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Dario Marini trovato morto dopo una settimana: il giallo del 39enne e l’ipotesi di istigazione al suicidio

Pubblicato: 07/03/2026 16:09

La morte di Dario Marini, 39 anni, originario di Padova, resta avvolta da numerosi interrogativi. L’uomo è stato trovato senza vita sette giorni dopo la sua scomparsa, in un piccolo bosco vicino al cimitero di Sabbionara di Avio, in Trentino (provincia di Trento), a circa 150 chilometri da casa. Un ritrovamento che inizialmente sembrava indicare un gesto volontario, ma che ora presenta diversi elementi ancora da chiarire.

Proprio per le molte anomalie emerse nelle ultime settimane, la Procura di Rovereto ha deciso di aprire un fascicolo ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita del trentanovenne e di comprendere se qualcuno possa aver avuto un ruolo nella vicenda.

L’inchiesta della procura

Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Viviana Del Tedesco, mentre sul campo operano i carabinieri di Avio. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati, ma gli accertamenti proseguono a tutto campo.

La decisione di aprire un’inchiesta è arrivata anche dopo l’esposto presentato dalla madre della vittima, che ha chiesto di fare piena luce sulle circostanze della morte del figlio. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire con precisione gli spostamenti dell’uomo e capire cosa sia accaduto nei giorni precedenti al ritrovamento.

Gli inquirenti stanno esaminando diversi elementi: il traffico telefonico, le movimentazioni bancarie e le frequentazioni del trentanovenne. Non sono stati ancora ritrovati i due telefoni cellulari e il computer personale di Marini, strumenti che potrebbero rivelarsi decisivi per comprendere la vicenda.

I dubbi sulla data della morte

Uno dei punti più controversi riguarda il momento esatto del decesso. In un primo momento si era ipotizzato che Marini si fosse tolto la vita tra il 15 e il 16 febbraio, nelle stesse ore in cui la sua Fiat 500 bianca era stata individuata nel parcheggio del cimitero di Sabbionara.

L’autopsia, tuttavia, avrebbe fornito indicazioni differenti. Secondo il consulente della famiglia, il medico legale Massimo Montisci, la morte potrebbe risalire a 48 o 72 ore prima del ritrovamento del corpo, avvenuto il 22 febbraio. Un dettaglio che cambierebbe completamente lo scenario delle indagini.

Le temperature rigide della zona potrebbero aver rallentato il processo di decomposizione, ma per il consulente sarebbe comunque improbabile che il corpo sia rimasto nel bosco per una settimana senza essere notato da nessuno.

Il lungo viaggio prima della scomparsa

Anche gli spostamenti compiuti dal 39enne il giorno della scomparsa risultano difficili da interpretare. Marini avrebbe percorso centinaia di chilometri in auto seguendo un tragitto tortuoso: prima Bologna, poi il ritorno verso nord fino a Spinea, quindi un passaggio verso l’Austria e infine il rientro in Trentino.

Un viaggio apparentemente senza una meta precisa. Gli investigatori ipotizzano che l’uomo possa aver cercato di far perdere le proprie tracce, soprattutto dopo essersi liberato dei telefoni cellulari.

Resta però una domanda cruciale: se l’auto è rimasta sempre parcheggiata nel piazzale del cimitero, è possibile che qualcuno abbia prelevato Marini e lo abbia riportato sul posto giorni dopo? È uno dei quesiti su cui si concentrano gli accertamenti della Procura.

Le piste seguite dagli investigatori

Le indagini stanno approfondendo anche il contesto delle frequentazioni di Dario Marini, descritto come un assiduo frequentatore della movida notturna padovana. Gli investigatori vogliono capire se negli ambienti che frequentava possa essersi verificato qualcosa in grado di spingerlo a fuggire o a temere per la propria sicurezza.

Al momento l’ipotesi più accreditata resta quella del gesto compiuto in solitudine, confermato dagli esami autoptici e balistici. Tuttavia rimangono numerosi aspetti oscuri che continuano ad alimentare i dubbi degli inquirenti.

«Posso soltanto confermare che le indagini sono in corso e che vige uno stretto riserbo», ha spiegato l’avvocato della famiglia Federico Alati, aggiungendo: «Mi preme però ringraziare la Procura di Rovereto e il pubblico ministero Del Tedesco per la professionalità e l’umanità con cui stanno gestendo questa delicata indagine».

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