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Sassonia-Anhalt, l’Afd cerca i voti per governare: la Cdu si spacca e teme i transfughi

Pubblicato: 07/09/2026 07:34

Il trionfo elettorale dell’Afd in Sassonia-Anhalt apre adesso la partita più delicata: quella del governo del Land. Con il 44% dei voti e 41 seggi su 83, il partito guidato a livello regionale da Ulrich Siegmund sarebbe rimasto a un solo scranno dalla maggioranza assoluta. Ed è proprio attorno a quel voto mancante che si concentrano ora tutte le manovre politiche, mentre la Cdu, travolta alle urne, appare attraversata da tensioni profonde e rischia di diventare il terreno decisivo sul quale l’estrema destra proverà a costruire la propria maggioranza.

Siegmund ha rivendicato un risultato che considera già storico, ma il messaggio più importante è arrivato dai vertici nazionali dell’Afd. Alice Weidel ha parlato apertamente di un mandato a governare, mentre il co-presidente Tino Chrupalla ha chiarito che, nel caso in cui i numeri non consentissero all’Afd di amministrare da sola, il partito sarebbe disponibile al dialogo. Una dichiarazione che spalanca immediatamente la questione delle possibili alleanze e, soprattutto, delle possibili defezioni dagli altri gruppi.

Il nodo della maggioranza e la mano tesa agli altri partiti

Una prima possibilità riguarda la Bsw di Sahra Wagenknecht, riuscita a entrare nel Parlamento regionale. La candidata Claudia Wittig ha già fatto sapere di voler valutare le decisioni sulla base dei contenuti, senza escludere convergenze anche con l’Afd. Siegmund, almeno inizialmente, ha mostrato freddezza verso l’apertura, giudicando il partito poco affidabile, mentre Weidel ha definito l’ipotesi interessante.

Ma gli occhi sono puntati soprattutto sulla Cdu, precipitata al 17% dopo essere stata data nei sondaggi intorno al 22-23%. Il distacco dall’Afd è enorme e il risultato rappresenta una delle sconfitte più pesanti per i cristianodemocratici nell’Est. È qui che la frase di Chrupalla sulla disponibilità al dialogo assume un significato politico particolare: l’Afd potrebbe tentare di attrarre singoli parlamentari della Cdu disponibili a rompere la disciplina del partito, raggiungendo così la maggioranza necessaria per governare.

Non sarebbe una frattura nata improvvisamente dopo il voto. Durante tutta la campagna elettorale il governatore uscente Sven Schulze aveva marcato le distanze dal cancelliere Friedrich Merz, tenendolo sostanzialmente lontano dalla competizione regionale e schierandosi insieme ad altri dirigenti cristianodemocratici dell’Est contro la riforma delle pensioni voluta dal governo federale. La leadership nazionale della Cdu era diventata un problema anche nella campagna locale, fino agli attacchi pubblici contro Merz arrivati dai palchi elettorali.

La Cdu davanti alla sua crisi più difficile

La sconfitta in Sassonia-Anhalt rischia quindi di trasformarsi in qualcosa di più profondo di una semplice battuta d’arresto elettorale. Il partito deve ora difendere non soltanto la propria linea politica, ma anche la compattezza del gruppo regionale. Le parole del capogruppo federale Thorsten Frei, che ha richiamato la necessità di mantenere stabilità, raccontano la preoccupazione per le conseguenze che il voto potrebbe produrre anche a Berlino.

L’Afd, intanto, può permettersi di aspettare. Con una forza elettorale quasi tripla rispetto alla Cdu e una maggioranza assoluta sfiorata, il partito non deve più discutere soltanto di opposizione: deve decidere come provare a governare. Le strade sono diverse: un’intesa politica con la Bsw, convergenze parlamentari su singoli temi oppure il tentativo di conquistare esponenti cristianodemocratici disposti a rompere con il proprio partito.

Ed è proprio quest’ultimo scenario a rendere il voto della Sassonia-Anhalt particolarmente pericoloso per la Cdu. Dopo il crollo elettorale, la battaglia non riguarda più soltanto il rapporto tra Merz e l’elettorato dell’Est. Riguarda la capacità dei cristianodemocratici di impedire che le proprie divisioni diventino la strada attraverso la quale l’Afd possa arrivare concretamente al governo del Land.

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