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Marito della ministra Roccella disperso, proseguono le ricerche: sommozzatori in arrivo da tutta l’Italia

Pubblicato: 02/07/2026 11:21

Le operazioni di ricerca per ritrovare Luigi Cavallari, il marito ottantaquattrenne della ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità Eugenia Roccella, stanno proseguendo senza sosta all’interno del lago di Vico, situato nella provincia di Viterbo. L’uomo risulta disperso da ormai quasi cinque giorni, dopo essere scomparso nelle acque del bacino lacustre durante lo scorso fine settimana. La gravità della situazione ha spinto le autorità a mobilitare risorse straordinarie, richiamando sul posto specialisti e mezzi avanzati da diverse zone del territorio nazionale per tentare di localizzare l’anziano nel più breve tempo possibile, nonostante le crescenti difficoltà riscontrate sul campo dai soccorritori.

Un drammatico incidente durante una gita in barca

La vicenda ha avuto inizio nella giornata di sabato, in concomitanza con il fine settimana del 29 giugno, una data festiva particolarmente sentita nella Capitale per la ricorrenza dei santi patroni. La ministra e il consorte, sposati da ben cinquant’anni, avevano deciso di trascorrere una giornata di riposo optando per una gita in barca sul lago di Vico. Secondo le ricostruzioni iniziali, l’anziano si sarebbe tuffato nelle acque del lago per una nuotata, ma non è più riemerso in superficie. L’allarme è scattato immediatamente, lanciato dalla stessa esponente del governo che si trovava a bordo dell’imbarcazione e che ha assistito impotente alla scena, comprensibilmente sotto shock per quanto stava accadendo sotto i suoi occhi. L’ipotesi principale formulata dagli inquirenti e dai medici riguarda un possibile malore improvviso che potrebbe aver colpito l’uomo subito dopo l’impatto con l’acqua, impedendogli di tornare a galla.

La mobilitazione dei soccorritori da tutta Italia

Immediatamente dopo la segnalazione della scomparsa, la macchina dei soccorsi si è attivata con la massima urgenza. Sul luogo dell’evento sono confluiti tempestivamente i vigili del fuoco e i carabinieri, supportati dal nucleo speleo-alpino-fluviale. Con il passare delle ore, constatando la complessità dello scenario, il raggio della mobilitazione si è progressivamente ampliato a livello nazionale. Ai pompieri giunti dalle diverse province del Lazio si sono aggiunti nuclei di sommozzatori specializzati provenienti da altre regioni d’Italia, tra cui la Lombardia, la Calabria e la Sardegna. Questo imponente dispiegamento di forze sta lavorando in modo coordinato, impiegando anche moto d’acqua per il pattugliamento delle aree superficiali e droni per il monitoraggio aereo dettagliato dello specchio d’acqua e delle sponde circostanti.

Gli ostacoli naturali e la visibilità azzerata

Le attività di perlustrazione si stanno scontrando con una serie di ostacoli ambientali particolarmente severi che rallentano l’operato dei subacquei. Il lago di Vico presenta infatti una profondità massima che sfiora i cinquanta metri, ma il problema principale è rappresentato dalla natura del suo fondale, che risulta fortemente fangoso e melmoso. La combinazione di questi elementi determina una condizione di visibilità vicina allo zero, rendendo le ispezioni visive subacquee estremamente complesse e pericolose per gli stessi operatori. A peggiorare un quadro già di per sé critico si sono messe anche le avverse condizioni meteorologiche delle ultime ore, caratterizzate da forti piogge, raffiche di vento, lampi e fulmini che hanno temporaneamente limitato l’efficacia delle operazioni, senza tuttavia riuscire a fermare la determinazione dei soccorritori impegnati giorno e notte.

Data l’impossibilità di procedere esclusivamente con una ricerca di tipo visivo a causa del fango e del buio dei fondali, le autorità hanno deciso di variare la strategia d’intervento. Come confermato da Nino Andrea Caputo, vicario del Prefetto, è stata avviata una complessa fase strumentale già a poche ore dal primo allarme di sabato sera. Questa metodologia prevede l’utilizzo di dispositivi tecnologici avanzati e sonar capaci di scandagliare le profondità più elevate, trasmettendo immagini e dati tridimensionali della conformazione del fondo. L’obiettivo è individuare anomalie o tracce riconducibili alla presenza dell’uomo per indirizzare i sommozzatori verso punti specifici, ottimizzando i tempi di immersione in un contesto in cui ogni ora trascorsa aumenta l’angoscia delle istituzioni e della famiglia.

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