Vai al contenuto

Sea Watch, la ong sfida il governo Meloni: “Disobbediamo, entriamo a Trapani”

Pubblicato: 18/03/2026 13:47

La tensione tra ONG e Viminale torna a salire nel Mediterraneo centrale, con un nuovo episodio che riaccende il dibattito sulla gestione dei migranti e sulle operazioni di soccorso in mare. Protagonista è la nave Sea Watch 5, che ha deciso di non attenersi alle indicazioni ricevute dal Ministero dell’Interno, cambiando rotta e dirigendosi verso la Sicilia.
Leggi anche: Le Ong sfidano ancora la Meloni: “Mandiamo una nave contro l’Italia”

Il rifiuto dell’ordine del Viminale

Secondo quanto comunicato dall’organizzazione, l’equipaggio della Sea-Watch ha scelto di non rispettare l’indicazione di dirigersi verso Marina di Carrara, definendo la richiesta non compatibile con le condizioni a bordo. La nave ha quindi fatto rotta verso Trapani, dichiarando apertamente: “Disobbediamo a questo ordine assurdo e facciamo rotta verso Trapani”.

La decisione si inserisce nel contesto di un braccio di ferro ormai consolidato tra le autorità italiane e le organizzazioni non governative impegnate nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo. Al centro della disputa ci sono i cosiddetti porti di sbarco assegnati, spesso lontani dalle zone di recupero, e le conseguenze operative e umanitarie che ne derivano.

Le condizioni dei migranti soccorsi

A bordo della nave si trovavano inizialmente tra le 100 e le 110 persone, recuperate da due gommoni in condizioni critiche. Molti presentavano ustioni da carburante, sintomi di ipotermia, forte spossatezza e malessere dopo giorni trascorsi in mare.

Nel corso delle operazioni successive al soccorso, nove migranti sono stati evacuati con urgenza a Lampedusa. Successivamente, su disposizione del Tribunale dei minori di Palermo, sono stati trasferiti su una motovedetta della Guardia Costiera 20 minori non accompagnati e tre nuclei familiari con bambini piccoli. Dopo queste operazioni, a bordo della Sea Watch 5 sono rimasti 57 adulti.

Le accuse dell’ONG e la questione sanitaria

L’organizzazione ha denunciato quella che definisce una “tortura di Stato” e un “calcolo politico cinico e disumano”, sostenendo che le condizioni meteorologiche e sanitarie non consentirebbero una navigazione prolungata verso nord. Secondo la ONG, affrontare un viaggio di tre o quattro giorni metterebbe ulteriormente a rischio la salute dei naufraghi, violando i loro diritti fondamentali.

Per questo motivo, viene richiesta l’autorizzazione allo sbarco immediato in un porto più vicino, così da garantire assistenza e permettere alla nave di tornare rapidamente operativa nelle attività di ricerca e soccorso.

Emergenza nel Mediterraneo centrale

Nel frattempo, la situazione nel Mediterraneo centrale resta critica. L’organizzazione Alarm Phone ha segnalato la presenza di almeno 225 persone ancora in difficoltà in mare. Tra queste, un gruppo di 62 migranti risulterebbe disperso dopo un possibile naufragio, mentre altre 111 persone sarebbero bloccate tra una piattaforma di gas e una nave nelle vicinanze.

A complicare ulteriormente il quadro è il peggioramento delle condizioni meteo, con partenze che continuano nonostante il rischio di tempeste, in uno scenario già segnato da eventi estremi come il ciclone Harry.

Un confronto destinato a continuare

Il caso della Sea Watch 5 rappresenta l’ennesimo capitolo di un confronto che appare lontano da una soluzione. Da una parte le ONG, che rivendicano la priorità del soccorso e della tutela della vita umana; dall’altra le istituzioni, impegnate nella gestione dei flussi migratori e nell’applicazione delle normative vigenti.

Il tema dei porti di sbarco, delle distanze imposte alle navi umanitarie e delle condizioni dei migranti soccorsi resta centrale nel dibattito politico e istituzionale. Un equilibrio difficile, che continua a generare tensioni e decisioni controverse, con il Mediterraneo che si conferma uno dei principali scenari di crisi umanitaria in Europa.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure