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Harvey Weinstein dal carcere: “Pugni in faccia e solitudine. Sono innocente, non voglio morire a Rikers Island”

Pubblicato: 12/03/2026 09:45

Per decenni è stato uno dei nomi più influenti dell’industria cinematografica mondiale. Oggi la vita di Harvey Weinstein si svolge in una cella del carcere di Rikers Island, a New York, lontano dai riflettori di Hollywood e dai red carpet che avevano accompagnato la sua carriera. L’ex produttore cinematografico, condannato a 16 anni di carcere per crimini sessuali, ha raccontato la sua attuale condizione in quella che rappresenta la prima intervista faccia a faccia concessa dalla prigione.

A incontrarlo è stato Maer Roshan, condirettore dell’Hollywood Reporter, che ha descritto un uomo profondamente diverso rispetto al potente magnate dell’industria del cinema. Secondo il racconto dell’intervista, Weinstein appare molto dimagrito, pallido e costretto su una sedia a rotelle, con indosso la tuta gialla del carcere, simbolo di una condizione ormai distante anni luce dall’immagine pubblica che aveva costruito durante la sua carriera.
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La vita a Rikers Island

Attualmente Harvey Weinstein si trova nell’unità medica del carcere di Rikers Island, dove è seguito per diversi problemi di salute. Tra le patologie citate figurano un tumore al midollo osseo, il diabete e le conseguenze di un intervento cardiaco subito in passato.

L’ex produttore racconta di trascorrere quasi tutta la giornata in isolamento. «Passo 23 ore al giorno nella mia cella», afferma, spiegando che nell’area in cui è detenuto non esistono spazi per socializzare con altri detenuti. La vita quotidiana è scandita soprattutto dalle telefonate con i figli, che rappresentano per lui uno dei pochi momenti di contatto con il mondo esterno.

Secondo il suo racconto, ogni poche ore ha la possibilità di utilizzare il telefono per brevi conversazioni. «Posso chiamare per circa 16 o 18 minuti ogni tre ore», spiega. L’ex produttore dice di parlare regolarmente con tre dei suoi figli: la figlia maggiore e i due più giovani, che oggi hanno 12 e 15 anni. Con altri due figli, invece, i rapporti sarebbero interrotti da tempo. Ai più piccoli avrebbe sempre ribadito la propria versione dei fatti: «Ho detto loro che sono innocente».

L’aggressione raccontata dall’ex produttore

Nel racconto della vita in carcere emerge anche un episodio di violenza tra detenuti. Weinstein sostiene di essere stato colpito da un altro prigioniero mentre attendeva il proprio turno per usare il telefono.

Secondo la sua versione, avrebbe chiesto all’uomo se avesse terminato la telefonata. La risposta sarebbe stata un’aggressione improvvisa. «Ha riattaccato la cornetta e mi ha dato un pugno in faccia», racconta. L’ex produttore sostiene di essere caduto a terra con il volto sanguinante.

Nonostante l’episodio, dice di non aver indicato il responsabile alle guardie carcerarie. «Qui dentro non puoi fare la spia, è la legge della giungla», avrebbe spiegato, descrivendo il clima di tensione che caratterizza la vita quotidiana nel penitenziario.

Per affrontare la detenzione, Weinstein racconta di aver trovato rifugio nella lettura. In carcere ha ripreso alcuni classici studiati durante gli anni del liceo, tra cui opere di Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald. Tra i libri che lo accompagnano nella sua cella cita titoli come Addio alle armi, Per chi suona la campana e Il grande Gatsby.

Quando incontra altri detenuti o personale della struttura, dice che le domande riguardano spesso il suo passato nel mondo del cinema. In particolare, molti citerebbero la collaborazione con il regista Quentin Tarantino, con cui aveva lavorato alla produzione di film diventati iconici come Pulp Fiction.

«Non voglio morire qui dentro»

A pochi giorni dal suo 74° compleanno, Weinstein ammette di temere che la sua vita possa concludersi in carcere. «Sarebbe una fine spietata», afferma, sostenendo di non aver ricevuto alcuna forma di clemenza nonostante, a suo dire, il contributo dato alla società nel corso della sua carriera.

«Non mi hanno dato la pena di morte, anche se le accuse sono quelle che sono», aggiunge, sottolineando la paura di trascorrere il resto dei suoi anni dietro le sbarre. «Ma non voglio morire qui dentro».

Le accuse e il riferimento al caso Epstein

Durante l’intervista, l’ex produttore affronta anche il tema del suo presunto rapporto con Jeffrey Epstein, il finanziere morto nel 2019 in un carcere di New York dopo essere stato accusato di traffico sessuale.

Weinstein ridimensiona qualsiasi legame. «Forse l’ho incontrato una o due volte», afferma, negando che Epstein facesse parte della sua cerchia di conoscenze. «Non eravamo amici».

Riguardo alle accuse che lo hanno travolto a partire dal 2017, quando oltre cento donne lo denunciarono per presunti abusi e molestie, l’ex produttore continua a sostenere la propria linea difensiva già presentata nei processi.

Secondo Weinstein, alcune delle accuse sarebbero state legate a interessi economici. In un passaggio dell’intervista afferma che una donna avrebbe ricevuto da lui tre milioni di dollari. Allo stesso tempo riconosce errori personali nella gestione della propria vita privata: «Non avrei dovuto frequentare certe persone», dice, aggiungendo di aver mentito spesso durante il matrimonio con quella che definisce «una donna fantastica».

Sulla questione centrale, però, la sua posizione resta immutata. «Ho mai aggredito sessualmente una donna? No», afferma, ribadendo la propria innocenza rispetto alle accuse che lo hanno portato alla condanna e alla fine della sua carriera nel mondo del cinema.

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