
Il caso di Rogoredo riaccende il dibattito politico. Dopo l’arresto di Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato di omicidio volontario per la morte di un pusher nella periferia sud di Milano, arrivano le prime reazioni dal governo. Tra queste, quelle del leader della Lega e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che rispetto alle posizioni espresse nelle settimane precedenti adotta ora un tono più prudente.
«Penso alle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa che oggi sono per strada in tutta Italia, nelle stazioni, a rischiare la vita per salvare le vite. Quindi se fosse confermato il suo comportamento criminale sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi in divisa. Detto questo, chi sbaglia paga, se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più», ha dichiarato.
Il vicepremier ha ribadito la propria fiducia nelle forze dell’ordine: «Io come tutti gli italiani, anzi come quasi tutti gli italiani, porto rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine. Se qualcuno invece usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa».
Le dichiarazioni precedenti
Le parole attuali segnano però una distanza rispetto alle dichiarazioni rilasciate in precedenza dallo stesso Salvini, che aveva difeso apertamente l’agente. «Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma», aveva affermato. E ancora: «Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato».
In un altro intervento aveva definito «ingeneroso, eccessivo, gratuito» l’avvio dell’inchiesta per omicidio volontario, parlando di «più legittima difesa di così».
Durante un controllo antidroga nella periferia di Milano un nordafricano, irregolare e con vari precedenti, si avvicina puntando una pistola contro gli agenti (solo dopo si scoprirà che era a salve).
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) January 27, 2026
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Piantedosi: «Nessuno scudo immunitario»
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha sottolineato il lavoro svolto dagli investigatori: «Grazie alla questura di Milano per il lavoro svolto con la procura della Repubblica che ha consentito di fare chiarezza su quanto accaduto a Rogoredo».
Piantedosi ha ribadito che la vicenda è stata affrontata «senza scudi immunitari per nessuno» e ha evidenziato come le forze di polizia siano «perfettamente in grado di fare giustizia anche al proprio interno», richiamando i principi di rigore, trasparenza e fedeltà alla legge.
La vicenda giudiziaria resta ora al centro dell’attenzione, mentre proseguono le indagini per ricostruire con precisione quanto accaduto.


