
Manca meno di un mese al referendum sulla riforma della giustizia e il quadro che emerge dai sondaggi fotografa un vantaggio del Sì, seppur contenuto. Secondo l’analisi realizzata da Noto Sondaggi per Il Giornale, il 53,3% degli intervistati si dichiara favorevole alla separazione delle carriere, mentre il 46,7% è orientato verso il No. Uno scarto di 3,3 punti percentuali che segnala una tendenza, ma non consente letture definitive.
Il dato più rilevante, infatti, è rappresentato dal peso degli indecisi, che si attestano intorno al 20%. Una quota significativa, capace di modificare l’esito finale della consultazione. In un contesto così equilibrato, la mobilitazione e l’affluenza potrebbero risultare determinanti.
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Centrodestra compatto sul Sì
L’analisi dei flussi politici evidenzia una netta compattezza del centrodestra a sostegno della riforma. Tra gli elettori di Fratelli d’Italia il consenso per il Sì sfiora la totalità, con percentuali che arrivano al 97%. Nella Lega il sostegno si attesta al 96%, mentre in Forza Italia si registra un 94% di favorevoli.
Un blocco elettorale che appare solido e sostanzialmente privo di defezioni verso il fronte opposto. Le eventuali divergenze interne, secondo il sondaggio, si tradurrebbero più facilmente in astensione che in un voto contrario. Un elemento che rafforza la percezione di una coalizione allineata sul tema della riforma della magistratura.

Le divisioni nel fronte del No
Più articolata la situazione tra le forze che sostengono il No al referendum. Nel Partito Democratico l’85% degli elettori si dichiara contrario alla riforma, mentre in Alleanza Verdi e Sinistra la percentuale sale al 92%. Tuttavia emergono crepe significative: il 15% dell’elettorato dem sarebbe orientato a votare Sì.
Anche nel Movimento 5 Stelle si registra una frattura evidente: un quarto degli elettori, pari al 25%, si schiererebbe a favore della separazione delle carriere. Un dato che indebolisce l’idea di un fronte compatto contro la riforma.
In area centrista, il quadro appare differenziato. In Azione il 77% degli elettori sostiene il Sì, mentre in Italia Viva la quota dei favorevoli scende al 67%. Percentuali che confermano come la riforma della giustizia attraversi trasversalmente gli schieramenti politici.

Scontro pubblico e affluenza decisiva
Il confronto politico si è acceso anche sul piano del dibattito pubblico. Ospite su La7, nel programma “In altre parole” condotto da Massimo Gramellini, la giornalista Giovanna Botteri ha definito il referendum come un’iniziativa incompatibile con i principi democratici, esprimendo una posizione critica molto netta.
Di segno opposto l’intervento della costituzionalista Marilisa D’Amico, docente dell’Università Statale di Milano, che ha sostenuto come la riforma rappresenti un completamento del percorso di parità tra accusa e difesa, invitando la sinistra a non rinnegare i propri principi per ragioni di opportunità politica.
Al di là delle dichiarazioni e delle percentuali, la vera incognita resta la partecipazione al voto. Tra gli elettori favorevoli al Sì, il 56% dichiara l’intenzione di recarsi alle urne, contro il 65% di chi sostiene il No. Un divario che potrebbe incidere in modo sostanziale sull’esito finale.
Il 53,3% registrato oggi rappresenta una fotografia, non una sentenza. Senza una mobilitazione effettiva, il vantaggio rischia di restare teorico. In una consultazione referendaria, più che altrove, sono la partecipazione e la capacità di convincere gli indecisi a determinare il risultato. E in questo scenario, ogni punto percentuale può fare la differenza.


