
Una slavina improvvisa si è staccata sul Gran Sasso, travolgendo e distruggendo quasi completamente un rifugio situato a quota 1.650 metri sul Monte Corvo, in provincia di Teramo. L’episodio, avvenuto nel pomeriggio del 3 maggio, non ha provocato feriti, ma ha riportato alla memoria scenari drammatici legati al passato. Solo il caso ha evitato conseguenze ben più gravi, considerando che la struttura si trova lungo un percorso frequentato da escursionisti e appassionati di montagna.
Il rifugio colpito, conosciuto come Rifugio del Monte, era inserito nel tracciato del Sentiero Italia, il lungo itinerario escursionistico che attraversa l’intera Penisola per circa 8.000 chilometri. La struttura, ormai ridotta a un cumulo di detriti, rappresentava un punto di appoggio storico per chi percorreva la zona, oltre che un simbolo della tradizione legata alla transumanza.
Il racconto del sindaco e il rischio evitato
A lanciare l’allarme è stato il sindaco di Fano Adriano, Luigi Servi, che ha sottolineato la gravità dell’accaduto. Il primo cittadino ha parlato apertamente di una tragedia sfiorata, evidenziando come la situazione avrebbe potuto trasformarsi in una nuova emergenza simile a quella di Rigopiano. Le sue parole mettono in evidenza quanto sia stato determinante il fatto che, al momento del distacco della slavina, non ci fosse nessuno né all’interno del rifugio né nei dintorni.
Il sindaco ha spiegato che l’area era stata recentemente riaperta dopo un periodo di limitazioni, ma le condizioni attuali rendono comunque difficile l’accesso. La presenza di abbondante neve ha infatti isolato completamente la zona, impedendo qualsiasi tentativo di avvicinamento alla struttura colpita. Questo isolamento, se da un lato ha complicato le verifiche immediate, dall’altro ha contribuito a evitare la presenza di escursionisti.
Una struttura già esposta al rischio
Il Rifugio del Monte non era nuovo a episodi di questo tipo. In passato, infatti, la zona era già stata interessata da altre slavine, fortunatamente senza conseguenze per le persone. La costruzione, nata originariamente come punto di ristoro per i pastori durante la transumanza, aveva assunto negli anni una funzione diversa, diventando un riferimento per gli amanti della montagna e per chi percorreva il Sentiero Italia.
Negli ultimi tempi si stava lavorando a un nuovo progetto di gestione della struttura. Il Comune era vicino a un accordo con il Cai di Teramo per rilanciare il rifugio e valorizzarlo ulteriormente. L’evento di oggi, però, cambia radicalmente lo scenario, imponendo nuove valutazioni sulla sicurezza dell’area e sulla possibilità di ricostruzione.
L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza in montagna e sui rischi legati alle condizioni climatiche, sempre più imprevedibili. Anche in assenza di vittime, quanto accaduto rappresenta un segnale importante che richiama alla prudenza e alla necessità di monitorare costantemente territori esposti a fenomeni naturali di grande intensità.


