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Venezia, 17enne uccide la zia e getta il cadavere nel fiume: il crollo!

Pubblicato: 14/06/2026 09:44

La valutazione delle dichiarazioni rese spontaneamente o durante gli interrogatori di garanzia rappresenta da sempre uno dei momenti più delicati e cruciali dell’intera attività investigativa. Quando un impianto accusatorio si cristallizza attorno all’ammissione immediata delle proprie responsabilità, per i magistrati si apre una complessa fase di riscontro tecnico volta a verificare la totale veridicità delle affermazioni. Analizzare la tenuta psicologica dei soggetti coinvolti in eventi drammatici e la coerenza dei dettagli forniti alle autorità nelle ore immediatamente successive al reato diventa fondamentale, poiché permette agli inquirenti di comprendere se l’atto confessorio sia il frutto di un reale pentimento o una strategia difensiva per alleggerire la posizione giudiziaria.

Il crollo davanti al magistrato nella notte

Il punto di svolta nelle indagini su quello che inizialmente si profilava come un drammatico caso di scomparsa è arrivato nel cuore della notte all’interno degli uffici giudiziari. Un ragazzo di 17 anni avrebbe ucciso a coltellate la zia per poi gettare la salma nel fiume che scorre nei pressi della sua abitazione. Il giovane avrebbe confessato il delitto dopo essere stato messo a lungo alle strette dal magistrato della procura di Pordenone, Carmelo Barbaro, che indaga sul caso e che ha condotto l’interrogatorio decisivo.

L’ammissione di colpa, giunta al termine di un serrato confronto, ha impresso un’accelerazione definitiva all’inchiesta sul gravissimo fatto di sangue avvenuto a San Stino di Livenza, nel Veneziano, all’interno delle mura domestiche. Data la minore età del presunto responsabile, il pubblico ministero ha successivamente trasmesso il fascicolo e i verbali del colloquio alla Procura dei minori di Trieste per le valutazioni di competenza, mentre sul posto i carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli cercavano i primi riscontri scientifici alle parole del ragazzo.

Le indicazioni sul fiume e le ricerche del corpo

L’atto di confessione ha fornito agli inquirenti anche la mappa logistica delle azioni successive al delitto, spostando l’asse delle operazioni sul campo. Il 17enne avrebbe riferito in modo dettagliato agli inquirenti di aver gettato il corpo della zia, 53 anni, nel canale Malgher, indicando il punto esatto in cui si sarebbe sbarazzato della salma. Il cadavere, però, nonostante le ricerche siano state avviate nella serata di sabato proprio sulla base delle sue indicazioni, non è stato ancora ritrovato.

Le parole del giovane sono ora al vaglio degli specialisti che cercano di superare le difficoltà poste dalle correnti e dalle condizioni del fondale. Sul caso stanno operando i vigili del fuoco del locale distaccamento ai quali, dalla mattinata di domenica, si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Le perlustrazioni, sospese durante le ore notturne per la totale assenza di visibilità, sono riprese all’alba per dare un riscontro materiale alla confessione e chiudere il giallo legato a gravi dissidi familiari.

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Ultimo Aggiornamento: 14/06/2026 12:40

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