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“Maledetta Chiara e i Poggi…”. Garlasco, la mamma di Sempio a briglie sciolte

Pubblicato: 02/10/2026 12:58

“Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire… maledetta”. Queste le parole riportate dal Giornale e attribuite a Daniela Ferrari. I riflettori sono puntati sui dettami scritti dal legislatore nell’articolo 268 del Codice di procedura penale, una norma pensata per evitare abusi: «Nel verbale è trascritto, anche sommariamente, soltanto il contenuto delle comunicazioni intercettate rilevante ai fini delle indagini, anche a favore della persona sottoposta ad indagine. Il contenuto non rilevante ai fini delle indagini non è trascritto neppure sommariamente e nessuna menzione ne viene riportata nei verbali e nelle annotazioni della polizia giudiziaria, nei quali è apposta l’espressa dicitura: ‘La conversazione omessa non è utile alle indagini’». Il testo impone un dovere preciso ai magistrati: «Il pubblico ministero dà indicazioni e vigila affinché i verbali siano redatti in conformità a quanto previsto dal comma 2 e negli stessi non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone».

L’attenzione torna così sulle frasi pronunciate da Daniela Ferri, madre di Andrea Sempio. Pur potendo apparire stonate e inopportune nella loro resa pubblica, resta da capire quale effettivo valore probatorio abbiano negli accertamenti a carico del figlio, dal momento che non riferiscono ipotesi di reato né smentiscono le ricostruzioni fornite dall’indagato. Quegli sfoghi verbali nei confronti della vittima e dei suoi familiari non spostano di un millimetro gli elementi di responsabilità nel delitto, eppure sono finiti negli atti.

La violazione delle regole di riservatezza e il corto circuito mediatico

L’interrogativo cruciale riguarda i motivi che hanno portato a verbalizzare e trascrivere parola per parola quelle intercettazioni irrilevanti. Viene da chiedersi per quale motivo il procuratore Fabio Napoleone e l’aggiunto Stefano Civardi non abbiano esercitato il dovuto controllo per evitare che «non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone», considerando la gogna subita da Daniela Ferri sui media.

Resta da capire se verranno avviati accertamenti sulla fuga di notizie che ha portato gli audio alla stampa. L’accesso al fascicolo era ristretto ai pm, ai carabinieri e ai legali delle parti: gli avvocati di Sempio non avevano alcun interesse a diffonderli, mentre per i legali della parte lesa la mossa appare poco plausibile. Resta la difesa di Alberto Stasi, conscia dei rischi legati alla mostrificazione dell’indagato. Sullo sfondo del caso Garlasco, la sensazione è che il fango mediatico abbia travolto il rigore delle aule di giustizia.

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