
Il recente e drammatico caso di difterite in Sicilia, che ha purtroppo provocato la scomparsa di una bambina, ha riacceso con estrema violenza il dibattito sulla copertura vaccinale e sulla sicurezza sanitaria all’interno degli istituti scolastici. A sollevare con forza la questione e a chiedere un intervento tempestivo e drastico è Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive presso l’ospedale policlinico San Martino di Genova. L’esperto ha proposto pubblicamente di valutare un breve slittamento dell’apertura delle scuole primarie nell’isola, al fine di permettere una verifica rigorosa e capillare dello stato vaccinale di ciascun alunno prima di consentire il ritorno formale in aula.
Aumento della prevenzione nelle aule
La proposta formulata da Matteo Bassetti non nasce da un intento punitivo nei confronti delle famiglie o del sistema scolastico, bensì da una logica di stretta tutela della salute pubblica. La sospensione temporanea del calendario scolastico, limitata al tempo necessario per svolgere gli opportuni controlli, consentirebbe alle autorità sanitarie locali di identificare con precisione tutti i soggetti non ancora in regola con le somministrazioni previste. Il momento dell’ingresso nella scuola primaria rappresenta infatti uno snodo fondamentale nel calendario vaccinale nazionale, coincidente con i richiami obbligatori dedicati a patologie gravi quali difterite, tetano, pertosse e poliomielite. Consentire l’accesso alle classi senza una certezza documentata rischierebbe di creare sacche di vulnerabilità epidemiologica del tutto evitabili, esponendo non soltanto i singoli individui ma l’intera comunità scolastica a contagi che la medicina moderna ha tutti gli strumenti per prevenire.
Un elemento centrale sottolineato dall’infettivologo riguarda le modalità operative con cui le verifiche dovrebbero essere effettuate. Non è più sufficiente affidarsi a stime aggregate, proiezioni statistiche generali o semplici autocertificazioni presentate dai genitori al momento dell’iscrizione. Si rende indispensabile un controllo persona per persona, incrociando i dati anagrafici con i registri delle aziende sanitarie locali per confermare l’effettiva somministrazione delle dosi. Qualora venissero individuate delle carenze o dei ritardi nel piano vaccinale dei bambini, le strutture sanitarie dovrebbero attivare immediatamente percorsi di recupero rapido ed efficace. L’obiettivo primario risiede nel garantire che le scuole tornino a essere ambienti del tutto sicuri e protetti prima del suono della prima campanella, evitando che la presenza di soggetti non immunizzati possa favorire la ricomparsa di infezioni che si ritenevano ampiamente gestite.
Casi inaccettabili nel sistema moderno
Nel contesto scientifico e sanitario contemporaneo, il riscontro di un caso di difterite con esito fatale all’interno di un Paese dotato di un sistema sanitario avanzato deve rappresentare un campanello d’allarme assolutamente inaccettabile. La difterite è una malattia infettiva grave la cui prevenzione è ampiamente garantita dalle coperture vaccinali d’obbligo sancite dalla legge. Considerare eventi del genere come una tragica fatalità o come un fatto a cui rassegnarsi significa sottovalutare l’importanza fondamentale delle politiche di immunizzazione di massa. La reazione delle istituzioni deve quindi essere rapida, determinata e priva di esitazioni, mettendo in campo tutte le risorse disponibili per ripristinare livelli di copertura ottimali e azzerare i rischi di nuovi contagi tra la popolazione infantile.


