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Egitto, conduttrice tv e altre 11 persone condannate a morte : “Saranno impiccate”

Pubblicato: 06/09/2026 09:26

Una conduttrice televisiva e altre undici persone sono state condannate a morte in Egitto con l’accusa di aver fatto parte di un’organizzazione criminale specializzata nella produzione e nel traffico di stupefacenti. La sentenza del tribunale penale del Cairo prevede la pena capitale mediante impiccagione, ma per gli imputati il procedimento non è ancora concluso: resta infatti la possibilità di presentare appello.

Tra i condannati figura Sarah Khalifa, indicata dal quotidiano egiziano al-Ahram come produttrice televisiva. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe costituito una rete finalizzata all’importazione di sostanze necessarie alla produzione di droga e alla successiva vendita degli stupefacenti.

Sequestrati oltre 750 chili di droga e materie prime

L’indagine avrebbe portato a un sequestro imponente. Le autorità egiziane avrebbero recuperato oltre 750 chilogrammi tra droga e materie prime destinate alla produzione di sostanze stupefacenti.

Nel corso delle operazioni sarebbero stati inoltre individuati due appartamenti trasformati in laboratori, all’interno dei quali gli investigatori avrebbero trovato strumenti e macchinari utilizzati per la lavorazione delle sostanze.

Il gruppo è stato condannato anche per il possesso illegale di armi da fuoco e munizioni, secondo quanto riportato da al-Ahram e da altri media governativi egiziani.

Il parere del Gran Mufti prima della condanna

La decisione sulla pena capitale era stata annunciata il mese scorso, ma per completare l’iter previsto dalla legislazione egiziana il tribunale doveva acquisire il parere del Gran Mufti d’Egitto, passaggio richiesto nei procedimenti nei quali viene prospettata una condanna a morte.

Dopo l’acquisizione del parere religioso, il tribunale ha quindi pronunciato la sentenza nei confronti di Khalifa e degli altri undici imputati.

Il pronunciamento del Gran Mufti costituisce un passaggio previsto dalla procedura e non rappresenta, da solo, l’ultimo grado del procedimento giudiziario.

Sarah Khalifa: «Non ho mai visto droga»

Durante il processo, la conduttrice avrebbe respinto le accuse. Secondo il quotidiano statale Akhbar al-Youm, nel corso di un’udienza dello scorso settembre il giudice le avrebbe chiesto conto del suo presunto coinvolgimento nell’organizzazione.

Khalifa avrebbe risposto sostenendo di non aver «mai visto droga». Successivamente, tuttavia, secondo quanto riportato dai media egiziani, sarebbe stata fotografata insieme alla sostanza negli uffici dell’autorità antidroga. La natura e il valore probatorio di questo elemento rientrano negli atti del procedimento e nelle valutazioni della magistratura egiziana.

Possono ancora presentare appello

Nonostante la condanna all’impiccagione, per i dodici imputati rimane aperta la strada dell’appello. La sentenza può quindi essere ancora sottoposta al vaglio dei successivi gradi di giudizio previsti dall’ordinamento egiziano.

Il ricorso alla pena di morte in Egitto resta da anni al centro delle denunce delle organizzazioni internazionali per i diritti umani. Secondo i dati contenuti in un rapporto di Amnesty International relativo al 2025, nel Paese sarebbero state pronunciate 492 condanne a morte nel corso dell’anno, mentre le esecuzioni registrate sarebbero state 23.

Per Sarah Khalifa e gli altri undici condannati, dunque, la sentenza pronunciata al Cairo rappresenta un passaggio estremamente grave, ma non ancora necessariamente definitivo: la loro sorte dipenderà ora anche dall’eventuale ricorso in appello.

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