
Nel caso Garlasco, mentre si avvicina la scadenza fissata per la chiusura delle indagini, torna sotto i riflettori un dettaglio della mattina in cui venne uccisa Chiara Poggi. Al centro c’è il racconto relativo a una possibile sosta di Andrea Sempio in un bar di Vigevano.
Il nuovo indagato ha sempre sostenuto di essersi recato in città per andare in biblioteca, trovandola però chiusa. Un passaggio apparentemente marginale potrebbe ora diventare importante, ma solo nel caso in cui emergessero riscontri concreti capaci di confermarlo.
Garlasco, le indagini verso la data decisiva
La data da segnare è il 28 settembre, termine ultimo indicato per la conclusione degli accertamenti. Entro allora sono attese quattro nuove consulenze, in un’inchiesta che continua a concentrarsi su elementi delicati: il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi, attribuito al ceppo familiare del padre di Sempio, l’impronta 33 e i soliloqui registrati in automobile.
La difesa di Sempio, tuttavia, ribadisce l’assenza di elementi concreti e richiama anche la presunta incompatibilità tra la larghezza del suo piede e la scarpa indossata dal killer. La situazione resta quindi aperta, con ogni particolare sottoposto a nuove valutazioni.
Il nodo dello scontrino e la sosta al bar
Nella ricostruzione degli spostamenti di Andrea Sempio rientra anche il noto scontrino del parcheggio di Vigevano, documento sul quale, secondo l’accusa, restano dubbi da chiarire. Gli investigatori sospettano che possa essere stato procurato dal pompiere indicato come amante della madre dell’indagato, un’ipotesi che al momento non presenta certezze definitive.
Secondo quanto riportato da Morning News, una conversazione del 2022 tra la madre di Sempio e un inviato de Le Iene aggiunge un tassello al racconto. Dopo aver trovato chiusa la biblioteca, Andrea si sarebbe fermato in un bar per un caffè e una bottiglietta d’acqua.
La frase della madre di Andrea Sempio
“Erano le 10 meno 10, Andrea – dice la donna al giornalista – ha preso la macchina ed è andato a Vigevano. Ha trovato la biblioteca chiusa, poi si è fermato in un bar a prendere un caffè e a prendere una bottiglietta d’acqua. Poi è tornato a casa ed è andato dalla nonna, è venuto a casa a mangiare e mi ha detto: ‘Non ho fame, mi son bevuto mezzo litro d’acqua. Quella là mi ha dato la bottiglietta e non mi ha dato il tappo’. Era là veramente, non si poteva inventare una cosa così”.
Il punto, per gli accertamenti sul delitto di Garlasco, è capire se quella sosta sia verificabile a tanti anni di distanza. L’eventuale identificazione del locale, di elementi oggettivi o di persone in grado di confermare il passaggio offrirebbe un riscontro esterno alla versione fornita dall’indagato.
Un dettaglio da verificare prima della chiusura
Se confermato, il racconto non resterebbe soltanto una testimonianza riferita dalla madre, ma diventerebbe un elemento da confrontare con orari, movimenti e ricostruzione investigativa della mattina dell’omicidio di Chiara Poggi.
A ridimensionare il valore della circostanza è l’ex avvocato di Sempio, Massimo Lovati, che la definisce: “Elemento irrilevante”. Resta da chiarire se il dettaglio del bar potrà trovare conferme: il conto alla rovescia verso fine settembre segnerà un passaggio fondamentale per il nuovo capitolo del caso Garlasco.


