
Ci sono storie sportive che resistono al passare degli anni e continuano a essere ricordate attraverso un’immagine, un traguardo, una fuga solitaria. Sono momenti nei quali la fatica, la tensione e il coraggio finiscono per concentrarsi in pochi chilometri, trasformando una gara in qualcosa che va oltre il risultato. Nel ciclismo, dove ogni vittoria nasce dall’equilibrio tra resistenza e capacità di scegliere l’istante giusto, alcune imprese restano impresse nella memoria anche molto tempo dopo la fine delle competizioni.
La notizia della scomparsa riporta così l’attenzione su una delle pagine più importanti dello sport italiano e su una carriera costruita tra grandi appuntamenti internazionali, corse a tappe e vittorie prestigiose. Un percorso iniziato quando ancora era un giovane dilettante e culminato con una giornata destinata a entrare nella storia del ciclismo olimpico.
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Morto Pierfranco Vianelli
A 79 anni è morto Pierfranco Vianelli, a Provaglio d’Iseo, il paese della provincia di Brescia dove era nato il 20 ottobre 1946. Il suo nome è legato soprattutto ai Giochi Olimpici di Città del Messico del 1968, dove riuscì a conquistare due medaglie.
Aveva appena 22 anni e correva ancora tra i dilettanti quando arrivò il risultato più prestigioso della sua carriera. Il 23 ottobre 1968, nella prova individuale su strada, Vianelli scelse di attaccare a circa 15 chilometri dall’arrivo. Una mossa decisiva, che gli consentì di arrivare da solo sul traguardo e conquistare la medaglia d’oro olimpica.
Alle sue spalle si lasciò corridori di grande valore come Roger De Vlaeminck e Joop Zoetemelk, destinati negli anni successivi a costruire carriere di primo piano.
Pochi giorni prima era arrivata anche la medaglia di bronzo nella cronometro a squadre sui 100 chilometri. Vianelli aveva gareggiato insieme a Giovanni Bramucci, Vittorio Marcelli e Mauro Simonetti, completando così una partecipazione olimpica straordinaria.

La carriera tra i professionisti
Dopo l’esperienza olimpica, Pierfranco Vianelli passò professionista e vestì anche la maglia della Molteni. La nuova fase della carriera gli permise di misurarsi con il ciclismo professionistico e di ottenere risultati significativi nelle principali corse a tappe.
Al Tour de France del 1969 concluse al settimo posto. Due anni più tardi arrivò invece il quinto posto nella classifica generale del Giro d’Italia 1971, edizione nella quale riuscì anche a conquistare una delle vittorie più importanti della sua esperienza tra i professionisti.
Il successo arrivò sul traguardo in salita del Grossglockner, una delle salite più impegnative legate alla corsa rosa.

Il legame con il ciclismo dopo il ritiro
La fine della carriera agonistica non significò per Vianelli un addio al mondo delle biciclette. Il campione olimpico continuò infatti a dedicarsi alle due ruote, diventando costruttore di biciclette e creando un proprio marchio.
L’attività proseguì anche attraverso un negozio specializzato nella zona della Mandolossa, dove il marchio continuò a essere commercializzato. Nel lavoro furono coinvolti anche i figli Roberta e Stefano, che negli anni continuarono l’attività legata alla passione del padre.
Il ciclismo rimase quindi una presenza costante nella vita di Vianelli anche dopo le competizioni, accompagnandolo oltre la conclusione della carriera sportiva.
Pierfranco Vianelli avrebbe compiuto 80 anni il prossimo 20 ottobre. Lascia la moglie Erminia e una famiglia che ha continuato a custodire il suo legame con il mondo delle biciclette.
La sua scomparsa rappresenta la fine di una delle figure più rappresentative della storia sportiva bresciana. A raccontarne il valore resta soprattutto quell’impresa del 1968: un giovane azzurro ancora dilettante, una fuga a pochi chilometri dall’arrivo e un traguardo olimpico raggiunto da solo. Una giornata che ha consegnato il suo nome alla storia del ciclismo italiano.


