
L’inchiesta milanese che coinvolge il mondo del calcio e un presunto giro di prostituzione d’alto bordo sta portando alla luce un sistema complesso e ramificato, capace di muovere cifre milionarie all’ombra della movida meneghina. Al centro del ciclone si trova l’agenzia di eventi Ma.De., con sede a Cinisello Balsamo, che secondo gli inquirenti fungeva da paravento per attività illecite ben più remunerative della semplice organizzazione di serate. La Procura di Milano, coordinata dall’aggiunto Bruna Albertini, sta lavorando freneticamente per mappare i contatti tra i gestori dell’agenzia e decine di atleti professionisti, cercando di distinguere tra la semplice partecipazione a eventi mondani e il ricorso sistematico a prestazioni sessuali a pagamento. Il volume d’affari stimato supera 1,2 milioni di euro in meno di due anni, una somma enorme che riflette il tenore di vita dei frequentatori di questo circuito esclusivo.
Il sistema operativo dell’agenzia Ma.De.
La struttura dell’organizzazione era solida e ben definita, con ruoli precisi distribuiti tra i principali indagati. Deborah Ronchi, titolare dell’agenzia, e il suo compagno Emanuele Buttini sono indicati come i promotori di un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Insieme a loro, figure come Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga si sarebbero occupati del reclutamento delle giovani donne, molte delle quali di età compresa tra i 19 e i 21 anni. Queste ragazze venivano inserite in un contesto di lusso estremo, fatto di cene nei locali più rinomati di Milano e trasferte in località turistiche d’elite come l’isola di Mykonos. Il meccanismo prevedeva che l’organizzazione trattenesse circa il 50 per cento dei compensi versati dai clienti per le prestazioni sessuali, garantendo così un flusso costante di denaro nero che veniva poi gestito attraverso operazioni sospette.
I calciatori e i flussi finanziari tracciati
Sebbene nessun calciatore risulti attualmente indagato, i loro nomi compaiono frequentemente negli atti dell’inchiesta come testimoni o come fonti di flussi finanziari. La Guardia di Finanza ha identificato bonifici per un totale di circa 200 mila euro provenienti direttamente dai conti correnti di atleti di serie A. Le squadre citate dagli investigatori coprono gran parte del panorama calcistico italiano, includendo tesserati di Inter, Milan, Juventus, Torino, Sassuolo e Verona. Questi versamenti non erano sempre finalizzati direttamente al pagamento delle escort, ma spesso coprivano i costi esorbitanti di serate a base di champagne e vodka, con conti che potevano toccare i 3.500 euro per una singola notte. Gli inquirenti stanno ora incrociando i dati dei cellulari sequestrati per capire quanti di questi atleti fossero consapevoli della natura illecita dei servizi offerti o se siano stati semplicemente clienti inconsapevoli di una macchina dello sfruttamento ben oliata.
Oltre ai reati legati alla prostituzione, la Procura sta indagando pesantemente sull’autoriciclaggio. Una parte consistente dei profitti accumulati dalla Ma.De. sarebbe stata spostata all’estero per sfuggire ai controlli delle autorità italiane. Le tracce portano verso istituti bancari in Lituania, un ponte finanziario che secondo le ipotesi accusatorie sarebbe servito a trasferire successivamente i capitali in altre giurisdizioni, tra cui il Libano. Questo aspetto dell’inchiesta è particolarmente delicato perché suggerisce una pianificazione finanziaria sofisticata, non comune in organizzazioni dedite esclusivamente allo sfruttamento della prostituzione locale. La Gip Chiara Valori, che ha disposto gli arresti domiciliari, sta valutando proprio la solidità di queste prove documentali per determinare l’entità effettiva del patrimonio illecito accumulato dai sei indagati complessivi.
La testimonianza delle ragazze e il ruolo delle escort
Il cuore pulsante delle indagini rimane il racconto delle giovani donne coinvolte. Sebbene il numero totale delle ragazze che orbitavano attorno all’agenzia fosse elevato, gli inquirenti hanno isolato un gruppo ristretto di meno di dieci escort che avrebbero avuto rapporti diretti e continuativi con una manciata di calciatori. Queste ragazze, italiane e straniere, venivano utilizzate come attrazione principale per garantire la fedeltà dei clienti più facoltosi. Alcune di loro sono già state sentite dai magistrati, fornendo dettagli cruciali sulle modalità di ingaggio e sulle pressioni subite per consegnare metà dei loro guadagni ai gestori della Ma.De. La loro posizione è quella di testimoni, vittime di un sistema che sfruttava la loro immagine e il loro corpo per alimentare un business milanese che non sembrava conoscere crisi, nemmeno nei momenti di maggiore pressione mediatica o legale.
Le prossime tappe dell’inchiesta giudiziaria
Il lavoro degli inquirenti non si ferma agli arresti eseguiti nelle ultime ore. I prossimi giorni saranno decisivi per le audizioni dei testimoni chiave, inclusi i cinque calciatori che avrebbero avuto contatti diretti accertati con le escort. La loro convocazione in tribunale servirà a chiarire se le prestazioni sessuali venissero concordate preventivamente con l’agenzia o se nascessero da accordi privati tra le parti. Resta inoltre da approfondire il tema dell’utilizzo di sostanze come il gas esilarante durante le feste, un dettaglio che emerge prepotentemente da altri filoni dell’indagine e che dipinge un quadro di degrado e sballo sistematico. La decisione del Corriere della Sera di non pubblicare i nomi degli atleti risponde a un criterio di cautela, in attesa che la magistratura definisca con precisione i profili di responsabilità o di semplice estraneità ai reati contestati a Ronchi, Buttini e ai loro collaboratori.


