
Ci sono dettagli che, a distanza di anni, continuano a riaccendere il dibattito su un caso giudiziario. Oggetti, testimonianze e passaggi delle indagini possono tornare al centro dell’attenzione quando emergono domande rimaste aperte o quando le ricostruzioni dei protagonisti vengono messe a confronto in pubblico. È in questi momenti che il racconto televisivo della cronaca giudiziaria si trasforma in un confronto serrato, nel quale ogni parola può riportare alla luce interrogativi sul lavoro investigativo e sulle circostanze che hanno accompagnato le prime fasi di un’inchiesta.
Il delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più discussi in Italia, continua a suscitare interesse anche attraverso le ricostruzioni delle indagini e le testimonianze di chi se ne è occupato. Al centro della nuova discussione non ci sono soltanto gli elementi che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi, ma anche un passaggio specifico relativo alle scarpe consegnate ai carabinieri. Proprio su questo punto si è acceso il confronto tra un giornalista e l’ex ufficiale che guidò le prime attività investigative dopo il ritrovamento del corpo di Chiara Poggi.
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Delitto di Garlasco, il confronto a Quarta Repubblica
Il botta e risposta è andato in onda lunedì 19 ottobre durante Quarta Repubblica, la trasmissione di Rete 4 condotta da Nicola Porro. Ospiti della puntata erano il giornalista Milo Infante e Gennaro Cassese, ex colonnello dei Carabinieri che si occupò delle indagini nelle fasi immediatamente successive all’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007.
Il tema della discussione riguardava le scarpe di Alberto Stasi, l’ex fidanzato della vittima e unico condannato per il delitto, e soprattutto le modalità con cui quelle calzature erano state acquisite dagli investigatori.
Infante ha contestato a Cassese la procedura seguita dai carabinieri, chiedendo chiarimenti sulle ragioni che avevano portato a prendere le scarpe di Stasi. L’interrogativo è stato posto direttamente, con un riferimento alle attività investigative e alla possibilità che gli inquirenti stessero cercando elementi a sostegno di una precisa ipotesi accusatoria.
«Voi cercavate le prove della colpevolezza di Alberto Stasi. Mi spieghi perché gli avete preso le scarpe?», ha domandato il giornalista.
La replica dell’ex colonnello è stata immediata e ha spostato il confronto su un punto preciso: l’esistenza di una richiesta esplicita da parte dei militari.
«Dove c’è scritto che gliele abbiamo chieste?», ha risposto Cassese.

Le scarpe di Alberto Stasi e la ricostruzione della consegna
La questione è diventata ancora più accesa quando Infante ha richiamato quanto riferito da Stasi in merito a quella circostanza. Secondo la ricostruzione evocata dal giornalista durante la trasmissione, l’ex fidanzato di Chiara Poggi avrebbe raccontato che i carabinieri, dopo aver aperto un armadio e individuato una scarpiera, gli avrebbero chiesto di consegnare alcune calzature.
Infante ha quindi insistito sulla contraddizione che, a suo giudizio, emergerebbe tra quel racconto e la risposta di Cassese.
«Voi non avete scritto nulla. Questo lo dice Stasi più di una volta: ‘Hanno aperto un armadio, hanno visto la scarpiera e hanno detto di consegnarle’. Tanto è vero che Alberto le prende e le consegna. Lei adesso mi dice che non avete chiesto le scarpe ad Alberto? È un pazzo che consegna volontariamente le scarpe che voi non avete chiesto?».
La domanda ha riportato il confronto sulle modalità con cui gli investigatori entrarono in possesso delle calzature e sul significato da attribuire alla consegna. Il giornalista ha chiesto di chiarire se vi fosse stata una richiesta da parte dei militari oppure se Stasi avesse agito autonomamente.
Cassese ha replicato ponendo a sua volta una domanda sulle modalità operative seguite in quella circostanza.
«Noi facciamo aprire questo armadio però poi prendiamo solo alcune scarpe e non tutte?».
Il botta e risposta è proseguito senza che il punto venisse chiarito in modo definitivo nel corso dello scambio televisivo.
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— Quarta Repubblica (@QRepubblica) October 19, 2026
Milo Infante incalza l’ex colonnello: «Non avete chiesto voi le scarpe a Stasi?»
A chiudere il confronto è stato ancora Infante, che ha chiesto a Cassese di confermare esplicitamente la propria versione. Il giornalista ha sottolineato come una smentita del racconto attribuito a Stasi avrebbe rappresentato un elemento rilevante nella ricostruzione della vicenda.
«Esattamente questo. Se lei smentisce sta dando una notizia esclusiva. Non avete chiesto voi le scarpe a Stasi?».
La domanda finale ha concentrato l’attenzione su un aspetto circoscritto delle prime indagini: capire chi avesse preso l’iniziativa nella consegna delle calzature e quale fosse stata la procedura seguita dai carabinieri.
Il confronto televisivo ha così riportato in primo piano un episodio legato alle attività investigative successive all’omicidio di Chiara Poggi. Le posizioni espresse dai due ospiti sono rimaste distinte: da una parte, Infante ha insistito sulla necessità di chiarire la ricostruzione della consegna; dall’altra, Cassese ha contestato che le scarpe fossero state formalmente richieste, sollevando interrogativi sulle modalità con cui sarebbero state selezionate.
Il caso Garlasco torna al centro del dibattito
A distanza di anni dall’omicidio del 13 agosto 2007, il caso Garlasco continua a essere oggetto di attenzione nel dibattito pubblico. Le ricostruzioni televisive riportano periodicamente l’attenzione su singoli elementi delle indagini, soprattutto quando emergono divergenze tra i racconti dei protagonisti o richieste di chiarimento sulle procedure seguite.
Il confronto tra Milo Infante e Gennaro Cassese si è concentrato sulle scarpe di Alberto Stasi, senza esaurire gli interrogativi sollevati durante la discussione. Il punto centrale resta la ricostruzione delle circostanze della consegna e la necessità di distinguere tra quanto riferito dai protagonisti e quanto risulta documentato negli atti.
Lo scambio a Quarta Repubblica ha mostrato quanto anche un dettaglio specifico possa riaprire una discussione più ampia sulle prime fasi dell’inchiesta. La domanda di Infante e la replica di Cassese hanno riportato l’attenzione su un passaggio che, per essere valutato correttamente, richiede una ricostruzione puntuale dei fatti e delle procedure investigative.
Il confronto televisivo, dunque, non ha rappresentato una nuova conclusione sul piano giudiziario, ma un ulteriore momento di discussione pubblica su uno dei casi di cronaca nera più seguiti in Italia.


