
Un ritorno che potrebbe riaprire ferite mai rimarginate e scuotere ancora una volta gli equilibri già fragili della monarchia britannica. Dopo sei anni in California, Harry e Meghan Markle sarebbero pronti a riportare almeno una parte della loro quotidianità nel Regno Unito: una prospettiva che riaccende immediatamente l’attenzione sui rapporti con Re Carlo III, con il principe William e con Buckingham Palace.
Non sarebbe, però, il semplice racconto di una famiglia che prova a ritrovarsi. Dall’addio agli incarichi reali alle interviste televisive, dalla docuserie Netflix fino al libro Spare, ogni tappa del distacco dei duchi di Sussex ha allargato una distanza già profonda dalla Royal Family. E ora l’ipotesi di un rientro potrebbe trasformarsi in un nuovo, delicatissimo capitolo mediatico.
Il ritorno di Harry e Meghan e l’ombra del “Regrexit”
Robert Jobson, esperto della Corona e firma storica di The Sun, Daily Express e News of the World, non usa mezze misure. Intervenendo anche come volto di Good Morning America sulla Abc, ha definito questa possibile nuova fase “Regrexit”, fondendo le parole regret, rimorso, ed exit. Un’espressione che richiama il celebre “Megxit”, con cui i tabloid britannici hanno descritto per anni l’uscita di scena della coppia.

Secondo Jobson, durante questo lungo periodo Harry e Meghan avrebbero “lucrato sostenendo di essere stati vittima di bullismo e abusi da parte dei componenti della famiglia reale e del loro staff”. Il possibile ritorno nel Regno Unito, nella sua lettura, non avrebbe dunque il sapore di una riconciliazione spontanea, ma quello di una scelta studiata in un momento cruciale per la coppia.
La dura accusa: «Una coppia in crisi economica»
Il commento affidato all’Adnkronos è netto e destinato a far discutere. “Non si tratta di una coppia che cerca di riavvicinarsi alla famiglia d’origine, come ha fatto trapelare, ma di una coppia in crisi economica che punta a crearsi altri introiti speculando sulla loro nuova vita londinese, e su tutto quello che gli girerà attorno”, sostiene Jobson. Per il biografo, dietro la nuova vita londinese dei Sussex si profilerebbe soprattutto un’operazione mediatica e commerciale.

Al centro della vicenda, tuttavia, resta Re Carlo III. Prima di qualunque normalizzazione, osserva Jobson, Harry dovrebbe compiere un passo pubblico e inequivocabile verso il padre. “Prima di stendere i tappeti rossi, Harry dovrebbe chiedere scusa pubblicamente a Re Carlo III. Non con una telefonata riservata o un tè a Highgrove, ma con una dichiarazione aperta al paese”.
Le fratture con Re Carlo III, Camilla e William
A pesare sul rapporto tra Harry e la famiglia reale sono le fratture accumulate dopo la morte della Regina Elisabetta II. Jobson richiama la docuserie Netflix uscita pochi mesi dopo i funerali della sovrana, l’intervista a Oprah Winfrey e le rivelazioni di Spare. Nella sua ricostruzione, un passaggio resta particolarmente grave: quello relativo alla Regina Camilla. “In particolare, l’attacco alla Regina Camilla, definita da Harry ‘pericolosa e cattiva’, la quale avrebbe sacrificato lo stesso principe sull’altare, rappresenta un tradimento calcolato che non può essere archiviato senza un atto formale di contrizione”.

Un altro elemento alimenta i dubbi sulla tempistica del progetto: Archie e Lilibet, rispettivamente di sette e cinque anni, dovrebbero iniziare una scuola britannica già a settembre. Per Jobson, una simile decisione non può essere maturata all’improvviso. “Iscrivere i loro due figli di sette e cinque anni, Archie e Lilibet, in una scuola britannica per l’inizio di settembre richiede mesi di contatti, burocrazia e accordi con i dirigenti scolastici. È del tutto inverosimile che la decisione di rientrare sia stata presa nel giro di un weekend. Il sovrano è stato volutamente messo di fronte a una situazione ormai inamovibile”.
Sicurezza e scuola: i nodi del rientro nel Regno Unito
Resta poi il tema, altamente controverso, della sicurezza. Per anni Harry ha indicato l’assenza di una protezione adeguata come ostacolo alla presenza della sua famiglia nel Regno Unito, arrivando a fare causa al Governo per la scorta della polizia revocata. Eppure, nello scenario ora delineato, i Sussex sarebbero pronti a vivere in una residenza privata vicino a Londra. “Per sei anni Harry ha sostenuto che la Gran Bretagna fosse troppo pericolosa per la sua famiglia, arrivando persino a fare causa al Governo per la scorta tolta da parte della polizia. Oggi, senza che nulla sia cambiato sul fronte della protezione ufficiale, i Sussex si trasferiscono in una dimora privata nei pressi di Londra. Una palese contraddizione che smentisce anni di vittimismo”, sottolinea Jobson.

Sullo sfondo si staglia infine la rottura con il principe William, futuro re e figura centrale di uno dei rapporti più dolorosamente compromessi. “William ha costruito con fatica un modello di monarchia basato sulla stabilità e sul dovere, per contrastare il caos provocato dai Sussex”. Per Jobson, Buckingham Palace dovrebbe quindi confermare senza ambiguità gli accordi del Summit di Sandringham del gennaio 2020: Harry e Meghan devono restare privati cittadini, senza ruoli operativi né fondi pubblici. “E, soprattutto, prima che si aprano i cancelli della scuola di Londra, Harry deve ammettere le sue responsabilità e chiedere scusa. Qualsiasi altra soluzione sarebbe soltanto un dannoso compromesso che potrebbe mettere a repentaglio la stabilità e la credibilità della Corona”.


