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Il centrosinistra prova a diventare coalizione: foto unitaria e primo impegno, riconoscere la Palestina

Pubblicato: 08/09/2026 21:49

La fotografia arriva prima delle parole e, probabilmente, è già una parte del messaggio politico. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni insieme, sul palco della festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra, con una didascalia che non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Uniti, per battere la destra e cambiare in meglio questo Paese. Noi ci siamo».

Ma questa volta il tentativo è quello di andare oltre l’immagine del cosiddetto campo largo o campo progressista. I quattro leader provano a mettere sul tavolo i primi elementi di una possibile piattaforma comune per le prossime elezioni politiche. E il primo impegno assunto pubblicamente riguarda la politica estera: se il centrosinistra tornerà al governo, l’Italia riconoscerà lo Stato di Palestina.

È il punto sul quale Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sembrano oggi trovare la convergenza più netta. Ma dal palco di “Terra!” emerge anche qualcosa di più: l’intenzione di avviare già da ottobre una fase di consultazione per costruire un programma condiviso e spostare almeno temporaneamente in secondo piano la questione più difficile, quella della leadership. Chi guiderà la coalizione resta ancora da decidere. Prima, sostengono i quattro leader, bisogna stabilire cosa dovrà fare un eventuale governo progressista.

La Palestina diventa il primo punto del possibile programma comune

È significativo che il primo impegno esplicito riguardi proprio il Medio Oriente. La posizione del governo Meloni sulla guerra a Gaza e sui rapporti con Israele è diventata negli ultimi mesi uno dei terreni sui quali le opposizioni hanno costruito la maggiore convergenza.

Schlein lo dice senza ambiguità: tra i primi atti di un eventuale nuovo governo di centrosinistra dovrebbe esserci il riconoscimento dello Stato palestinese. La segretaria del Pd lega la decisione direttamente alla formula dei “due popoli, due Stati”: se quella resta la soluzione sostenuta dalla comunità internazionale, sostiene, il riconoscimento della Palestina deve diventarne una conseguenza politica concreta.

Nicola Fratoianni è ancora più netto: «Se vinciamo noi, dal giorno dopo si cambia», con il riconoscimento immediato dello Stato palestinese.

Giuseppe Conte allarga ulteriormente il discorso. Per il presidente del Movimento 5 Stelle un governo alternativo all’attuale maggioranza dovrebbe segnare una discontinuità complessiva sul terreno del diritto internazionale: nessuna ripetizione del caso Almasri, riconoscimento della Palestina e sanzioni nei confronti di Benjamin Netanyahu e degli altri esponenti israeliani che Conte considera responsabili di quanto avvenuto nella Striscia di Gaza.

È necessario distinguere, su questo terreno, la valutazione politica dai procedimenti giudiziari internazionali. La Corte internazionale di giustizia sta esaminando il ricorso presentato dal Sudafrica contro Israele per presunte violazioni della Convenzione sul genocidio, mentre la Corte penale internazionale si occupa delle eventuali responsabilità penali individuali. Una sentenza definitiva della Corte internazionale di giustizia sul merito dell’accusa di genocidio non è ancora intervenuta.

Lo scontro con il governo Meloni passa anche dai rapporti con Israele

Il confronto con il centrodestra non riguarda però soltanto il riconoscimento della Palestina. Schlein ha rilanciato la richiesta di sospendere l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele, accusando il governo italiano di avere contribuito a impedire finora una decisione europea in questa direzione.

La polemica si è riaccesa proprio mentre un gruppo di dodici Paesi – Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito – ha annunciato l’intenzione di introdurre restrizioni nazionali o sostenere misure europee contro il commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

L’Italia non compare tra i firmatari. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che Roma preferisce che decisioni di carattere commerciale vengano adottate dall’Unione europea, per evitare distorsioni del mercato interno. Una posizione che Schlein contesta apertamente, sostenendo che il governo italiano non possa invocare una soluzione europea e allo stesso tempo opporsi alle misure più incisive discusse a Bruxelles.

La segretaria democratica ha quindi rilanciato anche una proposta già condivisa dalle principali forze del campo progressista: vietare in Italia il commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani considerati illegali secondo il diritto internazionale.

Il Medio Oriente, almeno in questa fase, diventa così uno dei punti di maggiore distanza tra maggioranza e opposizione e, contemporaneamente, uno dei terreni sui quali Pd, M5S e Avs riescono più facilmente a costruire una posizione comune.

Conte: niente doppi standard, dalla Russia al Venezuela

Più complesso è il discorso quando lo sguardo si allarga all’intera politica internazionale. Ed è proprio qui che in passato sono emerse alcune delle differenze più significative tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

Conte ribadisce la condanna dell’aggressione russa all’Ucraina, ma insiste sulla necessità di applicare gli stessi principi del diritto internazionale indipendentemente dal Paese coinvolto. Il leader del M5S cita anche il Venezuela e sostiene che un futuro governo progressista non dovrebbe utilizzare «doppi o tripli standard» di fronte alle guerre e alle violazioni della sovranità degli Stati.

È una formulazione che conserva le differenze esistenti tra le forze dell’alleanza. Il Pd mantiene una collocazione nettamente europeista e atlantica e una linea di sostegno all’Ucraina, mentre il Movimento 5 Stelle negli ultimi anni ha assunto posizioni molto più critiche sull’invio di armi, sull’aumento delle spese militari e su alcune scelte della Nato.

La convergenza su Gaza, dunque, non cancella automaticamente le divergenze sull’Ucraina e sulla politica di difesa europea. Se il centrosinistra vuole arrivare alle elezioni con un vero programma di governo, questo sarà inevitabilmente uno dei capitoli sui quali dovrà trovare una sintesi più precisa.

Bonelli fissa ottobre: «Sbrigamose»

È Angelo Bonelli a provare a trasformare l’appello all’unità in un calendario politico. Di fronte alla platea che chiede ai leader di accelerare, il co-portavoce di Europa Verde risponde scherzando in romanesco: «Avete ragione: sbrigamose».
La proposta è trasformare ottobre in un mese di consultazione popolare per costruire il programma del centrosinistra.

È probabilmente il passaggio politicamente più importante dell’intera serata. Da mesi Pd, Movimento 5 Stelle e Avs mostrano una crescente disponibilità a presentarsi come l’ossatura di un’alternativa al governo Meloni. Ma un’alleanza elettorale non può essere costruita soltanto sulla somma dei partiti né sull’obiettivo di battere il centrodestra.

Bonelli indica alcuni dei terreni sui quali dovrebbe essere costruita la piattaforma: sanità pubblica, salari, politiche climatiche e risposta alle disuguaglianze.

Sono temi sui quali la distanza tra le tre forze è molto minore rispetto alla politica internazionale. Salario minimo, rafforzamento della sanità pubblica, transizione energetica, tutela del lavoro e contrasto alla precarietà possono diventare l’ossatura economica e sociale dell’alleanza.

La difficoltà sarà trasformare principi generali condivisi in scelte di governo precise, con coperture economiche e priorità comuni.

Prima il programma, poi il candidato premier

Sul palco rimane volutamente irrisolta la questione che inevitabilmente accompagnerà il centrosinistra verso le prossime elezioni: chi sarà il candidato alla guida del governo?

I due nomi politicamente più forti sono inevitabilmente quelli di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma aprire subito la competizione sulla leadership rischierebbe di trasformare la costruzione della coalizione in un confronto interno tra Pd e Movimento 5 Stelle prima ancora di aver definito il progetto comune.

Schlein prova quindi a rovesciare l’ordine delle priorità. Prima il programma, poi il metodo per scegliere chi guiderà la coalizione.

La segretaria del Pd non esclude nessuna soluzione. Potrebbe essere individuato un meccanismo legato ai risultati elettorali delle singole forze oppure si potrebbe ricorrere alle primarie, alle quali Schlein ribadisce di essere disponibile.

La questione non è secondaria. Una competizione tra Schlein e Conte potrebbe mobilitare gli elettori del centrosinistra, ma potrebbe anche accentuare le differenze tra i due principali partiti dell’alleanza. Per questo Avs insiste da tempo sulla necessità di arrivare prima a un programma comune e affrontare soltanto successivamente il nodo della leadership.

E Renzi? Il perimetro del centrosinistra resta ancora da definire

C’è poi un’altra questione che la foto dei quattro leader non risolve: chi altro farà parte della coalizione?
Il nome più divisivo continua a essere quello di Matteo Renzi. Italia Viva punta a partecipare alla costruzione dell’alternativa al centrodestra, ma soprattutto nel Movimento 5 Stelle rimangono fortissime resistenze politiche nei confronti dell’ex presidente del Consiglio.

Schlein evita di trasformare il confronto in una discussione sui singoli nomi. Secondo la leader democratica sarebbe un errore stabilire il perimetro dell’alleanza procedendo «da sigla a sigla, da nome a nome». Il criterio dovrebbe essere piuttosto la disponibilità a sottoscrivere e rispettare un programma coerente anche dopo le elezioni.

È un passaggio che rivela uno dei problemi storici delle coalizioni italiane: riuscire a vincere le elezioni non basta se le forze che compongono la maggioranza non condividono abbastanza per governare insieme.
Per il centrosinistra il vero test sarà quindi capire quanto possa essere largo il campo senza diventare politicamente incoerente.

Conte apre anche il dossier immigrazione e sicurezza

Un altro segnale significativo arriva proprio da Giuseppe Conte. Il presidente del M5S invita il centrosinistra a non ignorare immigrazione e sicurezza, due temi sui quali le destre europee hanno costruito una parte consistente del proprio consenso.

Conte sostiene che sia necessario affrontare con chiarezza la gestione dei flussi migratori e il bisogno di sicurezza espresso da una parte dei cittadini, senza rinunciare alla dignità delle persone e alle garanzie dello Stato di diritto.

È una presa di posizione che introduce nel dibattito progressista una questione strategica: il centrosinistra può limitarsi a contestare le politiche migratorie della destra oppure deve proporre un proprio modello di gestione dell’immigrazione e della sicurezza?

Schlein, da parte sua, guarda all’esempio tedesco per sostenere una tesi differente ma complementare: rincorrere l’estrema destra sul suo terreno non serve a fermarla. Quando i partiti popolari e moderati adottano temi e linguaggi della destra radicale, sostiene la segretaria Pd, gli elettori finiscono spesso per preferire l’originale alla copia.

La possibile sintesi sarà probabilmente uno dei passaggi più delicati del programma: parlare di sicurezza senza adottare l’impostazione identitaria della destra e parlare di immigrazione senza rimuovere i problemi reali legati a flussi, integrazione e legalità.

La foto è facile, il programma molto meno

La serata di “Terra!” consegna quindi una fotografia politicamente significativa, ma soprattutto l’inizio di un percorso. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra appaiono ormai orientati a costruire insieme l’alternativa al governo Meloni. Il riconoscimento dello Stato palestinese è il primo impegno di governo pronunciato contemporaneamente dai quattro leader. Sanità, salari, clima e difesa della Costituzione possono costituire altri capitoli relativamente semplici da condividere.

Poi vengono i problemi più difficili. La politica estera oltre Gaza, il rapporto con la Nato, la spesa militare, l’immigrazione, la sicurezza, il perimetro della coalizione, il rapporto con Renzi e infine la scelta del candidato premier.

Ed è proprio qui che la promessa di unità dovrà essere verificata. La fotografia di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni serve a comunicare che il centrosinistra vuole provarci davvero. Ma per trasformare quattro leader sullo stesso palco in una coalizione in grado di competere per Palazzo Chigi non basteranno altre fotografie.

Servirà un programma abbastanza preciso da spiegare agli elettori non soltanto contro chi si presenta questa alleanza, ma soprattutto che cosa farebbe dal giorno successivo a un’eventuale vittoria.

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