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“Lo ha fatto davvero!”. Orrore su una ragazzina: arrestato lo psicoterapeuta dei vip

Pubblicato: 28/05/2026 10:40

Il rientro a casa dopo una giornata passata tra i banchi di scuola fa parte di quella routine quotidiana che ogni studente vive con assoluta naturalezza. È il momento in cui ci si scambia le ultime battute con i compagni, si controlla lo smartphone alla fermata dell’autobus o si cammina distratte pensando agli impegni del pomeriggio. In quei minuti che separano la fine delle lezioni dal ritorno alla sicurezza delle mura domestiche, la strada dovrebbe essere solo uno spazio di transito protetto, un ponte sicuro tra la scuola e la famiglia. Eppure, a volte, la normalità di quel percorso può essere bruscamente interrotta dall’irruzione di paure improvvise, capaci di trasformare un pomeriggio qualunque in un trauma difficile da cancellare.
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Ciò che ferisce maggiormente la sensibilità collettiva quando si verificano episodi di cronica vulnerabilità è la violazione dei luoghi protetti, quegli spazi urbani che la società riserva alla crescita e alla tutela dei più giovani. Quando il pericolo non si nasconde nei vicoli bui o nelle periferie degradate, ma si materializza alla luce del giorno, a pochi passi dai cancelli scolastici, la percezione della sicurezza svanisce rapidamente. Il contrasto tra l’innocenza di chi ha appena terminato le lezioni e le condotte devianti di chi sceglie deliberatamente quei contesti per dare sfogo a pulsioni illecite rappresenta un campanello d’allarme che impone risposte immediate da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

La ricostruzione dei fatti in via Collatina

È proprio in questo scenario che si inseriscono i fatti avvenuti in via Collatina, nel primo pomeriggio, intorno alle 14.30. Una studentessa minorenne si trovava in attesa del mezzo pubblico, a breve distanza da due noti istituti della zona: l’istituto comprensivo “G. Gesmundo” e la scuola media “Salvo D’Acquisto”. In quel momento, una Peugeot 208 ha accostato nei pressi della banchina. Al suo interno, un uomo di 42 anni, noto psicoterapeuta di vip e calciatori, ha iniziato a compiere atti osceni in luogo pubblico, nello specifico atti di autoerotismo, fissando la ragazzina in modo insistente e senza mai distogliere lo sguardo dall’abitacolo.

La giovane vittima, spaventata ma lucida, ha reagito gridando e insultando l’uomo, che si è subito dato alla fuga a bordo della vettura. La successiva denuncia presentata ai genitori e alla Polizia ha fatto scattare le indagini. L’attività investigativa ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, firmata dal gip del Tribunale di Roma, Paola Della Monica. Le accuse contestate al professionista sono gravi: atti osceni aggravati dalla presenza di luoghi abitualmente frequentati da minori, a cui si aggiunge la contestazione della recidiva. L’indagato, infatti, era già stato condannato in passato a un anno e otto mesi per corruzione di minorenni e atti osceni davanti a minori.

Auto della polizia italiana durante un intervento

I precedenti giudiziari e la linea della difesa

Durante l’interrogatorio di garanzia, la difesa del quarantaduenne ha provato a fornire una chiave di lettura alternativa, sostenendo che l’intera dinamica fosse frutto di un pesante malinteso da parte della minorenne. Secondo la versione dell’indagato, l’uomo soffrirebbe da tempo di una severa forma di dermatite nella zona genitale, una patologia fastidiosa in grado di provocargli attacchi di prurito improvvisi e del tutto incontrollabili. I movimenti concitati all’interno dell’auto, dunque, sarebbero stati interpretati erroneamente, poiché finalizzati esclusivamente a cercare un momento di sollievo dal dolore e dal fastidio fisico.

Tuttavia, la ricostruzione difensiva è stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari. Il gip Paola Della Monica ha definito la tesi della malattia dermatologica come contraddittoria e del tutto inverosimile, precisando all’interno del provvedimento giudiziario che lo svolgimento dei fatti e la condotta dell’automobilista risultano del tutto incompatibili con la giustificazione medica presentata in aula.

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