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“Quel deficie*te”. Porro attacca il papà di Salis: accusa pesante

Pubblicato: 20/10/2026 10:38

Uno scontro a distanza può trasformarsi rapidamente in un caso pubblico quando le parole utilizzate sui social vengono riprese in televisione e diventano il centro di un confronto dai toni accesi. È quanto accade quando la polemica supera il terreno delle divergenze politiche e investe direttamente le persone coinvolte, con dichiarazioni che alimentano nuove reazioni e allargano il dibattito. In questi casi, una frase pubblicata online può diventare il punto di partenza di una contrapposizione che si sviluppa davanti a un pubblico molto più ampio.

Al centro della vicenda ci sono le parole di un padre, una sentenza giudiziaria favorevole alla figlia e la replica di un giornalista che si è sentito direttamente chiamato in causa. Il confronto si è sviluppato tra Roberto Salis, padre di Ilaria Salis, e Nicola Porro, conduttore televisivo e giornalista, dopo un messaggio pubblicato su X che coinvolgeva diversi esponenti del mondo dell’informazione. La risposta è arrivata durante una puntata di Quarta Repubblica, trasformando la polemica social in un nuovo caso mediatico.
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Il post di Roberto Salis dopo la sentenza su Ilaria

La vicenda nasce da un messaggio pubblicato da Roberto Salis su X dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che aveva dichiarato nulla la sentenza di primo grado con cui Ilaria Salis era stata condannata a versare oltre 300mila euro a due suoi ex assistenti.

In seguito alla pronuncia, il padre dell’eurodeputata aveva scritto: «Basta sedersi sulla riva del fiume e poi iniziano ad arrivare i cadaveri degli Angelucci’s Boys».

Nel post erano stati taggati diversi giornalisti: Alessandro Sallusti, Pietro Senaldi, Tommaso Cerno, Daniele Capezzone, Alessandro Gonzato e Nicola Porro. Il riferimento agli «Angelucci’s Boys» era rivolto proprio ai professionisti dell’informazione citati nel messaggio.

La frase ha dato origine a una nuova polemica per il suo riferimento ai «cadaveri», interpretato come un attacco personale dai giornalisti coinvolti. Il linguaggio utilizzato ha spostato il confronto dal merito della vicenda giudiziaria alle modalità con cui vengono espresse le critiche nel dibattito pubblico.

La replica di Nicola Porro a Quarta Repubblica

La risposta di Nicola Porro è arrivata il 19 ottobre durante la trasmissione Quarta Repubblica. Il giornalista ha ripreso il contenuto del post, ricordando di essere stato nominato insieme agli altri colleghi e contestando con durezza le parole di Roberto Salis.

«Il padre della Salis – ha detto il giornalista – ha scritto ‘basta sedersi sulla riva del fiume e poi iniziano ad arrivare i cadaveri degli angelucci boys’ in cui mette Senaldi, Sallusti, Cerno, Capezzone, Gonzato e il sottoscritto, il mio cadavere sul fiume».

Porro ha quindi richiamato l’attenzione sul sostegno che, a suo dire, lui e Giuseppe Cruciani avevano espresso in precedenza rispetto alla vicenda che aveva coinvolto Ilaria Salis in Ungheria. Il riferimento riguardava le richieste di intervento rivolte al governo italiano per riportare la donna in Italia, nel periodo in cui era sottoposta a procedimento giudiziario nel Paese governato da Viktor Orbán.

«Allora quel deficiente del padre della Salis e uso la parola perché vorrei essere querelato, vorrei ricordare quando nel silenzio totale Cruciani e Porro, il cui cadavere vedrà alla fine di quel fiume, chiedevano l’intervento del governo per riportare in Italia la sua figlioletta viziata perché lei non poteva subire la tirannia di Orban. Eravamo noi o mi sbaglio?».

Le parole del conduttore hanno ulteriormente alzato il tono dello scontro. Porro ha rivendicato il ruolo avuto, insieme a Cruciani, nel chiedere un intervento delle istituzioni italiane e ha contestato quello che considera un attacco ingiustificato nei confronti suoi e degli altri giornalisti citati.

«Ma come si permette?»: la contestazione sulle parole del post

Nel corso del suo intervento, Porro è tornato soprattutto sul riferimento ai cadaveri contenuto nel messaggio pubblicato su X. Il giornalista ha contestato la scelta di utilizzare un’espressione che, pur inserita in una frase metaforica, richiama direttamente la morte delle persone nominate.

«Io capisco perché la Salis è diventata quella roba là. Ma tu puoi pensare di augurare anche se metaforicamente la morte? Perché vuoi vedere il cadavere? Ma come si permette? Come si permette?».

La contestazione del conduttore si concentra dunque sul linguaggio adoperato da Roberto Salis e sul significato attribuito alla frase. Porro ha sostenuto che il riferimento alla morte, anche se espresso in forma figurata, rappresenti un limite che non dovrebbe essere superato nel confronto tra persone che hanno posizioni differenti.

Il caso mette in evidenza come le polemiche politiche e mediatiche possano inasprirsi quando le critiche coinvolgono direttamente i protagonisti, anziché limitarsi alle loro dichiarazioni o alle questioni sulle quali si confrontano. In questa circostanza, il post di Salis ha provocato una replica televisiva dai toni altrettanto duri, alimentando ulteriormente la contrapposizione.

Dalla vicenda giudiziaria allo scontro mediatico

La controversia si è sviluppata a partire da una decisione giudiziaria che riguardava Ilaria Salis, ma il confronto successivo si è concentrato soprattutto sulle parole utilizzate dal padre e sulla reazione di Porro.

Da una parte, il messaggio pubblicato su X ha chiamato direttamente in causa sei giornalisti attraverso un’espressione che evoca l’immagine dei cadaveri. Dall’altra, il conduttore di Quarta Repubblica ha risposto contestando il contenuto del post e ricordando le iniziative che, insieme a Cruciani, sostiene di aver promosso in favore di un intervento del governo italiano nella vicenda di Ilaria Salis in Ungheria.

Il risultato è un confronto pubblico nel quale la questione giudiziaria iniziale è passata in secondo piano rispetto alla polemica sul linguaggio e sui rapporti tra informazione, politica e personaggi pubblici.

Lo scontro tra Roberto Salis e Nicola Porro si inserisce così in un clima di forte contrapposizione, nel quale i social network amplificano le dichiarazioni e la televisione diventa il luogo della replica. Le parole pronunciate dai due protagonisti hanno assunto un peso autonomo rispetto alla vicenda da cui tutto è partito, trasformando una polemica online in un nuovo caso mediatico nazionale.

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