
La vicenda dei passanti investiti a Modena dal 31enne italiano di origine marocchina Salim El Koudri procede su due piani paralleli, tra l’evoluzione della cronaca giudiziaria e un acceso confronto politico che si concentra sul tema della cittadinanza italiana. Da un lato restano aperti gli aggiornamenti sulle condizioni dei feriti e sul procedimento a carico dell’uomo, dall’altro si è riacceso il dibattito sulle norme che regolano la possibilità di revoca dello status di cittadino.
L’episodio ha riportato al centro dell’attenzione pubblica la distinzione tra chi è cittadino italiano a pieno titolo e chi, invece, è titolare di un permesso di soggiorno, con conseguenze giuridiche molto diverse in caso di reati o procedimenti penali.
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Cittadinanza e permesso di soggiorno nel sistema italiano
Nel dibattito sul caso di Salim El Koudri, è fondamentale chiarire la differenza tra cittadinanza e permesso di soggiorno. La cittadinanza rappresenta il riconoscimento pieno dell’appartenenza di una persona allo Stato italiano e garantisce diritti politici, civili e sociali, tra cui il diritto di voto, l’accesso ai concorsi pubblici e il possesso del passaporto italiano. Si tratta di uno status permanente che non richiede rinnovi periodici.
Diverso è il caso del permesso di soggiorno, che costituisce invece un’autorizzazione temporanea concessa a cittadini stranieri per vivere regolarmente in Italia per motivi specifici. Questo titolo ha una durata limitata e deve essere rinnovato secondo le scadenze previste dalla normativa.

La proposta di revoca della cittadinanza e il quadro normativo
Sulla scia dei fatti di Modena, la Lega ha rilanciato la proposta di introdurre la revoca della cittadinanza agli stranieri che commettono gravi reati, presentandola come una misura di “legittima difesa” sul piano legislativo.
Tuttavia, l’attuale ordinamento italiano prevede già casi molto circoscritti di revoca della cittadinanza. Secondo la normativa vigente, aggiornata anche attraverso il decreto Sicurezza, la revoca può essere disposta con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell’Interno, entro dieci anni da una condanna definitiva superiore ai cinque anni per reati di terrorismo o eversione.
Questa misura, però, si applica esclusivamente a chi ha acquisito la cittadinanza per matrimonio, naturalizzazione o altre forme di concessione successiva alla nascita.
Un ulteriore limite è rappresentato dal principio del divieto di apolidia, che impedisce di privare una persona della cittadinanza italiana se non possiede un’altra cittadinanza, in linea con le convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia. Questo vincolo restringe ulteriormente le ipotesi in cui la revoca può essere applicata.

Il caso di Salim El Koudri e i limiti della revoca
Nel caso di Salim El Koudri, le norme attualmente in vigore non consentono la revoca della cittadinanza. Il 31enne è infatti nato in Italia, nella Bergamasca, ed è diventato cittadino italiano per diritto, secondo quanto previsto dall’articolo 14 della legge 91 del 1992, in seguito alla naturalizzazione del padre.
Non risultano inoltre a suo carico condanne definitive, e le accuse attualmente contestate nell’ambito dell’incidente di Modena non rientrano tra i reati che potrebbero aprire la strada a una revoca dello status di cittadino.
La posizione giuridica dell’indagato, quindi, resta distinta dal dibattito politico in corso, che continua a svilupparsi sul piano delle proposte legislative e delle interpretazioni del sistema di acquisizione e perdita della cittadinanza in Italia.


