Vai al contenuto

Artemis verso il lato nascosto della Luna: record di distanza e sei ore senza contatti

Pubblicato: 06/04/2026 20:36

La missione Artemis II entra nella sua fase più simbolica e complessa, quella che separa la cronaca tecnica dalla storia. A bordo della capsula Orion, quattro astronauti stanno attraversando uno dei passaggi più rari e affascinanti mai vissuti dall’uomo: il sorvolo del lato nascosto della Luna. Un momento che non è solo operativo, ma profondamente umano, segnato anche dalla voce registrata di Jim Lovell, che ha invitato l’equipaggio a fermarsi, osservare e ricordare.

Alle 20 italiane, la navicella ha stabilito un nuovo record di distanza dalla Terra, superando il primato di Apollo 13 e raggiungendo circa 406mila chilometri. È il punto più lontano mai toccato da esseri umani nello spazio. Un dato che restituisce la dimensione reale della missione: non un semplice ritorno alla Luna, ma un passo deciso verso l’esplorazione dello spazio profondo.

Il sorvolo e il blackout radio

Il momento centrale della missione inizierà poco dopo, quando Orion entrerà nella zona più remota dell’orbita lunare. Il sorvolo del lato lontano durerà oltre sei ore, ma il passaggio più delicato sarà quello dei 45 minuti senza contatti radio con la Terra. Un silenzio totale, inevitabile, che accompagna tutte le missioni che attraversano questa regione, schermata dalla massa del satellite.

Durante questo tratto, gli astronauti osserveranno una superficie completamente diversa rispetto a quella visibile dalla Terra: più montuosa, accidentata, segnata da crateri profondi. Un paesaggio che pochi esseri umani hanno visto direttamente, da Apollo 8 in poi, e che oggi torna a essere protagonista.

Tra scienza e memoria

La missione non è solo spettacolo. A bordo sono attivi esperimenti fondamentali per il futuro dell’esplorazione spaziale, in particolare per valutare l’impatto dei raggi cosmici sull’organismo umano, molto più intensi nello spazio profondo rispetto all’orbita terrestre. Dati che serviranno per preparare eventuali missioni verso Marte.

Ma accanto alla scienza, resta la dimensione simbolica. L’equipaggio proverà a replicare lo scatto di Earthrise, la celebre immagine della Terra che sorge dall’orizzonte lunare. Una fotografia che cambiò il modo in cui l’umanità guarda sé stessa: un pianeta fragile, isolato, sospeso nel buio.

Non a caso, anche oggi il messaggio che arriva dallo spazio è semplice e potente. Lo ha detto uno degli astronauti: l’umanità è una sola, senza confini né bandiere, vista da quella distanza. Una frase che, nello spazio, suona meno retorica e più concreta.

I colori della Luna e il futuro della missione

Durante il sorvolo, Orion volerà a un’altitudine tra i 5 e i 6mila chilometri, offrendo una visione dettagliata di strutture come il Mare Orientale, un enorme bacino da impatto largo circa 900 chilometri. Gli astronauti cercheranno anche variazioni cromatiche sulla superficie, come tracce di olivina o residui vulcanici arancioni, segni di un passato geologico più complesso di quanto si pensi.

La missione proseguirà nei prossimi giorni con manovre di ritorno sfruttando la gravità lunare, per rientrare sulla Terra il 10 aprile. Un viaggio breve in termini temporali, ma enorme per ciò che rappresenta: il ritorno dell’uomo oltre l’orbita bassa, verso una nuova fase dell’esplorazione spaziale.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure