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Caso Delmastro, è terremoto al Governo: la Procura pronta all’atto di forza

Pubblicato: 23/07/2026 17:29

Si preannuncia uno scontro istituzionale ad altissima tensione sull’asse tra magistratura e politica, destinato a segnare un capitolo cruciale nei rapporti tra poteri dello Stato. La Procura di Roma è pronta a valutare la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale qualora la Camera confermi il diniego all’acquisizione delle chat tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e Andrea Caroccia. La decisione dei magistrati arriverà solo dopo il voto dell’Aula di Montecitorio, previsto tra una settimana, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione avanzata dalla magistratura.

I riflettori sono tutti puntati sulla votazione parlamentare, giunta dopo il primo stop arrivato dalla Giunta per le autorizzazioni della Camera, che nella seduta di ieri ha respinto la richiesta della Procura di accedere alle conversazioni intercorse tra Delmastro e Caroccia, ritenendo prevalenti le garanzie previste dall’articolo 68 della Costituzione in materia di tutela delle comunicazioni dei parlamentari. Le chat sono ritenute dagli inquirenti potenzialmente rilevanti nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge Andrea Caroccia, ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver favorito il clan camorristico dei Senese. Per la Procura, il contenuto degli scambi potrebbe fornire elementi utili all’attività investigativa, motivo per cui era stata avanzata la richiesta di autorizzazione al Parlamento.

Lo scenario costituzionale e lo scontro tra poteri

La partita politica e giudiziaria si sposterà dunque sul terreno delle massime garanzie costituzionali se l’Assemblea dovesse blindare la posizione già espressa. Qualora anche l’Assemblea di Montecitorio confermasse il parere della Giunta, gli uffici della Procura valuteranno se ricorrere allo strumento del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale. Si tratta della procedura prevista quando un organo dello Stato ritiene che un altro abbia invaso la propria sfera di competenza costituzionalmente garantita.

In questo caso, la questione riguarderebbe il bilanciamento tra le prerogative parlamentari e le esigenze dell’autorità giudiziaria nello svolgimento delle indagini. Il voto dell’Aula rappresenterà quindi un passaggio decisivo non solo per gli sviluppi dell’inchiesta, ma anche per un possibile nuovo confronto istituzionale destinato a essere esaminato dalla Consulta. Non senza le inevitabili tensioni tra maggioranza e toghe, pronte a esplodere nel caso in cui i giudici di legittimità venissero chiamati in causa per mettere un punto fermo sull’annosa vicenda.

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