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“L’assassino vive lì”. Avvelenate con la ricina, svolta clamorosa dopo mesi: l’annuncio

Pubblicato: 27/07/2026 17:18

Gli investigatori sarebbero convinti di essere vicini a una svolta decisiva nel giallo di Pietracatella. Secondo quanto riferito nel corso di alcune trasmissioni televisive, gli inquirenti avrebbero già un’idea precisa su chi possa essere il responsabile del duplice omicidio e ritengono che la persona o le persone coinvolte possano vivere proprio nel paese molisano.

Le informazioni, però, non sono state confermate ufficialmente dalla Procura di Larino, che continua a mantenere il massimo riserbo sull’inchiesta. Il lavoro degli investigatori prosegue tra testimonianze, analisi scientifiche e nuovi accertamenti per ricostruire ogni passaggio della vicenda.

Da sette mesi gli inquirenti lavorano sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute dopo essere state avvelenate con la ricina, una delle sostanze più tossiche conosciute. L’inchiesta resta formalmente aperta contro ignoti per duplice omicidio premeditato, ma nelle ultime settimane sarebbero emersi elementi ritenuti importanti.

Uno degli aspetti centrali riguarda la ricostruzione delle ultime ore prima della comparsa dei sintomi. Gli esperti stanno cercando di stabilire con maggiore precisione quando Antonella e Sara abbiano ingerito la tossina, concentrando l’attenzione soprattutto sulle giornate del 23 e 24 dicembre, periodo in cui la famiglia aveva partecipato a diversi momenti conviviali.

Secondo quanto emerso dagli approfondimenti medico-legali, i sintomi compatibili con l’avvelenamento da ricina sarebbero comparsi in un arco temporale compreso tra poche ore e un massimo di 24 ore dall’assunzione della sostanza. Questo elemento avrebbe ristretto il campo delle verifiche, anche se gli investigatori non escludono che il veleno possa essere stato assunto attraverso alimenti o bevande consumati al di fuori dei pasti principali.

Un altro capitolo fondamentale riguarda gli accertamenti scientifici. Circa 70 campioni alimentari considerati potenzialmente rilevanti sono stati inviati al Robert Koch Institute di Berlino, centro specializzato che sta collaborando con gli investigatori italiani per individuare eventuali tracce residue della tossina e ricostruire il percorso della ricina fino alle vittime.

Parallelamente continuano le verifiche sul territorio e i sopralluoghi all’interno dell’abitazione delle due vittime. Gli investigatori hanno utilizzato anche tecniche avanzate per analizzare mobili, superfici e indumenti alla ricerca di possibili residui della sostanza letale.

Le attività investigative comprendono anche l’ascolto di amici, parenti e persone vicine alla famiglia. Secondo quanto riportato durante alcuni programmi televisivi, nel paese sarebbe stata notata una presenza più frequente di agenti in borghese impegnati in controlli e monitoraggi ritenuti utili alle indagini.

La pista indicata dagli esperti televisivi, secondo cui gli investigatori avrebbero già individuato un possibile responsabile e sarebbero concentrati su persone residenti in zona, resta al momento un’ipotesi non ufficializzata. La Procura di Larino continua a lavorare nel massimo riserbo, mentre gli accertamenti scientifici e investigativi dovranno fornire le risposte definitive sulla morte di Antonella e Sara.

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Ultimo Aggiornamento: 27/07/2026 17:33

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