
Giorgia Meloni riconosce a Matteo Salvini il diritto di esprimere una posizione diversa sulla guerra in Ucraina, ma chiarisce che la linea del governo italiano non cambierà. Il sostegno a Kiev resta una priorità della maggioranza, nonostante le perplessità emerse durante il congresso della Lega. Intanto, sul fronte diplomatico, arriva un’apertura significativa da parte di Volodymyr Zelensky, che per la prima volta si dice disponibile a discutere anche delle garanzie di sicurezza richieste dalla Russia nell’ambito di un futuro accordo di pace. Un tema che, secondo il Cremlino, sarà affrontato nei negoziati trilaterali previsti ad Abu Dhabi a novembre.
Meloni risponde a Salvini: «La posizione della maggioranza non cambia»
La presidente del Consiglio è intervenuta sulla questione al termine del Consiglio dei ministri dedicato alla manovra, rispondendo a una domanda sulle dichiarazioni di Matteo Salvini durante il congresso della Lega.
La premier ha scelto di non alimentare uno scontro diretto con il vicepremier, riconoscendo la legittimità delle diverse sensibilità presenti nella coalizione.
«Io penso che un congresso sia il luogo per antonomasia in cui si esprime la propria sensibilità, faccio i complimenti per la rielezione a Matteo Salvini e penso che abbia tutto il diritto di segnalare un sentimento, un umore della sua base», ha dichiarato.
Meloni ha però ribadito che l’orientamento complessivo dell’esecutivo resta quello di continuare ad aiutare l’Ucraina.
«L’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che per garantire la pace il modo migliore sia continuare a sostenere l’Ucraina per cui non prevedo che quella sintesi cambi».
Una risposta che evidenzia la volontà della presidente del Consiglio di mantenere l’unità della coalizione senza modificare la politica estera italiana.
Zelensky apre alle richieste di Mosca sulle garanzie di sicurezza
Mentre in Italia prosegue il confronto politico sugli aiuti a Kiev, dal presidente ucraino arriva un segnale di disponibilità al dialogo su uno dei temi più delicati del possibile negoziato di pace.
Volodymyr Zelensky ha riconosciuto che anche le richieste russe in materia di sicurezza potrebbero essere affrontate nell’ambito delle trattative per mettere fine al conflitto.
«Prima dobbiamo risolvere la questione di questa guerra e solo poi cercare risposte alle richieste che la Russia solleva sulla base delle sue proprie opinioni e aspettative sulla sicurezza», ha spiegato il presidente ucraino parlando con i giornalisti.
L’apertura non equivale all’accettazione delle condizioni poste da Mosca, ma introduce la possibilità di discutere anche delle esigenze di sicurezza russe all’interno di un percorso negoziale.
Zelensky ha inoltre sottolineato il ruolo degli Stati Uniti come possibili mediatori e la necessità di coinvolgere direttamente l’Europa qualora le future garanzie richiedessero impegni da parte dei Paesi europei.
«Possiamo discutere le questioni concettuali sollevate dai russi con la mediazione degli Stati Uniti. Ma se poi iniziamo a parlare di un formato di garanzie di sicurezza ed è deciso che queste garanzie richiederanno il coinvolgimento dell’Europa, l’Europa deve partecipare alle discussioni».
Abu Dhabi, il Cremlino conferma il confronto sulle garanzie di sicurezza
A confermare che il tema sarà al centro dei prossimi colloqui è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
Secondo quanto annunciato da Mosca, le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e per la Russia saranno discusse durante un incontro in formato trilaterale previsto ad Abu Dhabi nel mese di novembre.
Il confronto dovrebbe rappresentare un’occasione per affrontare uno dei nodi principali della guerra: la definizione di un sistema di sicurezza che possa accompagnare un eventuale accordo di pace.
Restano però profonde le distanze tra le posizioni di Kiev e Mosca, a partire dalle condizioni per interrompere le ostilità e dalle garanzie necessarie per evitare una ripresa del conflitto.
La tensione nella maggioranza sugli aiuti militari
Le parole di Meloni arrivano dopo il congresso della Lega, durante il quale Salvini, rieletto segretario, ha chiesto un cambio di rotta sugli aiuti all’Ucraina.
«Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina», aveva dichiarato il vicepremier, annunciando l’intenzione di portare questa posizione in Consiglio dei ministri. ANSA.it+1
Una presa di posizione che aveva provocato tensioni nella coalizione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva ribadito la volontà di procedere con un nuovo pacchetto di aiuti militari, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva escluso cambiamenti nella linea italiana. ANSA.it+1
La questione potrebbe ripresentarsi entro la fine dell’anno, quando il governo dovrà valutare il rinnovo del quadro normativo che consente l’invio di forniture militari a Kiev, attualmente in scadenza il 31 dicembre 2026. RaiNews+1
Meloni, dunque, lascia spazio alle differenti sensibilità politiche degli alleati, ma conferma la posizione dell’esecutivo: continuare a sostenere l’Ucraina mentre si lavora a una soluzione diplomatica.
Una linea che dovrà confrontarsi sia con le divisioni interne alla maggioranza sia con gli sviluppi dei negoziati internazionali, nei quali il tema delle garanzie di sicurezza per Kiev e Mosca potrebbe assumere un ruolo sempre più centrale.
Segui i negoziati di Abu Dhabi e le decisioni italiane sugli aiuti a Kiev


