
Il cinema italiano piange la scomparsa di uno dei suoi artigiani più prolifici e rappresentativi di una stagione indimenticabile. Michele Massimo Tarantini si è spento a Rio de Janeiro all’età di 83 anni, lasciando un vuoto incolmabile in quel genere cinematografico che, tra gli anni Settanta e Ottanta, ha saputo mescolare il desiderio di leggerezza di un intero Paese con una satira di costume pungente e mai banale.
La notizia della sua morte, diffusa inizialmente dai media brasiliani e poi confermata in Italia, è stata commentata con profonda commozione dal cugino Sergio Martino, altro pilastro del cinema di genere nostrano. La scomparsa di Tarantini non è solo la perdita di un regista, ma la chiusura definitiva di un sipario su un’epoca in cui le sale cinematografiche erano il fulcro pulsante della cultura popolare, tra commedie sexy, polizieschi violenti e sperimentazioni che oggi vengono celebrate come opere di culto a livello internazionale.
Un maestro della commedia sexy italiana
Il contributo di Michele Massimo Tarantini alla settima arte è strettamente legato al periodo d’oro della commedia erotica all’italiana, un filone che ha saputo intercettare i mutamenti sociali e i sogni proibiti della provincia italiana. Nato a Roma nel 1942, Tarantini ha saputo trasformare set a basso budget in veri e propri laboratori di creatività, lanciando o consolidando le carriere di icone come Gloria Guida, Edwige Fenech e Barbara Bouchet. Non si trattava solo di mostrare corpi perfetti, ma di costruire una coreografia della risata che si poggiava sulle spalle di giganti del calibro di Lino Banfi, Renzo Montagnani e Alvaro Vitali. Film come La liceale o L’insegnante viene a casa sono diventati parte del DNA visivo di una generazione, capaci di generare incassi record al botteghino nonostante lo sguardo spesso critico e snobistico della critica dell’epoca, che solo recentemente ha iniziato a rivalutare queste opere come specchi fedeli di una nazione in bilico tra tradizione cattolica e liberazione sessuale.
Lo stile poliedrico tra azione e fantasy
Nonostante il grande pubblico lo associ quasi esclusivamente alle docce e ai buchi della serratura della commedia sexy, Tarantini è stato un cineasta estremamente versatile, capace di spaziare tra generi diametralmente opposti con la stessa efficacia professionale. Negli anni di piombo ha firmato pellicole di genere poliziottesco che nulla avevano da invidiare alle produzioni americane per ritmo e violenza visiva. Titoli come Napoli si ribella e Poliziotti violenti sono esempi perfetti di un cinema d’azione crudo, interpretati da star internazionali come Henry Silva. Questa capacità di adattamento lo portò anche a esplorare il mondo del fantasy e dell’avventura estrema, spesso utilizzando pseudonimi come Michael E. Lemick per aprirsi la strada verso il mercato estero. La sua regia era caratterizzata da una pulizia tecnica notevole e da una capacità narrativa diretta, che non si perdeva in intellettualismi ma puntava dritto alla pancia e al cuore dello spettatore.
La vita oltreoceano e il legame con il Brasile
Il percorso umano e professionale di Michele Massimo Tarantini ha trovato una seconda casa nel Brasile, dove il regista ha deciso di trasferirsi definitivamente e dove ha continuato a produrre pellicole che riflettevano la sua passione per l’esotismo e l’avventura. In Sudamerica ha diretto film come Italiani a Rio e Nudo e selvaggio, mantenendo sempre vivo quel ponte culturale tra la sua Roma natale e la nuova realtà brasiliana. Il cugino Sergio Martino ha ricordato con affetto come Tarantini fosse un uomo di grande umanità e fantasia, un professionista che avrebbe forse meritato una considerazione maggiore da parte delle istituzioni cinematografiche ufficiali. Il suo ritorno fugace in Italia all’inizio degli anni duemila per dirigere la sua ultima fatica, Se lo fai sono guai, ha rappresentato il canto del cigno di una carriera durata quasi quarant’anni, trascorsa gran parte lontano dai riflettori della cronaca mondana ma sempre al centro dell’affetto del pubblico che ancora oggi continua a guardare i suoi film con intramontabile nostalgia.


