
Per Milo Infante si apre una nuova fase della carriera. Dopo l’esperienza alla guida di Ore 14 su Rai 2, il giornalista si prepara a sbarcare su Rete 4, dove dall’autunno sarà impegnato con una striscia quotidiana dalle 11 alle 13 e con un appuntamento in prima serata ogni martedì. In un’intervista al settimanale Chi, Infante ripercorre i risultati ottenuti in Rai, racconta l’emozione per la fiducia ricevuta da Pier Silvio Berlusconi e torna a esprimere la propria opinione sul caso Garlasco, soffermandosi anche sul rapporto con la famiglia.
Ripensando all’esperienza di Ore 14, il giornalista rivendica la crescita degli ascolti del programma, spiegando di aver portato il giovedì sera dal 7,5% fino al 10% di share. Allo stesso tempo afferma di aver presentato alla Rai diverse proposte di sviluppo che, a suo dire, non sarebbero state prese in considerazione. L’approdo a Mediaset, racconta, rappresenta invece un’opportunità di crescita nata dopo gli incontri con i vertici dell’informazione dell’azienda, che gli avrebbero prospettato un percorso fondato sulla possibilità di sperimentare e assumersi nuovi rischi editoriali.
La fiducia di Berlusconi e il caso Garlasco
Infante ammette di aver accolto con emozione gli apprezzamenti ricevuti da Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti. «Le sue parole non mi fanno dormire la notte», racconta, spiegando che quei complimenti rappresentano soprattutto una responsabilità, considerando la difficoltà della fascia mattutina di Rete 4 e della collocazione del martedì sera.
Nel corso dell’intervista il giornalista dedica anche parole di stima a Gianluigi Nuzzi, definendolo un professionista rigoroso e onesto, pur riconoscendo che tra loro possono esserci opinioni diverse. Conferma inoltre che al suo fianco nella nuova avventura televisiva ci sarà Monica Leofreddi.
Tornando sul delitto di Garlasco, vicenda seguita a lungo anche nel suo programma, Infante ribadisce la convinzione che Alberto Stasi sia innocente e sostiene che non vi siano prove sufficienti della sua colpevolezza. Aggiunge inoltre di essere a conoscenza di un elemento contenuto nella perizia Testi, non ancora emerso pubblicamente, che a suo avviso rafforzerebbe i dubbi sull’impianto accusatorio.
Quanto ad Andrea Sempio, il giornalista invita alla prudenza e sottolinea che eventuali valutazioni potranno essere fatte solo qualora si arrivi a una richiesta di rinvio a giudizio e a un processo. Esprime però il timore che la vicenda possa trasformarsi in una nuova lunga alternanza di assoluzioni e condanne, simile a quella che ha caratterizzato il procedimento nei confronti di Stasi, pur riconoscendo alla Procura di Pavia di essersi mossa finora con prudenza e determinazione.
Il rapporto con la famiglia e il rimpianto per i genitori
Nell’intervista trova spazio anche la dimensione privata. Infante racconta il rapporto con la moglie Sara Ventura, avvocata penalista, con la quale condivide scelte e riflessioni professionali, e quello con il figlio Daniele, che da poco ha iniziato a interessarsi concretamente al lavoro del padre.
Il giornalista si sofferma infine sul rapporto con i propri genitori, ricordando il rammarico per non aver dedicato loro più tempo quando ne aveva la possibilità. Confessa di aver spesso rimandato occasioni di dialogo e di sentire oggi il peso di quelle mancate conversazioni, spiegando che il legame costruito con il figlio gli ha permesso, almeno in parte, di “chiudere un cerchio”.


