
È morto il 5 marzo, all’età di 83 anni, lo scrittore portoghese António Lobo Antunes, considerato uno dei più grandi protagonisti della letteratura europea contemporanea. Autore di romanzi complessi e profondi, capaci di raccontare le ferite della storia e le inquietudini dell’animo umano, Antunes è stato per decenni una delle voci più autorevoli della narrativa portoghese tra la fine del Novecento e l’inizio del XXI secolo.
La sua produzione letteraria, tradotta in numerose lingue e diffusa anche in Italia, ha lasciato un segno duraturo nel panorama culturale internazionale. Con oltre venti romanzi pubblicati, lo scrittore ha affrontato temi come memoria, trauma, guerra coloniale e crisi della società portoghese, costruendo un universo narrativo riconoscibile e profondamente personale.
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Dalla medicina alla vocazione per la scrittura
Nato a Lisbona in una famiglia colta e benestante, António Lobo Antunes crebbe in un ambiente dove la medicina e la cultura avevano un ruolo centrale. Il padre era un neurologo che aveva collaborato con il premio Nobel António Egas Moniz, circostanza che contribuì a indirizzare il giovane verso studi scientifici.
Nonostante il desiderio di diventare scrittore fosse presente fin dall’infanzia, Antunes seguì inizialmente le aspettative familiari. Studiò medicina all’Università di Lisbona, specializzandosi poi in psichiatria, professione che avrebbe esercitato per diversi anni. La passione per la letteratura, tuttavia, non lo abbandonò mai.
In una intervista rilasciata a Repubblica nel 2014, lo scrittore raccontò quanto fosse stato difficile trovare la propria voce narrativa:
«Divenni psichiatra perché non volevo essere un medico. L’unico mestiere che ho mai desiderato fare nella vita è però lo scrittore. Ho sempre saputo che non sarebbe stato facile, e infatti sono trascorsi molti anni prima che trovassi la mia voce. Ho pubblicato il mio primo libro a trentasei anni, e quasi fino ad allora la mia reazione era sempre la stessa: così non va. Riscrivevo in continuazione».

L’esperienza della guerra coloniale
Un passaggio decisivo nella vita di Antunes fu l’esperienza militare in Angola all’inizio degli anni Settanta. Chiamato a prestare servizio come medico militare durante la guerra coloniale portoghese, lo scrittore entrò in contatto diretto con la violenza del conflitto e con il trauma psicologico dei soldati.
Quell’esperienza lasciò un segno profondo nella sua visione del mondo e divenne uno dei temi centrali della sua futura produzione letteraria. Dopo il ritorno in Portogallo continuò a lavorare come psichiatra a Lisbona, ma nello stesso periodo iniziò a dedicarsi sempre più intensamente alla scrittura.
Il suo esordio letterario arrivò nel 1979 con il romanzo “Memória de Elefante”, pubblicato quando aveva trentasei anni. Da quel momento la sua carriera narrativa prese slancio e si arricchì di opere che avrebbero conquistato lettori e critica.
I romanzi e il successo internazionale
Negli anni successivi Antunes pubblicò numerosi libri diventati punti di riferimento della letteratura portoghese contemporanea. Tra i più noti figurano “Os Cus de Judas”, uno dei romanzi più importanti sulla guerra coloniale portoghese, “Fado Alexandrino”, “As Naus” e “O Manual dos Inquisidores”.
In Italia le sue opere sono state pubblicate da Einaudi e Feltrinelli, che hanno portato in libreria titoli come “Lo splendore del Portogallo”, “In culo al mondo” e “Dizionario del linguaggio dei fiori”.
La scrittura di Lobo Antunes è sempre stata caratterizzata da una forte sperimentazione formale. Nei suoi romanzi ricorrono monologhi interiori, strutture narrative frammentate e lunghi periodi in cui più voci e punti di vista si intrecciano. Nei suoi libri convivono memoria personale, trauma storico, crisi familiare e decadimento sociale, con una particolare attenzione alla dimensione psicologica dei personaggi.
La formazione da psichiatra influenzò profondamente il modo in cui costruiva i protagonisti delle sue storie, concentrandosi sui loro processi mentali e sulle zone più intime dell’esperienza umana. Per questa complessità stilistica, la critica lo ha spesso accostato allo scrittore americano William Faulkner.
Premi e riconoscimenti
Nel corso della sua lunga carriera Antunes ricevette numerosi riconoscimenti internazionali. Tra i più prestigiosi figurano il Premio Camões, assegnatogli nel 2007 e considerato il massimo riconoscimento per la letteratura in lingua portoghese, e il Jerusalem Prize, ricevuto nel 2005.
Per anni il suo nome fu indicato tra i possibili candidati al Premio Nobel per la letteratura, premio che tuttavia non riuscì a ottenere, a differenza del suo connazionale José Saramago, insignito nel 1998.

La visione della letteratura
Fino agli ultimi anni della sua vita, António Lobo Antunes ha continuato a scrivere con disciplina quasi ossessiva. Quando compì ottant’anni, il quotidiano portoghese Expresso descrisse così il suo modo di lavorare:
«Sembra chiuso in una capsula che lo isola dal mondo che lo circonda, un bozzolo dove tesse instancabilmente la sua prosa narrativa».
Una voce letteraria definita come «la più potente della letteratura portoghese», capace di rinnovarsi dopo oltre quattro decenni di attività e decine di romanzi.
Lo stesso Antunes aveva spiegato con chiarezza quale fosse, per lui, il senso profondo della letteratura:
«Quello che conta è il libro come un tutto, e ciò che conta di più non sono nemmeno le parole scritte, ma quello che sta tra le parole, gli spazi bianchi».
E ancora: «Il libro è qualcosa che mettiamo contro un orecchio per udire il rumore del mondo. Il mio compito è solo scrivere, non fornire spiegazioni… Ho solo libri».
Con la sua opera, António Lobo Antunes lascia un’eredità letteraria che ha contribuito in modo decisivo a rinnovare la narrativa portoghese, imponendosi come una delle figure più influenti e originali della letteratura europea contemporanea.


