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Bambino risucchiato dal bocchettone della piscina, cosa è emerso dall’autopsia: “Dettagli atroci

Pubblicato: 13/04/2026 23:13

La tragedia avvenuta durante le vacanze di Pasqua a Pennabilli, in provincia di Rimini, ha segnato un punto di svolta drammatico con i risultati emersi dall’esame autoptico. La morte del giovane Matteo B., di soli dodici anni, ha sconvolto l’opinione pubblica per la dinamica atroce e per la fatalità di un momento che doveva essere di assoluto relax in famiglia. Il corpo del ragazzino è stato sottoposto a un’analisi accurata per determinare con precisione millimetrica le cause del decesso e la natura delle lesioni riportate, fornendo alla Procura della Repubblica elementi determinanti per proseguire l’azione penale nei confronti dei presunti responsabili.

L’esito dell’esame autoptico e le cause del decesso

Nel pomeriggio di lunedì 13 aprile, i medici legali hanno terminato le operazioni sul corpo del minore, confermando purtroppo i sospetti iniziali degli inquirenti. La causa primaria del decesso è stata individuata nella sindrome da annegamento. Il giovane sarebbe rimasto intrappolato sotto il livello dell’acqua senza alcuna possibilità di riemergere a causa della fortissima pressione esercitata dall’impianto. L’autopsia, richiesta dalla sostituto procuratore Alessia Mussi, ha evidenziato come il tempo trascorso in immersione forzata sia stato fatale, rendendo vani i successivi tentativi di soccorso e la corsa disperata in ospedale, dove era stata dichiarata in precedenza la morte cerebrale.

Un dettaglio particolarmente crudo emerso dall’analisi riguarda le ferite profonde riscontrate sull’arto inferiore sinistro del dodicenne. I periti hanno descritto lesioni compatibili con un incastro meccanico violento. I segni del trauma partono dalla caviglia, risalgono l’intera articolazione del ginocchio e arrivano a interessare circa i tre quarti della coscia. Questo quadro clinico conferma la ricostruzione secondo cui la gamba del ragazzino è stata letteralmente risucchiata dal bocchettone di aspirazione della vasca idromassaggio. La forza del macchinario ha generato un effetto ventosa talmente potente da bloccare l’arto all’interno della tubazione, rendendo impossibile per i genitori, presenti al momento del dramma, liberare il figlio nonostante l’allarme immediato e i tentativi frenetici di soccorso.

Gli indagati e le responsabilità ipotizzate dalla Procura

Parallelamente agli accertamenti medici, l’attività investigativa coordinata dai Carabinieri di Novafeltria ha portato all’iscrizione di tre persone nel registro degli indagati. Si tratta di figure chiave nella gestione e nella sicurezza della struttura alberghiera: il direttore dell’hotel, l’amministratore della società proprietaria dell’immobile e il responsabile della manutenzione degli impianti. L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio colposo. Gli inquirenti intendono fare piena luce sulla conformità della piscina alle norme di sicurezza vigenti, verificando se il bocchettone fosse dotato delle griglie di protezione necessarie e se i sistemi di emergenza per lo spegnimento immediato delle pompe fossero funzionanti e facilmente accessibili.

L’accertamento tecnico ha visto la partecipazione di diversi esperti nominati dalle parti in causa per garantire la massima trasparenza nel processo di raccolta delle prove. La famiglia di Matteo, assistita legalmente dall’avvocato Umberto Gramenzi, ha incaricato il dottor Claudio Cacaci di seguire l’autopsia. Sul fronte opposto, la difesa della società che gestisce l’albergo, rappresentata dall’avvocata Michela Vecchi, ha puntato sulla consulenza del dottor Giuseppe Fortuni. La presenza di questi professionisti serve a valutare ogni singolo reperto organico e meccanico, poiché la difesa cercherà di chiarire se il tragico evento possa essere riconducibile a un malfunzionamento imprevedibile o a una tragica fatalità non imputabile a negligenza dei gestori.

Il dolore della comunità e l’ultimo addio a Matteo

Con la conclusione degli esami autoptici, la magistratura ha dato il nulla osta per la restituzione della salma ai familiari. Questo passaggio permette ai genitori di riportare il figlio a casa e di procedere con l’organizzazione delle esequie. I funerali si svolgeranno a San Benedetto del Tronto, città d’origine della famiglia, presso la parrocchia abitualmente frequentata dal giovane. Sebbene non sia ancora stata fissata una data definitiva, la comunità locale si stringe attorno al dolore dei genitori, che hanno dovuto assistere impotenti alla perdita del figlio in quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio di vacanza. La vicenda continua a sollevare interrogativi importanti sulla sicurezza degli impianti acquatici e sulla necessità di controlli sempre più stringenti per evitare che simili drammi possano ripetersi.

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