Vai al contenuto

Primarie campo largo, Conte detta la regola: “Cosa deve fare chi perde”. Poi la stoccata a Meloni

Pubblicato: 12/08/2026 14:33

Giuseppe Conte apre alla prospettiva delle primarie nel centrosinistra, ma mette subito una condizione politica molto chiara: chi partecipa deve poi rispettarne fino in fondo il risultato. Il presidente del Movimento 5 Stelle, intervenendo in collegamento a L’Aria che tira su La7 da Sant’Anna di Stazzema, ha spiegato che una consultazione interna al campo progressista avrebbe senso soltanto se tutte le forze coinvolte fossero disponibili a sostenere il candidato vincente, senza distinguo successivi o tentativi di rimettere in discussione l’esito.

Per Conte, dunque, le primarie non dovrebbero trasformarsi in una resa dei conti tra partiti, ma servire a individuare la figura più competitiva per guidare l’alternativa al centrodestra. “Se affrontiamo la prospettiva delle primarie sarebbe impensabile non sostenere il candidato vincente”, ha affermato. Una regola che, ha precisato, dovrebbe valere tanto per il Movimento 5 Stelle quanto per tutte le altre forze dell’eventuale coalizione.

“Chi perde deve rispettare il risultato”

Conte ha insistito sul fatto che nessun partito potrebbe partecipare alle primarie riservandosi poi la possibilità di non riconoscere il risultato. “Se qualche forza politica non fosse premiata con l’indicazione che ha fatto, ma fosse ‘perdente’ nel quadro delle primarie, dovrebbe comunque assolutamente rispettare il risultato”, ha spiegato.

Il leader del M5S ha quindi escluso che la consultazione debba servire a stabilire quale partito sia più forte degli altri. “Le primarie non servono a far prevalere una forza sull’altra, hanno tutt’altra funzione”, ha sottolineato. L’obiettivo, nella sua impostazione, sarebbe quello di scegliere il candidato o la candidata più competitiva per battere il governo uscente e costruire una leadership condivisa dal campo progressista.

Il passaggio è politicamente rilevante perché tocca uno dei nodi ancora aperti nell’eventuale alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e le altre forze che potrebbero comporre il cosiddetto campo largo. La questione della leadership resta infatti strettamente collegata sia ai rapporti di forza tra i partiti sia alla definizione di un programma comune.

L’obiettivo dichiarato: “Mandare a casa Meloni”

Conte non ha nascosto il fine politico della consultazione. Le primarie, nella sua visione, dovrebbero servire a individuare “il candidato o la candidata più competitiva per battere questo governo uscente e mandare a casa Meloni”.

Il presidente del Movimento 5 Stelle prova così a spostare il confronto dalla semplice competizione interna tra leader alla capacità di costruire una candidatura realmente competitiva alle prossime politiche. Una prospettiva che, però, richiederebbe proprio quel vincolo politico indicato da Conte: una volta scelto il nome attraverso le primarie, tutte le forze dovrebbero sostenerlo senza riaprire la partita.

La stoccata a Meloni sul programma di fine legislatura

Nel corso dello stesso intervento Conte ha poi rivolto una stoccata a Giorgia Meloni, commentando il programma con cui la presidente del Consiglio punta a ripartire dopo la pausa estiva. L’ex premier ha utilizzato un tono ironico per sottolineare come, a suo giudizio, molte delle priorità indicate dal governo arrivino ormai troppo tardi.

Il programma di Meloni al rientro dalla pausa estiva? È un bellissimo programma: far crescere i salari reali, restituire potere d’acquisto ai cittadini, abbassare le tasse”, ha detto Conte. Subito dopo l’affondo: “Andrà realizzato dal prossimo governo”.

Il ragionamento del leader M5S parte dalla considerazione che la legislatura sarebbe ormai entrata nella sua fase conclusiva. “Siamo a scadenza della legislatura”, ha osservato, definendo quelle indicate dalla premier come “bei propositi per il governo che verrà”.

“Speriamo che il prossimo non sia ancora il governo Meloni”

Conte ha quindi completato la battuta con un altro passaggio direttamente rivolto alla presidente del Consiglio: “Speriamo non sia quello di Meloni”. Un modo per trasformare la discussione sulle priorità economiche del governo in un messaggio già proiettato verso la prossima campagna elettorale.

Il confronto tra maggioranza e opposizione si sposta così sempre più apertamente sul terreno della successione politica. Conte da una parte chiede al centrosinistra di definire regole condivise per la leadership, fino alla possibilità delle primarie; dall’altra presenta l’attuale esecutivo come un governo arrivato alla fine del proprio ciclo e sostiene che le promesse su salari, tasse e potere d’acquisto dovranno essere realizzate da un nuovo esecutivo.

La partita, però, resta anzitutto interna al campo progressista. Prima di sfidare Meloni, Pd, M5S e alleati dovranno decidere se ricorrere davvero alle primarie e soprattutto accettare la regola posta da Conte: chi perde sostiene chi vince.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure