, affiancata dal presidente della Comunità islamica bolognese Yassine Lafram, dal sindaco Lepore e dal presidente della Regione Michele de Pascale. Nel suo intervento ha ricordato lo zio come «una persona» e non «un caso di cronaca», chiedendo che venga fatta piena luce su quanto accaduto. La giovane ha spiegato che la famiglia non cerca odio né vendetta, ma pretende verità, giustizia e, soprattutto, «umanità», parola ripetuta più volte davanti alla folla.

L’intervento è stato accolto in un clima di forte partecipazione emotiva, con migliaia di persone riunite in piazza per esprimere vicinanza alla famiglia e chiedere che gli accertamenti chiariscano ogni responsabilità legata alla morte di Fakir.

Il corteo finisce nella tensione

Terminato il presidio, una parte dei partecipanti ha lasciato la piazza dirigendosi pacificamente verso la stazione, mentre il gruppo degli antagonisti ha raggiunto la Prefettura dietro uno striscione contro il razzismo e la violenza di Stato. Davanti all’edificio sono stati scanditi cori contro le forze dell’ordine, poi la tensione è salita fino ai contatti con gli agenti schierati in assetto antisommossa. Durante gli scontri sono stati utilizzati gli idranti, mentre dai manifestanti sono partiti fumogeni e lanci di oggetti.

Sui disordini è intervenuto anche Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, che ha preso nettamente le distanze da quanto accaduto. L’avvocato ha definito «criminali» i comportamenti violenti registrati al termine della manifestazione, sostenendo che rappresentino una strumentalizzazione del dolore dei familiari e una ferita inferta alla loro richiesta di verità e giustizia. Anselmo ha inoltre espresso solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella gestione degli scontri, ribadendo che la famiglia aveva più volte chiesto calma, rispetto ed educazione durante la manifestazione.

L’avvocato Fabio Anselmo, in una nota diffusa a nome dei familiari di Abderrahim Fakir, ha condannato i disordini avvenuti a Bologna, definendoli una «ferita inflitta alla famiglia». Il legale ha sostenuto che i responsabili delle violenze sarebbero «amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir», sottolineando anche il malore accusato dalla sorella dell’uomo. Secondo Anselmo, la manifestazione sarebbe stata oggetto di una «strumentalizzazione becera e violenta» al termine di un evento «a orologeria», nonostante i ripetuti appelli dei familiari alla calma, all’educazione e al rispetto. L’avvocato ha infine espresso solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella gestione della situazione.

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Ultimo Aggiornamento: 20/07/2026 23:24

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