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Giovanni Allevi: “La malattia ha lasciato segni indelebili. Indosso un busto per proteggere le mie vertebre”

Pubblicato: 01/07/2026 17:50

Il celebre pianista e compositore Giovanni Allevi si prepara a vivere un momento di straordinaria intensità emotiva, segnando una tappa fondamentale nel suo percorso di rinascita artistica e personale. A distanza di due decenni da un’esibizione rimasta profondamente impressa nella sua mente e nel suo cuore, il musicista ha scelto di fare ritorno a Villa Arconati, una splendida cornice situata nei pressi di Milano. Questo palcoscenico non rappresenta per lui una semplice data all’interno di un tour, ma assume il valore profondo di un vero e proprio simbolo di continuità, speranza e dialogo costante con la natura e con il proprio pubblico.

Il ritorno sul palco della memoria

Vent’anni fa, proprio in quella stessa splendida villa, si verificò un episodio che Allevi ricorda ancora oggi con immutata meraviglia. Durante l’esecuzione del suo celebre brano intitolato Qui danza, una cicala iniziò a frinire seguendo perfettamente il tempo e il ritmo impresso dalle note del pianoforte. Quella coincidenza, che lo stesso artista definisce come un evento magico e irripetibile, ha spinto il compositore a voler riproporre la medesima composizione nella serata di venerdì, guidato dal desiderio quasi poetico di scoprire se la natura vorrà manifestarsi ancora una volta nello stesso identico modo, riallacciando quel filo invisibile interrotto molto tempo prima.

Per affrontare questo atteso appuntamento con il suo pubblico, Giovanni Allevi non sarà solo davanti alla tastiera del pianoforte. Ad accompagnarlo in questa complessa avventura sonora ci sarà una prestigiosa orchestra formata da professionisti di altissimo livello, provenienti dalle più importanti istituzioni musicali del territorio italiano. Si tratta di musicisti che condividono il cammino artistico del maestro ormai da moltissimi anni, figure di fiducia che nel tempo si sono specializzate nell’interpretazione della sua musica. Questa profonda intesa professionale si rivela indispensabile per poter affrontare con successo le notevoli difficoltà ritmiche e strutturali che caratterizzano le partiture di Allevi, garantendo un’esecuzione fluida e rigorosa che spazierà dai brani per pianoforte solista fino alle grandi pagine orchestrali e alle nuove riletture dei suoi successi più celebri.

La convivenza con la malattia e la nascita dei nuovi brani

Il programma musicale della serata offrirà al pubblico anche momenti di intensa commozione, come l’esecuzione del brano Tomorrow. Questa composizione possiede una genesi dolorosa e al tempo stesso straordinariamente luminosa, essendo stata scritta circa tre anni fa direttamente dal letto d’ospedale dove il musicista si trovava ricoverato per affrontare le prime durissime cure contro un aggressivo mieloma. Oggi il compositore si trova a dover convivere quotidianamente con i pesanti strascichi fisici lasciati dalla malattia oncologica. Il percorso terapeutico e il tumore stesso hanno infatti provocato danni indelebili alla sua struttura ossea, causandogli gravi cedimenti a livello vertebrale, oltre a costanti tremori e fastidiosi formicolii che colpiscono in modo particolare le sue mani, gli strumenti primari del suo fare musica.

Per poter continuare a salire sul palcoscenico, a suonare il pianoforte e a dirigere la sua orchestra con l’energia necessaria, Allevi è costretto a utilizzare un busto ortopedico protettivo. Questo tutore ha la funzione vitale di sostenere la schiena ed evitare ulteriori traumi alle vertebre fortemente indebolite. Il musicista ha confessato che l’applicazione del busto dietro le quinte, a pochi minuti dall’inizio dello spettacolo, evoca in lui la solenne sensazione della vestizione del guerriero che si prepara alla battaglia. Nonostante l’indubbio beneficio protettivo, l’ortesi comporta anche un progressivo indebolimento dei muscoli dorsali, motivo per cui l’artista cerca di ridurne l’impiego al minimo indispensabile nella vita di tutti i giorni, accettando però il compromesso durante le performance pubbliche pur di non rinunciare al legame con le note.

Una nuova filosofia basata sulla fragilità e sull’imperfezione

Le profonde sofferenze fisiche e psicologiche vissute negli ultimi anni hanno inevitabilmente trasformato il modo in cui Giovanni Allevi interpreta il suo ruolo artistico e sociale. Il maestro ha spiegato con grande lucidità che l’obiettivo del suo ritorno sulle scene non è più quello di dimostrare una tecnica perfetta o un’abilità esecutiva impeccabile per ricevere il plauso del pubblico. Al contrario, il senso profondo del suo fare musica oggi risiede nella volontà di trasmettere un messaggio universale a chi lo ascolta. Allevi desidera dimostrare che la fragilità umana può essere trasformata in una risorsa di straordinaria potenza e che proprio attraverso l’accettazione dell’imperfezione del corpo e della vita può prendere forma la vera meraviglia dell’arte.

Questa rinnovata visione esistenziale si riflette chiaramente anche nelle sue ultime fatiche artistiche, che comprendono sia un apprezzato progetto di docufilm sia la recente pubblicazione del suo libro intitolato I Nove Doni. Quando si trova a riflettere sul domani, il compositore preferisce non fare piani a lungo termine, ma sceglie deliberatamente di concentrarsi su quello che definisce un presente allargato, un approccio filosofico appreso durante i lunghi mesi di isolamento e sofferenza in ospedale. Secondo questa prospettiva ogni nuova alba rappresenta una promessa da cogliere e ogni tramonto si trasforma in un arrivederci carico di speranza. Questa serenità ritrovata non spegne tuttavia il suo fervore creativo, poiché il maestro ha rivelato di possedere un ricco archivio di composizioni inedite pronte per essere pubblicate nel corso dei prossimi anni.

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