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“Mi sono stancato!”. Saviano, lo sfogo senza precedenti: cosa succede

Pubblicato: 27/04/2026 13:24

Le parole, soprattutto quando arrivano da figure pubbliche, possono trasformarsi in strumenti potenti, capaci di accendere dibattiti e generare conseguenze che vanno ben oltre il contesto in cui vengono pronunciate. Nel rapporto tra informazione, politica e opinione pubblica, il confine tra critica e scontro resta spesso sottile, alimentando tensioni che si trascinano nel tempo.

In questo scenario, il ruolo degli intellettuali e dei giornalisti continua a essere al centro di una riflessione più ampia sul diritto di espressione e sui limiti del confronto pubblico. Una dinamica che si riflette anche nei tribunali, dove alcune vicende assumono un valore simbolico oltre che giudiziario.
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Saviano ospite a Che Tempo Che Fa

Nel corso dell’ultima puntata di Che Tempo Che Fa, in onda sul Nove, Roberto Saviano è stato tra gli ospiti principali, intervistato da Fabio Fazio. Lo scrittore, noto per il libro-inchiesta Gomorra, ha affrontato diversi temi legati alla sua esperienza personale e professionale, tornando anche sulla vicenda giudiziaria che lo ha visto contrapposto a Matteo Salvini.

Saviano vive sotto scorta da anni a causa delle minacce ricevute dai clan e, nel corso dell’intervista, ha commentato l’assoluzione nel procedimento legato alle sue dichiarazioni, in cui aveva definito Salvini “ministro della Malavita”.

Il commento sull’assoluzione

Nel dialogo televisivo, lo scrittore ha espresso una posizione netta sul rapporto tra potere politico e libertà di espressione: “Portare gli scrittori, gli intellettuali, i giornalisti in tribunale da parte di un ministro è un atto assolutamente autoritario. In questi anni le prime pagine che sono state utilizzate, spese contro di me, hanno reso ordinario l’attacco del potere politico verso un intellettuale che non ha nessun altro potere se non la sua firma, le sue parole, i lettori, se ce li ha. È sproporzionato”.

Entrando nel merito della vicenda giudiziaria, Saviano ha poi aggiunto: “Questa vittoria ha permesso di difendere la possibilità di criticare radicalmente il potere politico”.

Disillusione e responsabilità delle parole

Nel corso dell’intervista è emerso anche un sentimento più personale, legato agli anni di esposizione mediatica e alle conseguenze delle sue posizioni. Lo scrittore ha parlato apertamente di una certa disillusione maturata nel tempo: “Sono disilluso, quando ci ho creduto non credevo che fosse un’illusione, che la parola potesse effettivamente trasformare le cose. E che potesse farlo ottenendo, per esempio, la solidarietà come un atto ordinario e non eccezionale”.

Saviano ha quindi proseguito sottolineando la distanza tra aspettative e realtà: “Credevo che la politica, vedendo la luce, potesse davvero trasformare le cose. E invece no, essere disillusi significa che adesso so le conseguenze delle parole spese, ma ne conservo comunque la responsabilità”.

Il peso del racconto e il ruolo del pubblico

Nonostante le difficoltà, lo scrittore ha ribadito il valore del racconto e della testimonianza: “Non ho perso – spiega Saviano – la consapevolezza della necessità di raccontare e nella possibilità incredibile di chi ascolta, perché nel momento in cui qualcuno si prende del tempo e ascolta queste storie, lui stesso, lei stessa diventa mezzo di trasformazione”.

Infine, ha concluso con una riflessione sul prezzo personale pagato negli anni: “Ma so benissimo che c’è sempre un prezzo da pagare, forse mi sono un po’ stancato di pagarlo”.

Un intervento che riaccende il dibattito su libertà di espressione, rapporto tra politica e informazione e sul ruolo degli intellettuali nel contesto contemporaneo, confermando come il confronto tra poteri e parole resti un tema centrale nel panorama pubblico italiano.

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Ultimo Aggiornamento: 27/04/2026 13:25

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