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“Morto anche lui dopo l’intervento”. Piccolo Alessandro, nuovo shock in Italia dopo Domenico

Pubblicato: 22/02/2026 10:54

Certe notizie arrivano come un colpo secco, e lasciano dietro di sé un silenzio difficile da riempire. Mentre l’Italia è ancora scossa dalla morte del piccolo Domenico, il bambino di Napoli deceduto dopo un trapianto di cuore, un’altra storia spezza il fiato: a Rivara, nel Torinese, è morto Alessandro Cardì, sette anni.

Una tragedia che, per tempi e contesto, riaccende domande e inquietudini. Alessandro, per tutti Ale, si è spento nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, a pochi giorni da un intervento in ospedale. In un paese piccolo, però, una perdita così non resta mai privata: diventa un dolore condiviso, una ferita collettiva.

Un paese in lutto e un nome che resta

La notizia è arrivata all’improvviso e ha trasformato Rivara in una comunità raccolta, quasi una famiglia allargata. Quando se ne va un bambino, il lutto coinvolge compagni di classe, insegnanti, amici, volontari. Ale era conosciuto, presente, circondato da affetto.

È anche per questo che il suo nome oggi rimbalza tra messaggi, ricordi e pensieri: non come “caso”, ma come vita reale. E, insieme al dolore, cresce il bisogno di capire con chiarezza cosa sia accaduto.

Immagine simbolica di un bambino

Muore una settimana dopo l’intervento, il caso del piccolo Alessandro

Il bambino era affetto fin dalla nascita da una grave patologia genetica rara, la Mcap, una forma di megalencefalia. Una condizione complessa, fatta di cure costanti e controlli periodici, che la famiglia ha affrontato con dedizione, passo dopo passo.

Nonostante la fragilità, chi lo conosceva lo racconta come un bambino capace di regalare sorrisi e dolcezza con uno sguardo. Un dettaglio che, oggi, pesa ancora di più: perché rende la sua assenza concreta, quotidiana, impossibile da ignorare.

L’intervento al Regina Margherita e il peggioramento improvviso

Immagine simbolica legata all’infanzia

Come riporta Torino Cronaca, il 4 febbraio Alessandro era stato sottoposto a un intervento per la rimozione delle adenoidi all’ospedale Regina Margherita, centro pediatrico di riferimento regionale. Secondo quanto emerso, l’operazione si era svolta regolarmente e nel decorso post-operatorio non erano stati segnalati problemi immediati.

Dopo alcuni giorni Ale era tornato a casa. Poi, nella notte, l’aggravarsi improvviso delle condizioni, la chiamata al 118 e la corsa contro il tempo. I soccorritori, però, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

La procura apre un fascicolo: cosa significa

Ospedale Regina Margherita di Torino

La vicinanza temporale tra l’intervento e la morte ha spinto la Procura della Repubblica di Ivrea ad aprire un fascicolo con carattere esclusivamente conoscitivo. A coordinare le attività investigative è il procuratore capo Gabriella Viglione.

Al momento non ci sono indagati né ipotesi di reato. È un passaggio definito “atto dovuto”: serve ad accertare con rigore scientifico se esista un nesso causale tra l’operazione chirurgica e il decesso oppure se si tratti di eventi indipendenti. L’autopsia è stata affidata a un collegio di specialisti, compresi esperti della patologia genetica di cui soffriva il bambino, per ricostruire la sequenza clinica e valutare eventuali complicanze.

Il cordoglio e l’ultimo saluto

Intanto, la comunità si è stretta attorno ai genitori, Alfredo e Daniela, al fratello Francesco e ai nonni. Il sindaco Maurizio Giacoletto ha espresso il cordoglio dell’amministrazione comunale, sottolineando come l’intero paese si senta colpito da questa perdita.

Anche il parroco don Stefano ha voluto ricordare il piccolo durante un momento di preghiera condiviso: “Ale ora è diventato un angelo”. La camera ardente è stata allestita a Valperga, mentre i funerali si terranno nella chiesa parrocchiale di Rivara, dove la comunità si ritroverà per l’ultimo saluto.

Il tempo delle risposte, senza perdere il rispetto

Adesso resta il tempo dell’attesa: quello degli esiti tecnici, delle risposte che dovranno chiarire ogni passaggio sotto il profilo medico-legale. Sarà un percorso che richiederà settimane, forse mesi.

Ma oltre alle carte e agli accertamenti, resta il vuoto. A Rivara, la scomparsa di Ale non è solo una notizia di cronaca: è una ferita collettiva che chiede rispetto, silenzio e verità.

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Ultimo Aggiornamento: 22/02/2026 23:53

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